La radio, madre della televisione italiana: storia di un’eredità che continua

La radio, madre della televisione italiana: storia di un'eredità che continuaQuando pensiamo alla televisione italiana e ai suoi programmi più iconici, raramente ci soffermiamo sulle sue origini. Eppure, prima del piccolo schermo, c’era la radio: il primo vero medium di massa che ha plasmato il linguaggio dell’intrattenimento nel nostro Paese. Un legame profondo che verrà raccontato nella puntata di “Storie della Tv” in onda oggi su Rai 5, un viaggio affascinante tra passato e presente guidato da tre voci d’eccezione.

Quando la radio inventò lo spettacolo moderno

La radio è stata la fucina di talenti, di programmi e di idee che, con l’avvento della televisione, sono stati adattati al nuovo mezzo. Non si trattò semplicemente di un trasloco tecnologico: la radio aveva già inventato il formato del varietà, dell’intrattenimento seriale, della narrazione quotidiana che avrebbe poi caratterizzato la televisione italiana. Conduttori, autori e speaker radiofonici divennero naturalmente i protagonisti della nascente TV, portando con sé un bagaglio di esperienza e creatività già collaudato.

Molti dei volti che hanno fatto la storia della televisione italiana hanno mosso i primi passi davanti a un microfono radiofonico, imparando a costruire un rapporto con il pubblico fatto solo di voce, ritmo e immaginazione. Questa scuola si è rivelata fondamentale per creare quella familiarità e quella capacità di comunicazione diretta che ha reso unici i grandi protagonisti dello spettacolo italiano.

Due mezzi, due anime complementari

Con il diffondersi della Tv, la radio segue nuove strade, crea un rapporto di intimità con gli ascoltatori, mentre la Tv ha un’impostazione sempre più generalista. Invece di soccombere di fronte al nuovo medium visivo, la radio ha saputo reinventarsi, trovando una sua dimensione specifica. Mentre la televisione puntava a raggiungere il pubblico più ampio possibile con programmi adatti a tutta la famiglia, la radio diventava compagna di vita quotidiana, presente nell’automobile durante gli spostamenti, in cucina mentre si preparava da mangiare, sul posto di lavoro.

Questo rapporto più intimo e personale ha permesso alla radio di mantenere una sua identità forte e distintiva, creando un legame quasi confidenziale con chi ascolta. Un dialogo che continua ancora a essere vitale nell’era digitale, dove la radio ha trovato nuovi spazi attraverso podcast e streaming.

Un racconto televisivo sulla radio

La radio è la protagonista della puntata di “Storie della Tv”, il programma sui personaggi e sui programmi che hanno reso unica la televisione italiana, raccontata da Aldo Grasso e dai suoi testimoni, in onda oggi alle 18.25 su Rai 5. La puntata, firmata da Roberto Fagiolo, rappresenta un omaggio al medium che ha reso possibile la nascita della televisione così come la conosciamo.

A fare da guida in questo viaggio sono tre protagonisti che incarnano perfettamente il legame tra radio e televisione: Fiorello, conduttore e autore di format di successo per entrambi i mezzi Rai, rappresenta quella generazione di artisti capaci di eccellere sia davanti al microfono che davanti alla telecamera. La sua carriera è la dimostrazione vivente di come i due linguaggi possano alimentarsi reciprocamente, creando uno stile unico e riconoscibile.

Ema Stokholma, conduttrice di “Happy Family” sia in radio che in televisione, rappresenta invece la nuova generazione di comunicatori cross-mediali, per i quali il confine tra i due mezzi è sempre più fluido. La sua presenza testimonia come il dialogo tra radio e TV continui a essere fertile e creativo anche nell’era dei social media e dello streaming.

Completa il trio Andrea Sangiovanni, storico e autore del saggio “Radio days” sulla storia di un secolo di radio italiana, che porta lo sguardo dello studioso capace di contestualizzare e spiegare l’evoluzione di questo straordinario mezzo di comunicazione.

Un’eredità che continua

“Storie della Tv” è un programma di Enrico Salvatori e Fabrizio Marini, con la consulenza di Aldo Grasso, produttore esecutivo Emanuela Capo e regia di Eva Frerè e Matteo Bardelli. La scelta di dedicare una puntata alla radio all’interno di un programma sulla televisione sottolinea quanto le radici del piccolo schermo affondino nel medium radiofonico.

Ancora a distanza di decenni dalla nascita della televisione, la radio continua a essere un laboratorio di sperimentazione e di talenti. Molti dei conduttori televisivi di successo continuano a mantenere programmi radiofonici, riconoscendo in quel medium una palestra unica per affinare il proprio stile e mantenere un contatto diretto con il pubblico. La radio, insomma, non è solo la madre della televisione italiana, ma continua a essere sua compagna di strada, in un dialogo che arricchisce entrambi i mezzi e, soprattutto, il pubblico che ne fruisce.

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