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Recensione: “Estate 85” film di François Ozon – Eros e Thanatos

“Anche quando ero con lui, non mi bastava”.
Estate 1985, due ragazzi, un amore. Eros e Thanatos.

Eros e Thanatos, forze sempre presenti nella vita di ognuno di noi, forze primordiali, extra-umane, che guidano il destino.
Nel susseguirsi delle immagini che scorrono sullo schermo, dando loro forma, Eros e Thanatos si traducono come “piacere” e “morte”, e viene allora da chiedersi in che modo possano essere in così perfetta simbiosi.

Eros e Thanatos, rappresentano quei due impulsi fondamentali dell’essere umano, “pulsione di vita” e “pulsione di morte”. La vita è continuamente, costantemente e contemporaneamente, coesistenza di contrazione ed espansione. Sono due processi necessari al vivere, esattamente come ricordano il respiro, il corpo e il battito stesso del nostro cuore. Senza Thanatos non c’è Eros. Senza morte non c’è vita: David strappa Alexis dal prospettarsi della morte tra le onde del mare e lo ri-introduce alla vita.

Estate 1985, due ragazzi, un amore. Alexis e David.
Un amore “diverso” che nasce in riva al mare, inebriati dall’odore di salsedine e di spensieratezza. Cullato dalla colonna sonora della loro canzone preferita. I sensi di colpa stemperati o obnubilati da qualche bicchiere volutamente, o distrattamente, di troppo.

La fotografia del film regala un sole rosso fuoco che abbraccia il mare al tramonto, e nuvole talmente belle che sembrano dipinte, proprio per quell’amore, da un pittore innamorato della vita. Un amore all’improvviso, e per di più vacanziero, proibito, dissoluto, tutti gli ingredienti per una malia.

Un amore adolescente, quell’adolescenza zeppa di conflitti, quel turbinio di profondi mutamenti fisiologici. Cambia profondamente anche il modo di vivere gli affetti. Alexis, 16 anni si sperimenta nella coppia con il diciottenne David, e diventa il protagonista di un gioco sino a quel momento sconosciuto: il gioco dell’amore. In questo gioco per lui, circondato da una famiglia anaffettiva, è fondamentale sentirsi accettato, per potersi accettare. Il partner diventa così uno specchio fedele, fonte di sicurezza e fulcro dei propri interessi.

Da questo amore Alexis attinge il “surplus” di energia che determina la capacità di vivere l’innamoramento come possibile via d’uscita dal senso di solitudine che spesso lo affligge portandolo ad avere pensieri ossessivi sulla morte.

La coppia si forma in un territorio dai confini mutevoli e imprecisi, nuota nell’incertezza, e la confusione, tra argini e alluvioni. Un territorio incerto, dove per sentirsi uniti si stringe un patto: colui che sopravviverà alla morte dell’altro, danzerà sulla sua tomba. Eros e Thanatos, ancora.
La loro storia segue il loro status fisiologico, proprio perché in questa età di transito tutto è da scoprire, da sperimentare, da apprezzare o rifiutare e, il percorso verso l’età adulta è carico di imprevisti, eccitazione e paura e…tradimenti.

Fare i patti con la vita e con la morte, può essere a volte un modo per solleticare la stizza del destino, il destino cambia le carte in tavola, la falce luccica e colpisce, recide, beffarda.

Il lutto dilania Alexis, per una perdita reale e simbolica, per quello che sarebbe potuto essere e non è stato, per il futuro, per il tradimento, per la morte. La sofferenza è l’effetto collaterale di un investimento emotivo imprudente? I sensi travalicano la ragione. Il vuoto diventa voragine. La vetta di entusiasmo diventa precipizio postumo. Il film cambia registro, assume l’aspetto inquietante di un thriller… la morte di David è un incidente fatale o una forzatura assassina?

Eros e Thanatos.
Può la rabbia aiutare a superare una perdita amorosa, un tradimento, un abbandono?  Può confondere ed essere utilizzata come vendetta?
Il regista con arguto sapere mette a posto ogni cosa, fa ordine nella storia. L’estate dell’85, sei settimane di ricordi indelebili. Il ricordo di David, che per Alexis farà da Caronte, lo aiuterà a traghettare da ieri a domani, senza essere più mèta ma punto di partenza per altre fulgidi estati.
Perchè la vita è un perpetuo atto erotico.

Il ricordo, che diviene firma del regista stesso, parte del racconto autobiografico, consapevole o meno, che ogni artista traspone nelle sue opere. François Ozon nell’estate del 1985 aveva 17 anni, fu allora che lesse La danse du coucou di Aidan Chambers, a cui il film è ispirato.

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