Vai al contenuto

Stasera in tv torna l’appuntamento con Passato e Presente 

La dittatura argentina di Videla

Stasera in tv torna l’appuntamento con Passato e Presente

Il 24 marzo 1976, con un colpo di stato militare, il generale Jorge Videla conquista il potere in Argentina e, sospesa la Costituzione, instaura un regime di terrore che colpisce ogni forma di dissenso. A “Passato e Presente”, in onda sabato 23 marzo alle 20.30 su Rai Storia, Paolo Mieli e la professoressa Benedetta Calandra raccontano la dittatura argentina. Oppositori politici, intellettuali e studenti, o semplici simpatizzanti di sinistra vengono sequestrati e fatti sparire senza pietà. I desaparecidos torturati e uccisi durante il regime di Videla saranno più di 30 mila. Le madri degli scomparsi s’incontrano a Plaza de Mayo, nel centro di Buenos Aires, e in breve tempo diventano il principale gruppo di opposizione al regime. Deposto Videla nel 1981 per mano del generale Viola, la dittatura si sfalda definitivamente nel 1983, dopo la sconfitta argentina alle Falkland. Il nuovo presidente, eletto con libere elezioni, Raul Alfonsin, eredita un paese sul lastrico. Anche il percorso della giustizia sarà lungo e tortuoso: i generali condannati per violazione dei diritti umani nei processi degli anni ’80 torneranno in libertà grazie all’indulto voluto dal presidente Menem nel 1989, e bisognerà aspettare il 2003, perché la giustizia riprenda il suo corso.
Il regime che i militari vollero imporre andava oltre un regime d’emergenza post-golpe, né era privo di precise connotazioni politiche, come essi volevano far sembrare (come accadde invece con Pinochet nel Cile). Il collante del regime non era nemmeno solo il conclamato anticomunismo (il Partito Comunista dell’Argentina era tollerato, al fine del mantenimento dei buoni rapporti con l’Unione Sovietica) quanto l’avversione verso le forze democratiche della nazione, considerate nemici del nuovo Stato; l’odio dei militari era diretto principalmente verso i peronisti montoneros, i socialisti, i radicali, i gruppi comunisti extraparlamentari e i pacifisti, ma col tempo si diresse verso chiunque non manifestasse un pieno appoggio alla dittatura.

Autore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Send this to a friend