Recensione: “I fiori della morte” – Un killer ambientato in Giappone

Recensione: "I fiori della morte" - Un killer ambientato in GiapponeIl titolo di questo romanzo di J.J. Ellis, edito da Ponte alle Grazie, prima ancora di procedere alla sua lettura, ci fa pensare subito a Charles Baudelaire, che nella raccolta lirica “I fiori del male”, intendeva avvalersi della poesia per “estrarre la bellezza dal male” che ci circonda. Potremmo azzardare che qui, invece, la situazione sia rovesciata: la bellezza dei fiori fa nascere pensieri di morte nel misterioso killer protagonista, ossessionato dalla fioritura dei ciliegi.

Tutta la sua vita, infatti, è un continuo appagamento di visioni floreali che lo inducono a rapire e uccidere giovani donne per trasformarle in una composizione floreale…ed ecco svelato il significato del titolo, “I fiori della morte”.
Mentre procediamo nella lettura del romanzo, non pensiamo più al poeta francese, ma ci immergiamo in situazioni tragiche causate dal rapporto errato figlio-madre, di cui è vittima un bambino che da adulto si trasformerà in spietato assassino, un “Flower Arranger”, come dice il titolo in lingua originale.

Tuttavia non è lui il vero protagonista del romanzo, bensì la giornalista inglese trapiantata a Tokjo Holly Blain che fa di tutto per essere destinata dal suo giornale alla cronaca nera e che vuole a tutti i costi smascherarlo, anche mettendo a repentaglio la propria vita. Lei ama così tanto il suo lavoro che pensa a come scrivere l’articolo perfino nel momento in cui “la vita le stava scorrendo via dalla pelle, dal collo, come gli ultimi granelli di sabbia in una clessidra”.

Accanto a lei c’è l’ispettore di polizia Tetsu Tanaka, animato da un grande senso di verità e di giustizia. Anche lui, come la giornalista, fa il proprio lavoro con passione e dedizione e non si tira mai indietro, rischiando la propria vita pur di assicurare il ricercato alla giustizia.
I due non si fidano troppo l’uno dell’altro, tuttavia collaborano per arrivare al misterioso serial killer, di cui non si conosce ancora il nome, ma si sa che ha una morbosa predilezione per il cantautore e chitarrista statunitense Roy Orbison.

Ciascuno dei personaggi, anche quelli minori, è ben delineato a livello psicologico e quindi, nel romanzo di J. J. Ellis, non abbiamo un semplice thriller poliziesco, ma un giallo avvincente, mai banale o noioso, un vero concentrato di umanità varia, alla ricerca di quell’equilibrio tanto difficile da raggiungere, anche nella vita reale.

La lettura del romanzo ci fa calare nel misterioso mondo in cui è ambientato e cioè il Giappone, un Paese pieno di contraddizioni, super tecnologico ma ancorato alle sue tradizioni millenarie e nel terzultimo rigo l’autore ci fa intuire che le avventure dell’ispettore Tanaka e della giornalista Blain non sono “ancora” concluse.

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