Rai Cultura dedica uno speciale a Giorgio Gaber. L’appuntamento è stasera, lunedì 5 gennaio alle 19.20 su Rai 5. Il programma fa parte della rassegna “Italiani” e ripercorre la vita dell’artista milanese.
Un artista impossibile da definire
Cantautore, intellettuale, anticonformista. Inoltre, il critico Enzo Golino lo definì “Adorno del Giambellino”. Lui stesso si definiva ironicamente il “Filosofo ignorante”. Tuttavia, Giorgio Gaber sfugge a qualunque etichetta. La sua figura artistica resta unica nel panorama italiano.
Tre generazioni raccontano Gaber
Lo speciale raccoglie le testimonianze di chi lo ha conosciuto. Infatti, intervengono Giorgio Casellato, suo arrangiatore, e Ombretta Colli, compagna di una vita. Inoltre, partecipano la figlia Dalia Gaberscik e il nipote Lorenzo Luporini. A questi si aggiungono Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Gaber, Paolo Rossi e Walter Veltroni.
Dal jazz al rock’n’roll
Gaber si forma con il jazz. Successivamente, suona il rock’n’roll quando in Italia è ancora sconosciuto. Poi, all’apice del successo televisivo, abbandona tutto. La sua scelta è radicale: si dedica al teatro.
La nascita del Teatro-canzone
Nel 1970 arriva la svolta decisiva. Durante una tournée con Mina, viene notato da Paolo Grassi e Giorgio Strehler. I due gli propongono di creare uno spettacolo per il Piccolo di Milano. Nasce così il Teatro-canzone, ispirato ai récital francesi di Jacques Brel.
“Il Signor G” debutta al Teatro San Rocco di Seregno il 28 ottobre 1970. Successivamente, nel gennaio 1971, approda al Piccolo Teatro di via Rovelli. Il genere è nuovo e rivoluzionario per l’Italia.
Il sodalizio con Sandro Luporini
Dietro Gaber c’è una presenza fondamentale. Si tratta di Sandro Luporini, pittore e poeta di Viareggio. I due si conoscono in un bar milanese alla fine degli anni ’50. Nasce un’amicizia profonda e un sodalizio artistico totale. Insieme creano brani memorabili come “Barbera e champagne” e “Io se fossi dio”.
Gli anni ’70: successo e contestazione
Negli anni ’70 Gaber conquista il pubblico, soprattutto quello giovane. I ragazzi del Movimento affollano i suoi spettacoli. Vogliono sapere “che cosa ha da dirci oggi”. Tuttavia, l’idillio finisce con il decennio.
Con “Polli d’allevamento” il pubblico lo contesta. Gaber diventa troppo scomodo anche per i contestatori. Di conseguenza, si prende una pausa di riflessione. Ricomincia nel 1981 con “Anni affollati”.
Il teatro di prosa e gli ultimi anni
Gaber si dedica anche al teatro di prosa. Nella stagione 82/83 recita con Mariangela Melato ne “La storia di Alessandro e Maria”. Successivamente, porta in scena “Parlami d’amore Mariù” (87/88) e “Il Grigio” (88/89).
Inoltre, scrive testi per Ombretta Colli. Nel 1989 mette in scena “Aspettando Godot” con Enzo Jannacci e Paolo Rossi. Nello stesso anno assume la direzione artistica del Teatro Goldoni a Venezia.
L’ultima apparizione
L’ultima volta che Gaber appare in pubblico è nel 2001. Partecipa al programma di Adriano Celentano insieme a Dario Fo, Jannacci, Antonio Albanese e Celentano stesso. I cinque cantano “Ho visto un re”. Gaber è stanco, affaticato dalla malattia. Canta da seduto, ma vuole cantare.
Giorgio Gaber si spegne il 1° gennaio 2003. Sono trascorsi 23 anni dalla sua scomparsa. Tuttavia, il suo lascito artistico e culturale resta vivo.
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