AKA, il nuovo disco di Luca Sguera: una voce collettiva e libera

“La musica degli AKA è collettiva e tutti partecipano; non vi è una gerarchia apparente nella distribuzione delle parti; ogni individuo sembra godere di una completa libertà; le voci crescono in tutte le direzioni”. Sono le parole dello studioso Simha Arom nel suo volume sui pigmei AKA: il pianista Luca Sguera le ha volute inserire nelle note di copertina del suo primo disco, intitolato AKA, in uscita a febbraio per Auand Records con la produzione di Dan Kinzelman. In quelle parole c’è molto della cifra stilistica della squadra messa insieme da Sguera: Francesco Panconesi al sax tenore, Alessandro Mazzieri al basso elettrico e Carmine Casciello alla batteria.

Tra brani brevissimi ed esecuzioni-fiume, l’album si immerge nell’improvvisazione collettiva e mette in circolo un sound spesso angolare, dove svolte inattese e impennate repentine si alternano a una calma quieta, quasi assaporata. La chiave può essere trovata in una delle tracce più brevi, “And we found ourselves talking machine language”, soprattutto per «un’esplorazione – spiega Sguera – dei (dis)equilibri ritmici e armonici del quartetto, che risulta in una tensione caratterizzata dal contrappunto di linee melodico/ritmiche. Un approccio che abbiamo sviluppato durante le prove e a cui mi sono ispirato nella scelta del nome del progetto».

È stato fra le aule di Siena Jazz che i quattro musicisti hanno capito di avere un’affinità immediata, come racconta il pianista: «Alessandro è un musicista molto versatile, capace di passare in modo naturale dal ruolo tradizionale di bassista a quello di pittore di tessiture timbriche attraverso l’utilizzo dell’elettronica, sempre con una forte propensione verso la melodia. Carmine sa fondere tecnica strumentale e visione estetica in un suono unico e caratterizzante. Francesco ha sviluppato negli ultimi anni un approccio allo strumento che definirei minimale e che, unito ad un suono caldo e stratificato, lo rende unico e sempre molto personale nell’ambito del jazz contemporaneo».

Ed è sempre a Siena Jazz che è nato questo disco, quasi a sorpresa. «È stata fondamentale la collaborazione con Dan Kinzelman, che dopo averci sentito suonare dal vivo ha deciso di co-produrre una nostra registrazione, avvenuta a gennaio 2018 all’interno delle aule di Siena Jazz, dove lui insegna. Ho deciso di sfruttare il tempo a nostra disposizione in studio per registrare le composizioni che avevo scritto per AKA e che avevamo provato e suonato dal vivo nei mesi precedenti, ma anche improvvisazioni libere, con l’idea di documentare l’anima più libera e primitiva del gruppo».

AKA ha così la doppia valenza di un disco aperto alle interpretazioni, come l’acronimo inglese A.K.A. (“Also Known As”), e di inno alla libertà collettiva. Come conclude la citazione di Arom sui pigmei AKA nelle note di copertina, “l’aspetto che più colpisce di quella musica è proprio questo: una dialettica simultanea tra rigore e libertà, tra contesto musicale e margine di libera iniziativa all’interno del quale gli individui possono muoversi”.

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