“Animali in bottiglia”: svelato a Parma il trucco geniale nascosto da tre secoli

“Animali in bottiglia”: svelato a Parma il trucco geniale nascosto da tre secoliIl mistero settecentesco degli “animali in bottiglia” finalmente risolto

Parma, 10 gennaio 2025. Dopo quasi tre secoli di domande, il mistero degli “animali in bottiglia” è finalmente risolto.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Museologia scientifica” chiarisce il caso della collezione tassidermica di padre Jean Baptiste Fourcault.

Si tratta di una delle raccolte più curiose del Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma – MUST.

Gli esemplari sono piccoli uccelli tassidermizzati, chiusi in ampolle di vetro scenografiche e perfettamente conservati.

Apparentemente impossibili da inserire in quei contenitori, hanno alimentato per generazioni ipotesi, racconti e leggende.

Chi ha svelato il segreto delle campane di Fourcault

Lo studio porta la firma di un team tutto parmense.

Ne sono autori Davide Persico, direttore scientifico del MUST e docente di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale.

Con lui lavorano Maria Amarante, della U.O. Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico, e Antonella Volta, del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie.

Fa parte del gruppo anche la laureanda Alice Giovagnoni, coinvolta nelle analisi più recenti.

Insieme hanno affrontato un interrogativo aperto dalla seconda metà del Settecento.

Ampolle su misura e animali più grandi del collo

La collezione è ciò che resta del Gabinetto ornitologico di padre Fourcault, frate dell’Ordine dei Minimi.

Le ampolle di vetro furono realizzate appositamente per la collezione, con forme uniche e grande cura estetica.

Ognuna presenta un’unica imboccatura, sigillata, apparentemente troppo stretta per far passare gli animali.

Gli uccelli, però, sono chiaramente più grandi del foro visibile.

Accanto a loro compaiono elementi scenografici, come supporti in legno e piccoli oggetti di contesto.

Per decenni la domanda è stata sempre la stessa.

Come hanno fatto corpi e oggetti a entrare nelle ampolle, senza rompere nulla e senza deformazioni evidenti?

Radiografie e TAC entrano nelle campane di vetro

La svolta è arrivata grazie a metodologie di indagine moderne.

Gli studiosi hanno utilizzato radiografie e tomografie assiali computerizzate, applicate direttamente alle ampolle.

Inoltre, hanno analizzato alcuni esemplari conservati in teche non originali, quindi più accessibili.

Le immagini hanno rivelato struttura interna, materiali e modalità di assemblaggio degli oggetti.

Così si è aperta una finestra tecnica sul laboratorio di padre Fourcault.

Il trucco del colletto di vetro e dell’apertura “fantasma”

Il risultato delle indagini è sorprendente e quasi teatrale.

Quello che sembrava il foro d’ingresso non era l’apertura reale delle ampolle.

Fourcault aveva infatti sovrapposto un colletto di vetro all’imboccatura autentica, molto più ampia.

Il colletto era fissato sfruttando gli elementi in legno del tappo.

L’apertura reale risultava in media larga il triplo di quella visibile dall’esterno.

Permetteva quindi il passaggio del cranio degli animali e di altri elementi rigidi.

Gli oggetti in legno, invece, erano formati da più parti, assemblate solo dopo l’inserimento.

Corpi compressi e illusioni perfette per il visitatore

Il corpo degli animali veniva preparato per essere compresso e introdotto nell’ampolla più agevolmente.

Successivamente veniva modellato, fino a restituire una forma realistica e armoniosa.

Fourcault nascondeva ogni traccia dell’inganno con grande cura estetica.

La giunzione tra colletto e apertura reale veniva mimetizzata con eleganti cordicelle, avvolte tutto intorno.

Allo stesso modo, le linee di unione degli oggetti in legno venivano coperte da carte decorate.

L’insieme restituiva un’illusione totale.

Per chi osservava, tutto sembrava montato dall’esterno, attraverso un foro minuscolo e impenetrabile.

Oggetti scientifici, ma anche opere d’arte museale

Nella conclusione dello studio emerge un aspetto decisivo, anche per la storia della museologia.

Le “campane di Fourcault” non sono solo un sofisticato esperimento di conservazione tassidermica.

Sono anche opere museali pensate come oggetti artistici unici, capaci di stupire e ingannare l’osservatore.

C’è una precisa volontà scenografica, che dialoga con la scienza e con la curiosità del pubblico.

Così il confine tra laboratorio naturalistico e wunderkammer si fa sottile.

Il MUST di Parma, un museo nuovo tra storia e natura

Il Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma è stato inaugurato a fine ottobre 2025.

Nasce dalla riqualificazione del precedente Museo di Storia Naturale dell’Ateneo, ora raccolto in un’unica sede.

Si tratta di un percorso accessibile e senza precedenti in Italia, interamente dedicato alla storia del sapere naturalistico.

Il MUST racconta, lungo una linea del tempo, l’evoluzione scientifica, tecnologica, storica ed estetica delle collezioni.

Non propone una semplice rivoluzione espositiva, ma una vera evoluzione immersiva e sensoriale.

Attraverso apparati multimediali e allestimenti evocativi, mostra come sia cambiata la visione della natura nei secoli.

Il museo intreccia storiografia e mondo naturale, offrendo anche uno spazio attivo per la ricerca scientifica e antropologica.

Riapre dopo la pausa natalizia dal 3 febbraio, con orari settimanali differenziati tra feriali e sabato.

Tutte le informazioni aggiornate su orari, biglietti e attività sono disponibili sul sito ufficiale del MUST.

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