Recensione: “Ferite & Feritoie”, dopo trent’anni torna Paolo Capodacqua, con un disco intimo e “letterario”

Recensione: "Ferite & Feritoie", dopo trent'anni torna Paolo Capodacqua, con un disco intimo e "letterario"La canzone d’amore non è morta, lo dimostra “Ferite & Feritoie”, il nuovo lavoro di Paolo Capodacqua.

I riferimenti sono tantissimi, partendo ovviamente da Claudio Lolli, scomparso da meno di due anni, di cui Capodacqua è stato storico collaboratore. Ma ci sono evidenti influenze di altri cantautori, a partire da De André, di cui Capodacqua ricalca lo stile narrativo e in parte il timbro vocale, ma riecheggiano fortemente anche Guccini, di cui l’artista ripropone L’albero ed io, bonus track di Ferite & Feritoie e anche De Gregori. In alcuni passaggi di chitarra, sebbene con grande discrezione, appaiono suggestioni prog rock.

Altrettanto presenti sono le contaminazioni, in primo luogo delle sonorità latine, che culminano nella splendida Gli occhi neri di Julia Cortez, dedicata alla tenerissima figura della maestrina, l’ultima con cui ha comunicato Che Guevara prima della sua esecuzione. Talvolta poi, come ne Il ladro, sembra comparire addirittura Paolo Conte, a conferma di una mente aperta a forme artistiche diverse ma, incredibilmente, complementari.

L’impegno dell’autore si sostanzia anche con il pezzo dedicato al giudice-eroe Giovanni Falcone, nel pezzo Per questo mi chiamo Giovanni, ispirata al libro omonimo di Luigi Garlando. Ma sono tanti i riferimenti letterari: ne  Il mare di Milano, suggerita dal romanzo di Ugo Riccarelli (Il dolore perfetto) o l’Antoine De Saint-Exupèry di Canto dell’aviatore e Rosafiore.

Ferite & Feritoie è un taglio nella tela, un unico taglio nell’anima inteso come punto di vista ambivalente ed empatico per tracciare una humanae historiae che, con lucidità e commovente poesia, ci narra dell’Olocausto (I nidi degli uccelli), di naufraghi della vita e di passaggi esistenziali, di aviatori, segreti amanti e ladri improbabili. Un disco percorso da invenzioni melodiche accattivanti sulle quali si innesta una lingua raffinata e colta, degna della migliore tradizione della Canzone d’autore italiana. Il tutto cucito dai sapienti arrangiamenti del M° Giuseppe Morgante.

Come, del resto, ha dichiarato lo stesso autore:

Mi intrigava molto la similitudine e la sovrapposizione tra le ferite e le feritoie. Le ferite sembrano feritoie dell’anima; dalle ferite (vere o virtuali) si può tornare a guardare il mondo come da una feritoia. Allo stesso tempo, però, ho provato ad immaginare l’occhio dell’ “altro” che improvvisamente occupa lo spazio visivo del nostro occhio mentre osserviamo dalla feritoia. L’occhio dell’Altro può arrivare come un atto d’accusa o come una rimembranza, a farci mettere in discussione tutto il nostro il nostro vissuto e le nostre convinzioni. In questo disco succede che la prospettiva della feritoia venga ribaltata e che siano quelli senza più voce a raccontarci la loro verità, le loro ferite: la bambina dei lager, il Che nella solitudine degli ultimi giorni, il giudice Falcone, i migranti senza nome naufragati nelle nostre città, ma anche il mistero di Saint-Exupery e del suo Petit Prince.

Da sottolineare, inoltre, come Ferite & Feritoie non sia solo lavoro d’artista, bensì anche di un sostegno “dal basso”: è stato infatti attivato con successo un crowdfunding che ha permesso a tanti appassionati di sostenere finanziariamente il progetto, fino alla pubblicazione ad opera di Storiedinote.fr.

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