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Stasera in TV: Paradisi da salvare. Il Santuario di Umphang

Stasera in TV: Paradisi da salvare. Il Santuario di Umphang Fortunatamente, la biodiversità di questi parchi nazionali è in ottime condizioni, tutelata non solo da nutrite compagini di guardiani, ma anche da scienziati e giovani volontari che scendono in campo lavorando tutti insieme. Un segnale di speranza, per questa splendida foresta arroccata sulle montagne, lontana dall’uomo e la sua avidità.Il Santuario di Umphang è la meta del viaggio fra i “Paradisi da salvare”, in onda domenica 10 settembre alle 21.15 in prima visione su Rai 5. Sul confine fra Tailandia e Birmania c’è una regione montuosa coperta da una fitta foresta. Al suo interno, l’enorme cascata di Thi Lo Su è il biglietto da visita di uno dei parchi protetti più importanti del Paese: il Santuario di Umphang. La biodiversità che racchiude lo rende una sorta di Arca di Noè asiatica dove vivono numerose specie di fauna selvaggia, di cui 28 a rischio di estinzione.

Alberi secolari e piante da frutto garantiscono a molti animali una fonte sicura di cibo, anche nei mesi di siccità, quando il calore soffoca ogni forma di vita. Fra le piante più apprezzate dalla flora locale c’è il fico strangolatore che, a dispetto del nome, si rivela una risorsa straordinaria per vari tipi di uccelli. Tra questi i buceri smerlati, una specie molto rara che ha un modo singolare di proteggere le uova dai predatori: dopo averle deposte, il maschio barrica la femmina all’interno del nido, nutrendola con le prede che lui stesso le passa attraverso una piccola fessura. Meno possessivo, ma comunque territoriale, è il gibbone dalle mani bianche. Eccezionale acrobata, è famoso per la sofisticata varietà delle vocalizzazioni con cui si esprime e che esegue anche in coppia per allontanare i rivali. E poi c’è il minuscolo pipistrello asiatico, abitante delle rupi calcaree, grande consumatore di frutta, che mangia di notte mentre compie un magico balletto. La ricchezza di questo ambiente permette anche la presenza degli elefanti asiatici. Sono gli architetti della foresta: eliminano le piante che invadono il sottobosco e favoriscono la crescita dell’erba, necessaria ai piccoli erbivori. Per quanto questa specie sia considerata sacra, è stata a lungo impiegata dall’uomo nel lavoro dei campi o per il trasporto di legna. Ogni elefante vive in sintonia con il suo custode, che se ne prende cura. Uno dei custodi racconta l’incredibile saggezza di questi animali, capaci di riconoscere nella foresta le piante necessarie alla loro salute. Molte delle quali utili anche all’uomo, come l’albero di tamarindo. Una saggezza che tuttavia rischia di andare persa. Oggi si contano solamente 4000 pachidermi, metà dei quali in natura, messi in difficoltà dall’agricoltura intensiva. Pur essendo una terra di eccezionale biodiversità, il Sud Est asiatico è la prima regione al mondo per il numero di specie vulnerabili. Elefanti, buceri, gibboni, tigri, rischiano di scomparire non solo a causa del bracconaggio, ma anche per l’aumento di piantagioni di gomma e di olio di palma, che hanno invaso il loro habitat forestale.

Fortunatamente, la biodiversità di questi parchi nazionali è in ottime condizioni, tutelata non solo da nutrite compagini di guardiani, ma anche da scienziati e giovani volontari che scendono in campo lavorando tutti insieme. Un segnale di speranza, per questa splendida foresta arroccata sulle montagne, lontana dall’uomo e la sua avidità.

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