Recensione: “Racconti di un aspirante Esopo”, il libro che insegna la tolleranza meglio di mille prediche (parola di un credente)

Recensione: "Racconti di un aspirante Esopo", il libro che insegna la tolleranza meglio di mille prediche (parola di un credente)Racconti di un aspirante Esopo Edizioni Creativa 2025.

Appena ho dato un’occhiata al contenuto di questa raccolta di racconti, mi sono detto: «No, io questo libro non lo recensisco.» Non lo recensisco perché sono Cattolico praticante e su certi argomenti – pure se attuali e scottanti – non sono d’accordo. Dunque, come faccio? Cosa scrivo?

Ma poi mi sono anche detto che non era giusto. Che pure se in disaccordo qualcosa da dire avrei potuto e dovuto trovarla.

«E poi» mi sono detto, «io sono Cattolico, ma non bigotto. E men che meno un baciapile. Io sono uno che vive e lascia vivere, ma anche uno che lascia vivere e vive.»

Così, me lo sono letto tutto, sentendomi un po’ come mi sentivo da bambino, quando leggevo le favole per ragazzi e mi bevevo tutto con la curiosità propria dei piccoli. E leggendolo, ammirando la genialità delle storie narrate, mi è venuto di fare un accostamento per niente affatto peregrino, a mio modo di vedere.

Il libro Cuore di Edmondo De Amicis.

Ho sempre considerato questo libro una specie di manuale di comportamento. Leggendolo, mi sono sempre detto: «Se tutti, o almeno la stragrande maggioranza delle persone, si comportasse come nel libro, il Mondo sarebbe un posto migliore. Sì, c’è il cattivo Franti, ma è poca cosa nell’economia del romanzo. Un romanzo che parla, al di là dell’enfasi d’epoca, anche e soprattutto di rispetto.

Rispetto reciproco.

Ed eccolo qui, il punto in comune. Anche la raccolta di racconti in questione parla di rispetto. Rispetto delle diversità; rispetto delle idee; rispetto della persona. Molti di questi problemi sono nuovi, le persone non sono abituate a dibatterli e per giunta ognuno di noi è schiavo delle proprie idee, dei propri preconcetti.

Ma proprio perché sono Cattolico, mi sono detto, devo essere tollerante. Se esiste un Dio, come io credo che esista, sarà Lui a decidere, a giudicare. Noi possiamo solo portare la nostra testimonianza e fermarci lì. Nessuno deve sdraiarsi sui binari di una ferrovia, per impedire che certe idee, che certe esigenze, vengano portate avanti.

In questo senso va letta la raccolta di racconti. Narrata con linguaggio semplice, adatto ai bambini, ci insegna senza gridare o andare oltre le righe, che essere tolleranti si può. Che capire l’altrui punto di vista si può e si deve. Che nessuno può erigersi a portatore di una verità universale, che tutti devono farsi andare bene.

È una testimonianza, questa raccolta di racconti.

Il linguaggio utilizzato la rende alla portata di chiunque. Gli episodi narrati, nella loro semplicità, prendono il lettore per mano e lo conducono a esplorare certi concetti in maniera esemplare.

Terra terra, come si dice noi in Maremma.

Li ho letti tutti d’un fiato – tornando a tratti addirittura bambino – questi racconti. E forse è stato questo riandare indietro nel tempo, quando la tua anima è pura e sgombra, è stato questo che me li ha fatti apprezzare ancora di più. In fondo, non è la vita che ci condiziona?

Non sono gli anni che passano, con le loro vicissitudini, i problemi che portano, le persone che ci fanno incontrare, non sono loro che alla fine plasmano e condizionano il nostro Io?

Un Io a un certo punto incapace di leggere un libro come questo, e inquadrarlo nella sua giusta dimensione, nel suo vero ruolo.

E invece andrebbe letto proprio così: un manuale di tolleranza e rispetto delle idee altrui e delle altrui diversità. Qualcosa che insegni ad accettarle, senza farne un dramma o una questione personale di vita o di morte. Senza erigersi, proprio noi, a giudici dei comportamenti altrui, a censori delle altrui vite.

Ecco, piano piano, a mano a mano che andavo avanti nelle storie, queste riflessioni mi nascevano in mente, prima come embrione e poi come idea compiuta. Un’idea che cercava solo di essere messa per iscritto.

Da qui il paragone con il libro “Cuore”.

Se tutti potessero leggere e interpretare questi racconti nel loro giusto verso, se potessero trarne indicazioni e motivi di accettazione della diversità, il Mondo sarebbe davvero un posto migliore.

E invece temo non accadrà, perché è più facile puntare l’indice e giudicare che mettersi, ma mettersi veramente, nei panni altrui.

Non giudicate o sarete giudicati.

Disse Gesù ai suoi Discepoli.

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