Recensione: “Gauguin a Tahiti – Il paradiso perduto”, un grande artista e il suo infernale rifugio

Al cinema solo il 25-26-27 marzo

Esistono artisti che conoscono uno straordinario successo presso le proprie comunità e artisti internazionalmente riconosciuti come grandi. Ci sono artisti che vengono scoperti solo dopo la loro morte. E poi c’è Gauguin, che non rientra in nessuna delle due categorie precedenti.

In Gauguin a Tahiti – Il paradiso perduto attraversiamo tutte le fasi della vita del pittore francese. Scopriamo così un operatore di borsa, il suo veloce arricchimento, la svolta artistica che gli costerà tutto, compresa la moglie e le cinque figlie. Una vicenda umana che non può lasciare indifferenti, sin da queste premesse.

Ma c’è molto di più nella vita di Paul Gauguin: scoprire la pittura, infatti, sarà l’inizio di un percorso, innanzitutto spirituale. La scoperta di Tahiti, quello che diventerà il suo paradiso in terra, segnerà la svolta della sua evoluzione personale e artistica. Tahiti, paradiso maledetto, delizia e poi prigione, poi di nuovo rifugio, sarà nodo gordiano di tutta la sua vita, sino a diventare gabbia dorata nella fase finale della vita dell’artista.

Eppure proprio all’esperienza polinesiana si legherà la fortuna di Gauguin, tuttora ricordato per ciò che ha realizzato in terra d’Oceania, sebbene nessuna delle sue opere farà mai ritorno nel luogo dove sono state concepite e realizzate.

E proprio questo sarà un altro punto caratterizzante dell’artista francese, primo uomo globale prima della globalizzazione, curioso scopritore delle culture esotiche e addirittura primo attivista per i diritti degli indigeni, quando ancora il colonialismo era la norma e anzi frontiera indiscussa della supremazia europea.

Innovazione che si propaga attraverso la sua arte, amore per la libertà, ricerca di un io primordiale soffocato da illuminismo e industrialismo: queste le direttrici che porteranno Gauguin alla ricerca di una simbiosi perfetta con la natura e persino l’essere animale che si annida nell’uomo. Di qui la passione per il nudo, l’erotismo, la sensualità fatta di odori che scoprirà proprio a Tahiti.

Ma ci vorrà un incontro ravvicinato con la morte per far sì che il percorso di crescita umana e artistica abbia il suo compimento.

Gauguin a Tahiti – Il paradiso perduto vede la partecipazione straordinaria di Adriano Giannini. È diretto da Claudio Poli su soggetto di Marco Goldin e Matteo Moneta, che firma anche la sceneggiatura. Il docufilm vanta una colonna sonora originale firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino (in uscita in tutto il mondo il 22 marzo per Sony Masterworks/Sony Classical) e si inserisce nel calendario della Grande Arte al Cinema, un progetto originale ed esclusivo di Nexo Digital. Per la stagione 2019 arriva nelle sale italiane in collaborazione con i media partner Radio Capital, Sky Arte e MYmovies.it.

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