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La luna storta di Francesco Tozzi – La Patria è lo spirito

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La Patria è lo spirito

My mistress’ eyes are nothing like the Sun,

my hunger for her explains everything I’ve done

Un concetto unisce i martiri di tutto il mondo, gli eroi (quelli veri) che hanno calpestato, vivaddio, l’orbe terracqueo. Anzi, due concetti: l’identità e la credibilità.

Dunque non è difficile intuire che, prima di darsi 1000 risposte – o andarsele a cercare, chissà dove – sarebbe d’uopo porgersi due domande fondamentali, imprescindibili.

Chi sono? Credo fermamente in quello che sono?

C’è chi, come il sottoscritto, ha la fortuna di potersi rispondere attraverso il lavoro che fa, quotidianamente, mettendosi alla prova con la vita, quella cosa cioè, che marcia (apparentemente) nella direzione opposta ai nostri doveri.

Identità e credibilità sono due concetti fondamentali per vivere (e far vivere) un’esistenza davvero eroica.

Si osa unicamente quando ci conosciamo davvero, e quando vogliamo dimostrare a tutti non tanto chi siamo, quanto che a fare davvero la differenza è il sentire profondamente l’identità non come un concetto astratto; bensì come prova reale di ciò che l’Uomo, coltivando il proprio spirito intelligente, e sapendo da dove esso proviene, riesce a fare, per sé e per gli altri.

Questa è un’esistenza eroica. La retorica non ci interessa, i gesti da boy scout pronti a essere condivisi a mezzo social nemmeno.

My mistress’ eyes are nothing like the Sun,

my hunger for her explains everything I’ve done

cantava Sting, parafrasando Shakespeare.

Non è attraverso un procedimento estetico che matura una passione. Nella concupiscenza del desiderio, al massimo, possono liberarsi i costumi. Ma passione niente.

La passione, al contrario del desiderio, contiene tutto: dolore e innalzamento (ce lo insegna il Vangelo, anzi, i Vangeli, apocrifi e non): per questo chi sceglie una strada “altra” rispetto all’accettazione passiva della fenomenologia contemporanea (risolutiva e arida a un tempo) compie una scelta pregna di passione vera.

È il correre verso un niente spalancato, a cielo aperto che ci rivela a noi stessi.

Restare nelle maglie strette del sistema, comodo e piatto come il mare in bonaccia può tranquillizzare, certo; ma non porta alcun mutamento.

Navigare bisogna, non vivere.

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