Gli anni di piombo: quando il terrorismo insanguinò l’Italia repubblicana

Gli anni di piombo: quando il terrorismo insanguinò l'Italia repubblicanaIl 12 dicembre 1969 segna uno spartiacque nella storia italiana. Quel giorno, una bomba esplode alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, spezzando per sempre quella che viene definita “l’innocenza” dell’Italia repubblicana. Da quel momento, il Paese precipita in un decennio di violenza terroristica che lascerà cicatrici profonde nella memoria collettiva.

Questa drammatica pagina di storia recente rivive mercoledì 19 novembre alle 21.10 su Rai Storia con il documentario “Gli anni di piombo”, parte della serie “L’Italia della Repubblica” firmata da Clemente Volpini, Davide Savelli e Luca Cambi. Il programma si avvale dell’introduzione di Paolo Mieli e della consulenza di storici di primo piano come Alessandro Orsini, Guido Panvini, Roberto Chiarini, oltre al contributo del giornalista Giovanni Bianconi.

La testimonianza di chi ha vissuto quegli anni

Ospite in studio, intervistato da Michele Astori, sarà il giornalista Ezio Mauro, cronista nella Torino degli anni Settanta e amico del vicedirettore de “La Stampa” Carlo Casalegno, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1977. La sua testimonianza diretta offre uno sguardo prezioso su un’epoca in cui fare giornalismo significava spesso mettere a rischio la propria vita.

L’escalation della violenza

Gli anni di piombo furono caratterizzati da un’escalation continua di violenza. Sigle terroristiche e gruppi eversivi di destra e sinistra misero in discussione con attentati, stragi e omicidi l’intera istituzione repubblicana e gli uomini che la difendevano. I partiti tradizionali non compresero immediatamente la pericolosità delle organizzazioni eversive, che progressivamente innalzarono il livello dello scontro.

Le Brigate Rosse, dopo una prima fase di sequestri di uomini legati alle fabbriche, nel 1974 rapirono il magistrato Mario Sossi, segnando un salto di qualità nella loro strategia. Nello stesso anno, le sigle di estrema destra compirono le prime grandi stragi come quella dell’Italicus e di Piazza della Loggia a Brescia.

Dalla violenza politica all’omicidio mirato

Le trasformazioni successive delle organizzazioni terroristiche portarono alla cosiddetta “lotta armata”, affiancando agli scontri e alle violenze quotidiane la predisposizione sistematica all’omicidio politico. Tra le prime vittime eccellenti ci furono due magistrati nel 1976: Francesco Coco, ucciso dalle Brigate Rosse a Genova, e Vittorio Occorsio, assassinato a Roma da un militante di Ordine Nuovo.

Il culmine: il caso Moro

In un’Italia attraversata da fermento culturale, rivoluzioni del costume, conquiste dei diritti civili e avanzata delle sinistre, il culmine del terrorismo si raggiunse con i drammatici giorni del sequestro e dell’uccisione di Aldo Moro nel 1978. Quell’evento segnò non solo l’apice della strategia terroristica, ma anche un punto di non ritorno per la coscienza democratica del Paese.

Un racconto attraverso le voci dei protagonisti

Il documentario dà voce ai protagonisti dell’epoca attraverso interviste tratte dal repertorio delle teche Rai, filmati originali dei funerali delle vittime delle stragi di Milano e Brescia, e analisi di testimoni e osservatori come Indro Montanelli e Umberto Terracini. Questo approccio permette di restituire non solo i fatti, ma anche il clima emotivo e politico di quegli anni terribili.

“Gli anni di piombo” rappresenta un’occasione importante per riflettere su una stagione che ha segnato profondamente la storia italiana, offrendo agli spettatori gli strumenti per comprendere le radici e le conseguenze di quella violenza che insanguinò la democrazia italiana per oltre un decennio.

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