Recensione: Asbury Park, il rock ci salverà, anche dal razzismo

In programmazione solo il 22, 23 e 24 maggio 2019

Il film ci consente di rivivere la storia tormentata ed emozionante di Asbury Park, fucina di talenti per il rock e il soul, e il racconto di come la musica abbia il potere di unire anche una comunità divisa.  Un tempo rinomata stazione balneare, nell’estate del 1970 Asbury Park fu travolta dalle rivolte razziali che paralizzarono la città per i successivi 45 anni, trascinandola sull’orlo del baratro e riducendola in uno stato di totale degrado urbano. In una Asbury letteralmente divisa in due, la rivolta distrusse la leggendaria scena jazz e blues del westside. Ma dalle ceneri della città in fiamme, emerse l’iconico suono del Jersey.

Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock and Roll riesce nell’intento di mescolare sapientemente musica, politica (nel senso nobile del termine), storia contemporanea e persino toccare alcuni concetti di postmodernità. Ma naturalmente è il rock a farla da padrone e le interviste ai protagonisti si mescolano a performance di livello.

Il docu-film riporta infatti al leggendario UPSTAGE, il club psichedelico famoso per gli ‘after hours’, dove iniziarono a suonare, i suoi figli nativi: Steven Van Zandt, Southside Johnny Lyon, David Sancious e Bruce Springsteen, che proprio nella cittadina costiera del New Jersey ha cominciato la sua straordinaria carriera musicale. Rimasto chiuso per oltre 45 anni, l’Upstage rappresenta una perfetta sintesi di quel Club, vero crocevia per i giovani talenti.

Inutile nascondere l’emozione che Asbury Park: Lotta, Redenzione, Rock and Roll riesce a suscitare: se il piatto forte sono le immagini di un giovanissimo Boss, non meno avvincente è ascoltare la voce dei protagonisti mentre raccontano la divisione di Asbury park tra il “bianco” East Side e il “nero” West Side, vera e propria segregazione all’interno degli Stati Uniti, capace di protrarsi sin fino agli anni 70 e che trova come unico contrasto la capacità della musica di diventare strumento universale di fratellanza e condivisione.

Asbury Park è la metafora di un mondo capace di alimentarsi e poi distruggersi, imploso per le sue latenti contraddizioni. La ricostruzione, come spesso succede, è tutt’altro che scontata e sarà legata alla riscoperta proprio del collante originario, riaccendendo un fuoco non spento ma letteralmente sopito sotto le ceneri.

Un suggerimento, peraltro ribadito anche durante il film: non alzatevi dalla sedia durante i titoli di coda, perchè i contenuti esclusivi per il grande schermo sono di assoluto livello, compreso il leggendario concerto sold out al Paramount Theatre, che vide Little Steven, Southside Johnny, Springsteen e le Upstage All-Stars sfidarsi a riff di chitarra con “il futuro della musica di Asbury”: un gruppo di rocker di 11 anni che sono la prova vivente che ‘i migliori giorni’ per la città potrebbero semplicemente essere davanti a noi.

Il film è prodotto in associazione con la catena di ristoranti Jersey Mike’s, che si impegnerà a devolvere parte dei proventi a sostenere e creare programmi di educazione musicale.

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