“IL CANTO DEGLI ITALIANI” la storia dell’inno nazionale che ebbe la sua prima esecuzione al Teatro Gobetti di Torino

 “IL CANTO DEGLI ITALIANI” la storia dell'inno nazionale che ebbe la sua prima esecuzione al Teatro Gobetti di Torino«Quando ebbe gettato quell’ultimo grido, quel sì finale che ha tanta forza e fierezza, scoppiò un vero entusiasmo; tutti ci si strinse intorno al maestro, lo si abbracciò, si baciò, si plaudì, si gridò, si pianse. Si proclamò, ed era vero, che l’Italia aveva il suo canto. Quel canto bisognava farlo conoscere, diffonderlo. L’Accademia Filodrammatica, [oggi sede del Teatro Gobetti ndr] aveva già nell’autunno concesso i suoi vasti locali a pian terreno per imparare e provare gli inni con cui salutare il ritorno del Re da Genova; essa aprì anche questa volta le sue porte ai cantori dell’inno del Novaro e al pubblico che doveva giudicarlo e impararlo. L’effetto ne fu enorme. Pochi giorni dopo tutta Torino sapeva quel canto, poi tutto il Piemonte, poi tutta Italia».

Con queste parole Vittorio Bersezio conclude la sua cronaca della prima esecuzione de Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli e Michele Novaro, avvenuta nella casa torinese del musicista Novaro nel novembre 1847 per un ristretto e fortunato uditorio di patrioti. Il nostro Bersezio all’epoca è un giovane studente appassionato di giornalismo, ma la sua testimonianza diretta è capace di cogliere il senso profondo di un evento destinato ad avere sviluppi che son giunti fino a noi.

Nell’incontro al Teatro Gobetti di Torino, in programma lunedì 2 marzo 2020, alle ore 17.00, si propone la storia del nostro INNO NAZIONALE partendo dalla recente approvazione della legge 181, del 4 dicembre 2017, che ha riconosciuto finalmente come inno nazionale ufficiale Il Canto degli Italiani. L’iter legislativo verrà ripercorso da Umberto D’Ottavio, il parlamentare torinese primo firmatario della proposta di legge e autore del libro “L’inno di Mameli. Una storia lunga 170 anni per diventare ufficiale” (Neos Edizioni, 2018).

La complessa personalità di Goffredo Mameli viene presentata dall’attore Mario Brusa con letture di testi scelti nella sua ampia produzione poetica e nel carteggio del “poeta soldato”. Ed anche del musicista Michele Novaro si propone un ritratto inedito che lo lega alla cultura musicale piemontese.

Segue la proiezione del cortometraggio Il Canto degli Italiani (durata 23 minuti) che narra la nascita del nostro inno, scritto e diretto dal musicista Maurizio Benedetti, che infine, con la collaborazione del giovane pianista e compositore Diego Leria e di altri studenti del Conservatorio, inviterà il pubblico a rievocare insieme quegli incontri che esattamente in questa sede nel lontano 1847 fecero conoscere e apprezzare quel Canto di Mameli-Novaro.

In apertura il saluto dei rappresentanti degli enti sostenitori dell’evento: Mario Napoli Presidente della Fondazione Bersezio, Alberto Sinigaglia Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Maestro Marco Zuccarini Direttore del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, Lamberto Vallarino Gancia Presidente del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, che con queste parole ha accolto l’iniziativa:

«Con piacere ed orgoglio ospitiamo nella sala del Teatro Gobetti un incontro dedicato a Il Canto degli Italiani, inno d’Italia a partire dal 12 ottobre 1946, nato in quel clima di fervore patriottico che avrebbe portato all’unificazione d’Italia e capace fin da subito di costituire un potente elemento di aggregazione per tutto il nostro popolo. I suoi versi immediati e la forza melodica ne hanno fatto fin dalla sua prima esecuzione un canto molto amato: Giuseppe Verdi nel 1862 nel suo Inno delle Nazioni eseguito a Londra affidò proprio a Fratelli d’Italia il compito di rappresentare l’Italia insieme a God Save the Queen e alla Marsigliese. Proprio al Teatro Gobetti fu eseguita la prima versione pubblica: nella sala teatrale, inaugurata nel 1822, Il Canto degli Italiani venne accolto con partecipazione ed entusiasmo, gli stessi che proviamo ancora oggi nel sentire risuonare le sue note».

 

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