Recensione: Amélie Nothomb, Meglio così. Tra infanzia difficile, famiglia disfunzionale e la filosofia del tant mieux.

Recensione: Amélie Nothomb, Meglio così. Tra infanzia difficile, famiglia disfunzionale e la filosofia del tant mieux.Consideravo Fred Vargas – la prolifica autrice francese di Polar – una marziana della scrittura per la sua meticolosità e ferrea puntualità con cui ogni estate che Dio manda in terra, e nei ventuno giorni esatti di ferie contrattuali, completa la stesura del nuovo romanzo che altrettanto puntualmente sarà scodellato dal suo editore.

Mi sbagliavo. La vera marziana di lingua francese è la sua collega belga Amélie Nothomb, che dal 1992, l’anno in cui ha scoperto la propria vocazione letteraria, pubblica un romanzo all’anno e, per sua esplicita e orgogliosa ammissione, dedica alla scrittura quattro ore al giorno festività comprese: per l’esattezza dalle ore 4 alle ore 8 del mattino (qualunque cosa accada, precisa l’autrice in un’intervista).

Meglio così, uscito per la casa editrice Voland nel 2026, con la traduzione di Federica Di Lella, dunque, è la trentacinquesima tappa della più che prolifica e, a quanto pare, inarrestabile carriera di Amélie Nothomb. E ciò è certificato dalle otto pagine in appendice al romanzo, che mettono in fila e fanno il sunto telegrafico dei suoi trentaquattro precedenti romanzi.

Appendice, lo confesso, che la pur meritevole casa editrice Voland, che ha scoperto e fatto conoscere Nothomb in Italia, poteva forse risparmiarci: guardate che po’ po’ di roba ha scritto questa qua!, l’elenco sembra voler dire.

E a questo punto confesso anche che la mia concezione – sicuramente rétro – di letteratura mi costringe a trovarmi in imbarazzo, se non terrorizzato, di fronte agli scrittori marziani. Quelli, per intenderci, alla Camilleri, dei quali non fai a tempo ad acquistare e leggere l’ultima novità, che già è uscita la successiva (la quale, non di rado, affianca e supera la precedente nella top ten delle classifiche ancor prima di essere letta dai primi suiveurs).

Sì, gli scrittori marziani un po’ mi spaventano e inquietano, perché sono del tutto restio a concepire la scrittura (di romanzi, ovviamente) come una disciplina routinaria che domina e asservisce a sé la musa dell’ispirazione.

Ma… tant mieux!, è il caso di dire. Anche perché Tant mieux è proprio il titolo francese del trentacinquesimo parto letterario di Nothomb. Che l’editore italiano ha tradotto in Meglio così. Mentre io avrei preferito il più aderente Tanto meglio, semplicemente perché è l’opposto lessicale di tanto peggio, così come l’espressione tant mieux trova il suo opposto lessicale in tant pis.

D’altra parte, a favore del titolo italiano va detto che esso traduce e sintetizza in maniera più corretta la filosofia cui è costretta a aderire sin da piccina la protagonista a fronte dei disdicevoli e respingenti eventi familiari che ne condizionano la formazione.

«Meglio così», è costretta a dirsi la bambina cinquenne Amélie Nothomb mentre vomita la colazione a base di caffelatte e aringhe marinate che la costringe a ingurgitare una sadica e intrattabile Nonnina di Gand.

Con il solito meglio così la stessa bambina accetta e supera lo shock dello scoprire che è proprio sua madre l’odiatrice e sterminatrice dei gatti del quartiere. E con l’ennesimo meglio così prende atto e accetta che entrambi i genitori abbiano l’amante ma si guardino bene dal divorziare o anche solo separarsi.

Così, con uno stile scarno e asciutto (è senza dubbio il maggior merito letterario di Nothomb), senza azzardare o accennare il sia pur minimo giudizio critico, e a forza di auto incoraggianti meglio così, l’autrice mette il lettore a parte del rapporto con i suoi ascendenti diretti e collaterali: non solo la sadica Nonnina di Gand delle aringhe per colazione (quella è il meno!), ma anche e soprattutto una madre sterminatrice di gatti, dichiaratamente delusa dall’aver avuto soltanto figlie femmine e pertanto in rapporto apertamente conflittuale con loro. E una sorella maggiore a tal punto in conflitto con se stessa e con il mondo intero, da negarsi fino ai sedici anni suonati il ciclo mestruale. E un padre a cui Amélie dichiara apertamente di sentirsi più simile e molto più vicino rispetto alla madre.

È complicato appartenere a un gruppo, e a maggior ragione a una famiglia. Nell’affrontare un problema del genere, bisogna scegliere tra amore e odio.

E Nothomb dichiara ufficialmente di averci provato con tutto il cuore, a odiare la famiglia. Non ci sono riuscita e non lo rimpiango, aggiunge. E noi capiamo come ci è riuscita, come è riuscita ad accettare, superare, metabolizzare tutte le nefandezze, le incongruenze, le scoperte spiacevoli che hanno segnato la sua formazione, in una continua gara di resilienza con le assurdità della vita. Semplice: a forza e con la forza di continui, ricorrenti Meglio così!.

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