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Recensione: “La muta” – Il desiderio di cambiare pelle

Recensione: "La muta" - Il desiderio di cambiare pelleLa muta
di Aliya Whiteley
Traduzione Olimpia Ellero
Cerbonio Editore
“C’è chi l’amore lo brucia e chi lo seppellisce” è l’inquietante incipit del romanzo di Alya Whiteley, in cui prima e terza persona dell’io narrante si alternano e tale caratteristica è funzionale allo svolgimento della storia.  Via via che proseguiamo nella sua lettura, infatti, ci chiediamo il perché dell’uso di questa tecnica e come ci sentiremmo in un mondo caratterizzato dallo strano fenomeno della “muta”.
Ma cos’è la muta? Tra i vari significati forniti dal vocabolario, la muta è il rinnovamento del tegumento, o di alcune sue parti, che si verifica periodicamente in molti animali e nella realtà immaginata nel romanzo ciò avviene per gli esseri umani, ogni 7 anni.
Siamo dunque all’interno di una storia d’amore, di un thriller, di un racconto-saggio sulla psiche umana o si tratta di qualcosa che abbia a che fare con la distopia? Certamente siamo di fronte a un felice miscuglio dei suddetti generi letterari e il romanzo cattura perciò fin da subito l’immaginazione del lettore e il suo desiderio di chiedersi, di scoprire qualcosa di sé e della sua natura più profonda.
Quando le situazioni diventano insostenibili, a chi non piacerebbe poter “cambiare pelle” e quindi personalità, amicizie, amori, ricordi?
Durante la lettura del romanzo, riflettiamo continuamente su questo desiderio legittimo di “cambiare  pelle”, ma, assistendo agli stravolgimenti che avvengono nei personaggi e alle terribili conseguenze, ci immedesimiamo in coloro che lottano contro “la muta”, riflettendo sull’importanza della libera scelta, anche e soprattutto in amore.

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