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RECENSIONE: ”Nella pancia della balena“ – La storia di un bambino che deve fare i conti con l’abbandono e la fragilità degli adulti

RECENSIONE: ”Nella pancia della balena“ - La storia di un bambino che deve fare i conti con l’abbandono e la fragilità degli adultiNella pancia della balena
di Alice Keller
Edizioni Camelozampa
Copertina di Giovanni Nori

Cm. 17×12. Numero pagine 73. Un piccolo libro con un grande contenuto. La storia amara, anzi drammatica di un bambino abbandonato dal padre per un’altra donna e con la quale ha avuto “figli nuovi”. Perché è proprio di questo che, con un crescendo commovente e con uno stile asciutto ma delicato, l’autrice ci racconta una vicenda che sin dall’inizio ci crea un forte pathos. Il bambino, volutamente, non ha un nome e non sappiamo di preciso quanti anni ha perché potrebbe essere la storia di tanti bambini che si trovano a essere considerati “figli di seconda categoria”.

Pur nella situazione di sofferenza e di disagio però, il bambino ha una sua dignità e rifiuta di essere aiutato dal padre economicamente. Gli basta avere “la sua piccola mamma” che, per arrivare a fine mese, fa la badante da una persona anziana.

Ma un brutto giorno la mamma non torna a casa e da solo, decide di andarla a cercare.

Il racconto riferito in prima persona, in un flusso di coscienza emozionante, ci fa condividere la paura e la disperazione ma, soprattutto la rabbia e la delusione del protagonista. La storia prende vita dalla scoperta del disegno su un muro da parte di un pittore di strada. Prima un grande occhio, forse di una balena, poi la coda, le pinne e, a mano a mano che la storia prende corpo, del ventre, anzi della grande pancia di una balena.

La balena, e la panchina su cui il bambino va a sedersi quando si sente smarrito, diventano il suo rifugio e la consapevolezza che deve diventare grande ed essere forte perfino quando si sente abbandonato anche dalla sua “sua piccola mamma”.

Inizia così, la sua sofferta maturazione con la presa di coscienza che non sempre gli adulti sono necessariamente perfetti ma fragili e inconsapevoli della sofferenza di un bambino che si considera “figlio di seconda categoria”.

Alice Keller, nata a Bologna nel 1988, si è occupata prima di teatro e musica per passare poi alla scrittura per bambini e ragazzi.

Ha scritto Le cose che ho, Doppio passo, Caro signor F., e il Solitario di Rodriguez. Con Nella pancia della balena è sta finalista per il Premio Andersen e con Controcorrente, ha vinto il Premio Orbil.

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