Data, orario e luogo: il rito va in scena a Roma
Un solo giorno in calendario.
Domenica 25 gennaio 2026, alle ore 18.00, Roma ospita uno spettacolo attesissimo.
Sul palco dello Spazio Rossellini, nell’ambito del progetto “Spazio Solo”, arriva “La morte ovvero il pranzo della domenica”.
Lo firma la Compagnia Diaghilev – Dammacco/Balivo, ormai riferimento del teatro contemporaneo italiano.
Lo spettacolo dura circa un’ora.
È un tempo breve, ma sufficiente a scardinare uno dei tabù più ingombranti della nostra cultura.
Per l’acquisto dei biglietti è già attiva la prevendita su TicketOne.
Una figlia, due genitori ultranovantenni e il pranzo della domenica
Al centro della scena c’è una donna non più giovane.
Ogni domenica torna a casa per il pranzo con i genitori ultranovantenni.
Questi genitori sono lucidi, affettuosi, ancora autonomi.
Eppure parlano solo di una cosa: la morte che si avvicina.
Così il pranzo domenicale diventa un rito sospeso.
Un momento tenero e comico, attraversato da domande sull’ignoto.
I due anziani finiscono per rappresentare tutti i padri e tutte le madri.
In loro si specchiano anche i figli che assistono, impotenti, alla fine di una stagione.
La morte come tabù: tra ironia, leggerezza e commozione
In scena non c’è compiacimento macabro.
C’è invece una raffinata dissacrazione, sempre sorretta da una grande delicatezza.
La morte appare, scompare, viene evocata con ironia sottile.
Il testo alterna leggerezza e profondità, senza mai perdere umanità.
Il pranzo della domenica diventa l’ultima frontiera dei legami familiari.
Un luogo dove si celebra la vita, proprio mentre si parla della sua fine.
Lo spettacolo invita il pubblico a guardare la morte senza filtri retorici.
E, allo stesso tempo, a cogliere la bellezza segreta dei rapporti tra genitori e figli.
Serena Balivo, Premio Ubu, dà volto a una storia universale
Sul palco troviamo Serena Balivo, attrice tra le più premiate della sua generazione.
È Premio Ubu 2017 come miglior attrice under 35 e vincitrice del Premio Ivo Chiesa.
Qui interpreta la figlia, sola in scena ma circondata da presenze fortissime.
I genitori non compaiono fisicamente, eppure riempiono lo spazio con racconti e ricordi.
Balivo lavora su voce, corpo e ritmo con grande precisione.
Ogni gesto è essenziale, ogni pausa aggiunge significato.
Il personaggio parla di sé, ma parla anche per noi.
Rende condivisibile una condizione intima e spesso taciuta.
La drammaturgia di Mariano Dammacco e la forza dello spazio scenico
Testo, regia, spazio, luci portano la firma di Mariano Dammacco.
L’autore è Premio Ubu 2020-2021 per “Spezzato è il cuore della bellezza”.
“La morte ovvero il pranzo della domenica” è finalista al Premio Ubu 2024.
Rientra nella categoria Nuovo testo italiano / scrittura drammaturgica.
La scena è essenziale.
Pochi oggetti, luci precise, movimenti misurati.
Tuttavia, proprio questa sobrietà libera la fantasia dello spettatore.
Parole, gesti e cose trasformano il quotidiano in materia poetica.
Le musiche originali di Marcello Gori e la consulenza luci di Vincent Longuemare amplificano le emozioni.
Gli oggetti di scena di Andrea Bulgarelli e Falegnameria Scheggia completano il quadro visivo.
Un teatro d’autore, ma popolare e accessibile
Il lavoro di Dammacco/Balivo punta a un teatro d’arte e d’autore.
Ma resta sempre chiaro, narrativo, accessibile a pubblici diversi.
La loro ricerca poggia sull’attore e sulle drammaturgie originali.
Ogni spettacolo unisce racconto, ironia e riflessione sociale.
Insieme hanno firmato titoli diventati riferimento nel teatro contemporaneo.
Tra questi: “Esilio”, “La buona educazione”, “Spezzato è il cuore della bellezza”, “Danzando con il mostro”.
I testi sono raccolti nel volume “Danzando con l’umano. Cinque drammaturgie di Mariano Dammacco”.
Il libro è curato da Sergio Lo Gatto e Debora Pietrobono, con apparati critici di Gerardo Guccini.
“La morte ovvero il pranzo della domenica” si inserisce quindi in un percorso coerente.
Un percorso dove il teatro diventa uno specchio, a volte ironico, dei nostri nodi più profondi.
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