“In nome del padre”: primo capitolo sulla famiglia

Mario Perrotta veste i panni di tre uomini diversi e dedica ai padri il primo capitolo di una trilogia sulla famiglia contemporanea. Il testo, interamente scritto e diretto da Perrotta, nasce da un intenso confronto con lo psicanalista Massimo Recalcati, che alle relazioni familiari ha dedicato gran parte del suo lavoro.

«Padre è una parola che riempie il mio quotidiano di nuove sfide e preoccupazioni. Ho bisogno di ragionarci attraverso gli strumenti del teatro che riconosco miei, per inchiodare al muro i padri sbagliati che vorrei evitare di essere», scrive Perrotta nelle note di regia.
Usando ironia e sarcasmo «per esorcizzare queste mie paure», Perrotta mette in scena In nome del padre, in prima nazionale, al Teatro Studio Melato, dal 17 al 22 dicembre.

«Nel corpo di un solo attore, tre padri diversissimi tra loro per estrazione sociale, provenienza geografica, condizione lavorativa. Sulla scena li sorprendiamo ridicoli, in piena crisi di fronte al “mestiere più difficile del mondo”. I figli adolescenti sono gli interlocutori disconnessi di altrettanti dialoghi mancati, l’orizzonte comune dei tre padri che, a forza di sbattere i denti sullo stesso muro, si ritrovano nudi, con le labbra rotte, circondati dal silenzio. E forse proprio nel silenzio potranno trovare cittadinanza le ragioni dei figli.» Mario Perrotta

«Il nostro tempo è il tempo dell’evaporazione del padre e di tutti i suoi simboli. Ogni esercizio dell’autorità è vissuto con sospetto e bandito come sopruso ingiustificato. I padri smarriti si confondono coi figli: giocano agli stessi giochi, parlano lo stesso linguaggio, si vestono allo stesso modo. La differenza simbolica tra le generazioni collassa. Trovare una nuova lingua per i padri è una necessità sempre più impellente se si vuole evitare l’indistinzione confusiva tra le generazioni e la morte di ogni discorso educativo o, peggio ancora, il richiamo nostalgico al tempo perduto dell’autoritarismo patriarcale». Massimo Recalcati

Rispondi