Un Verdi da brivido: alla Fenice arrivano gli spettri di “Simon Boccanegra”
Dal 23 gennaio al 14 febbraio il Teatro La Fenice di Venezia si trasforma.
Sul palcoscenico prende forma un Simon Boccanegra cupo, visionario, profondamente politico.
La regia è di Luca Micheletti, attore, baritono e regista tra i più interessanti della scena italiana.
Per la prima volta affronta questo titolo verdiano come regista.
Lo fa con un’idea forte.
Il mondo di Boccanegra diventa una città di cemento, memoria e fantasmi.
Muri di cemento e stanza della memoria: il concept visivo
La scena è firmata da Leila Fteita.
Sul palco dominano muri di cemento e un mare solo suggerito, dipinto in filigrana.
Al centro c’è una “stanza della memoria”.
Qui avvengono apparizioni, ritorni di traumi, epifanie di un passato mai risolto.
Secondo Micheletti, tutto è insieme concreto e metafisico.
Ogni ambiente ha un doppio livello: politico, ma anche profondamente emotivo.
I costumi di Anna Biagiotti dialogano con questo universo grigio e interiore.
Il light design di Giuseppe Di Iorio scolpisce gli spettri nel buio della scena.
Per chi ama l’opera, il risultato promette un impatto visivo potente.
Per chi cerca teatro contemporaneo, l’estetica è subito riconoscibile e attuale.
Un Simon Boccanegra “ibseniano”: dramma politico e fantasmi privati
Micheletti immagina un Simon quasi “ibseniano”.
Il modello è il dramma borghese e simbolista dell’Ottocento.
Le rivoluzioni del potere nascono da ferite private.
Il potere stesso appare come un corpo malato, attraversato da colpe e lutti.
Il regista parla di un mondo popolato da spettri.
Sono fantasmi del passato, ma anche veri “scheletri nell’armadio”.
In questo modo l’opera di Giuseppe Verdi diventa un grande thriller politico.
Ogni personaggio porta in scena un segreto, una perdita, una colpa.
È una lettura ideale per il pubblico di oggi.
Parla di potere, memoria e responsabilità, con una lingua scenica molto diretta.
Cast di altissimo livello e direzione di Renato Palumbo
La nuova produzione è affidata alla bacchetta di Renato Palumbo.
La sua esperienza con il repertorio verdiano garantisce tensione e chiarezza drammaturgica.
Nel ruolo di Simon Boccanegra si alternano Luca Salsi e Simone Piazzola.
Due baritoni di grande carisma e forte presenza scenica.
Francesca Dotto è Maria Boccanegra, figura centrale nel cuore del dramma.
Porta in scena fragilità, ma anche una forza luminosa.
Alex Esposito interpreta Jacopo Fiesco, antagonista e padre dolente.
Francesco Meli è Gabriele Adorno, voce eroica e impetuosa.
Completano il cast Simone Alberghini e Alberto Comes.
Sono Paolo Albiani e Pietro, ingranaggi decisivi nella macchina del potere.
Per dettagli su cast, date e turni è disponibile la pagina ufficiale.
Basta consultare il Simon Boccanegra alla Fenice.
Chi è Luca Micheletti, il regista che porta gli spettri in scena
Luca Micheletti nasce nel teatro di prosa.
Dirige la compagnia “I Guitti” di Brescia e lavora con i principali teatri italiani.
Colleziona riconoscimenti importanti.
Tra questi il Premio Ubu nel 2011, il Pirandello nel 2015 e il Premio Enriquez nel 2024.
Parallelamente debutta come baritono d’opera.
Arriva nei maggiori teatri internazionali, dalla Scala al Covent Garden.
Canta anche al MET di New York, al Reál, fino ai teatri di Tokyo e Sydney.
Lavora con direttori come Riccardo Muti, Zubin Mehta, Myung-Whun Chung, Daniele Gatti.
Come regista lirico firma titoli diversi.
Da Carmen di Bizet a Scene dal Faust di Schumann, fino a Histoire du soldat di Stravinskij.
Dirige anche La serva padrona / Trouble in Tahiti e La vedova allegra al Carlo Felice di Genova.
Nel 2024 cura la prima mondiale de L’ultimo viaggio di Sindbad all’Opera di Roma.
Ha realizzato anche un film su La traviata, girato al Teatro Olimpico di Sabbioneta.
Tra i prossimi impegni come cantante, spiccano Macbeth al Regio di Torino e Don Giovanni a Tokyo.
Perché questo “Simon Boccanegra” è un appuntamento da segnare in agenda
Questo allestimento unisce grande tradizione verdiana e sguardo registico contemporaneo.
È pensato per chi ama l’opera, ma anche per chi segue il nuovo teatro di regia.
La collocazione nella stagione 2025-26 lo rende uno degli eventi chiave alla Fenice.
Per orientarsi nella programmazione, può essere utile consultare la stagione lirica del Teatro La Fenice di Venezia.
Le date di Simon Boccanegra coprono quasi un mese di repliche.
Questo facilita il pubblico che arriva da fuori città, anche per un weekend culturale a Venezia.
I posti migliori andranno però esauriti rapidamente.
Gli appassionati di Verdi e di regia contemporanea sono già in allerta.
L’incontro tra la scrittura di Verdi e l’estetica di Micheletti promette scintille.
E trasforma il Doge di Genova in uno dei titoli più attesi dell’inverno veneziano.
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