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Al Nuovo Teatro San Paolo “La fauna batterica”, il tempo presente e l’ossessione per il cibo

La fauna batterica è il quarto spettacolo della stagione teatrale 2019-2020 del Nuovo Teatro San Paolo, che porta il titolo programmatico di “Belli Lunghi”. Dopo quattro stagioni della Rassegna “Belli Corti”, selezione di corti teatrali, che ha riscosso un enorme successo di pubblico e partecipazione da parte di nuovi autori emergenti, il Nuovo Teatro San Paolo ha aperto le porte a testi teatrali di durata tradizionale, ma non tradizionali nel contenuto.Al Nuovo Teatro San Paolo "La fauna batterica", il tempo presente e l'ossessione per il cibo

Sono stati letti e apprezzati oltre 400 testi da un gruppo di professionisti con esperienza pluridecennale in ambito teatrale, e sono stati selezionati 8 lavori, che saranno portati in scena dai migliori registi del Nuovo Teatro San Paolo.

“Belli Lunghi” sono testi drammatici, ironici, grotteschi, e ciascuno nel proprio registro offre uno spaccato della realtà contemporanea diretto e immediato, in cui il pubblico si riconoscerà senza compiacimenti e velleità intellettuali.

Scrive Antonio Casto, autore de La fauna batterica: Non vedo l’ora che il Nuovo Teatro San Paolo metta in scena ‘La fauna batterica’. Sono contento che questo testo continui ad ottenere successo dopo la selezione di una sua porzione al “Belli Corti” di questo stesso anno e la vittoria al Play with food Festival di Torino. Mi piace che venga trattato in modo narrativo e tutto sommato ironico un tema che sotto tantissimi punti di vista sta diventando un fardello a livello mondiale. E mi diverte pensare che il pubblico sarà costretto ad affrontare l’argomento e a subirlo a suon di ossessioni e assurdità”

Rufo si trova per la prima volta a dover cucinare per la sua fidanzata Lucia. Terrorizzato, costantemente indeciso, riceve prima una logorroica chiamata accusatoria da parte della madre, per la quale il cibo si configura come prova tangibile di una schiavitù familiare a cui è costretta per anni. Questo vittimismo si trasmette a Rufo, che percepisce l’atto del cucinare come un obbligo insopportabile e una resa passiva nei confronti della sua ragazza. Disperato, chiama la sua amica Chiara, che non esita a dimostrargli l’importanza esagerata che attribuisce ad una semplice cena. Nello sconforto più totale, Rufo cucina davvero. Lucia torna, ma nulla le va bene. I due finiscono per litigare, finché Lucia trascina Rufo a una cena di amici.

L’arrivo di due ragazze a una tavola imbandita coglie di sorpresa e fa soffocare un invitato. Le due si affannano attorno al corpo, finché il ragazzo riprende vita e confessa di provare una compulsione degenerante per i cibi fallici. Tra le due ragazze comincia un dialogo grottesco sulle diete provate e sui loro concetti di alimentazione. Arrivano Rufo e Lucia. Sono tutti invitati da una certa Barbara, che tuttavia tarda a comparire, in una cena-non-cena sempre meno credibile, e dove l’insofferenza di Rufo si trasforma in maniera distruttiva.

 

Lo spettacolo affronta, attraverso i toni della commedia e del surreale, una tematica assai pressante ai giorni d’oggi: l’ossessione per il cibo, vissuto non più come mero mezzo di sostentamento e veicolo di piacere, quanto piuttosto come fenomeno modaiolo al servizio del marketing e del profitto. Ormai lo scopo non è più la semplice nutrizione, ma l’affermazione di uno status-symbol: non siamo più ciò che mangiamo, ma siamo ciò che mostriamo di mangiare, nella smania di esibire la scelta più consapevole e coerente rispetto a principi astratti. Come il testo mette eloquentemente in luce, questa ossessione si trasforma in distruzione: dell’ambiente, di ogni principio etico (la passione del biologico dei pochi a scapito della sottoalimentazione dei molti) e, in ultima analisi, di ogni logica di base.

Protagonista della vicenda è un uomo, ossessionato dall’idea di dover cucinare la pietanza perfetta per la sua fidanzata. In un crescendo di situazioni e personaggi estremi, il testo conduce ad un finale pirotecnico in cui nessuno è salvo se non il nostro intestino protetto da un’instancabile “fauna batterica”! (Lisa Recchia)

Antonio Casto, nato a Foggia, si laurea prima in Fisica all’Università di Padova, e poi in Evoluzione e Comportamento Animale e dell’Uomo, a Torino. Nel 2017 vince una borsa di studio per il recupero comportamentale di scimpanzé in cattività al Bioparco di Ravenna. Da tre anni vive a Roma, dove ha lavorato nel cinema come assistente all’edizione e assistente regia per produzione cinematografiche e fiction. Da un anno lavora come traduttore editoriale per opere di saggistica.

Alla passione personale e lavorativa per le scienze e l’etologia abbina quella per la letteratura e il cinema. Nel 2009 pubblica per NoReply il romanzo ‘Casto’, e nel 2015 avvia una campagna di crowdfunding grazie alla quale gira il corto ‘Le anatre’, selezionato al Festival del Cinema Europeo di Lecce e premiato al gLocal Film Festival.

LA FAUNA BATTERICA

Di Antonio Casto
Regia Lisa Recchia

Venerdì 6 Dicembre ore 20:30
Sabato 7 Dicembre ore 20:30
Domenica 8 Dicembre ore 18:00

Con Simone Carchia, Mauro Corso, Fabiana Del Prete, Federica Di Cola, Federica Di Lascio, Cleofe Giambenedetti, Simona Leone, Cristina Ramundo e Camilla Ribechi

Aiuto Regia Patrizia Guardati
Movimenti Coreografici
 Giorgia Valeri
Scene e Costumi
 Angela Di Donna, Mariagrazia Iovine e Giorgia Rauccio
Assistenti Scene e Costumi Lara Cannito e Joyce Giordano
Sigla “Giallo Ittero di Papadia – Guitarmando, interprete Mary Rosada

Nuovo Teatro San Paolo
www.nuovoteatrosanpaolo.it
Tel. 0655340226 e 3711793181
Viale di San Paolo 12, 00146 Roma.

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Una risposta

  1. 9 Dicembre 2019

    […] La Fauna Batterica è uno spettacolo decisamente brillante: i tempi sono veloci e le risate garantite senza sosta. Rufo, giovane artista in crisi, è protagonista, insieme alla madre e alla fidanzata, di una serie di dialoghi e situazioni paradossali che ruotano intorno all’ossessione per il cibo. Tutto intorno, le nevrosi della nostra società, le particolarità italiane, uno sguardo disincantato verso i rapporti affettivi. […]

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