
Il Papa che rischiò di non volare
(dal Post 12/6)
Anche Sua Santità Leone XIV è incorso in una problematica aeroportuale simile a quelle che capitano a noi normali viaggiatori e turisti.
Il Pontefice americano, dopo aver espletato le formalità di imbarco, spedito un paio di cartoline e comprato un paio di souvenir – lo vedo tipo da calamite sul frigo – ha acquistato un paio di riviste, – non è dato sapere quali ma lo hanno visto rabbuiarsi non avendo trovato né L’Osservatore Romano né la Gazzetta dello sport.
Chiamato il numero del suo volo, VAT 69, si accomoda con grazia papale al suo posto e ordinato il suo solito Martini – scherzo al massimo un goccio di vin santo per superare l’aviofobia – si mette comodo in attesa del decollo.
Ed ecco il contrattempo.
Il decollo è sospeso dopo la scoperta di un guasto all’aeromobile e il Papa viene rimandato al desk dove gli dicono che tutti i voli sono al completo. Per oggi non si vola; i suoi attendenti, terrorizzati dalla prospettiva di far riposare il successore di Pietro con la testa su uno zaino come un Papa Boy qualsiasi, iniziano a chiamare tutti gli alberghi di Tenerife ma il loro volto sbianca presto.
Tutto completo per un convegno di Surfisti.
Minuti di panico che paiono infiniti quando improvvisamente appare sua Maestà Felipe VI che con regale generosità offre il suo aereo personale, il Falcon, allo sfortunato Pontefice.
Tutto risolto in fretta quindi, nuovo trasbordo dei Sacri Bagagli nel nuovo velivolo e il ritorno in Vaticano diventa una formalità.
Proprio vero che certi uomini hanno un Santo in Paradiso che veglia su di loro.

Divieto d’ombra
(Da QN 16/6)
Tra le bizzarrie della settimana, ci sarebbero altri vocaboli più significativi ed espressivi ma mi autocensuro, questa è una delle migliori.
A Villasimius, precisamente sulla spiaggia di Punta Molentis, saranno vietati in spiaggia gli ombrelloni se avete un’età compresa tra i 10 e i 65 anni.
Ora capisco la difficoltà di gestire flussi turistici imponenti e la necessità di preservare l’ambiente, ma non sarebbe una soluzione migliore un numero chiuso all’ingresso o un ticket di 50 eurini per scoraggiare un turismo di massa che qualche danno effettivamente lo arreca?
Bisogna inventarsi questo diritto all’ombra per bambini e anziani e lasciare ardere vivi gli altri sotto il solleone?
Già mi immagino documenti falsificati, certificati medici, noleggio nonni all’ingresso della spiaggia, affitto di bambini del luogo per poter piantare l’agognato ombrellone.
E poi? Si inventeranno La Polizia degli ombrelloni? La Guardia Costiera immagino sarà impegnata in cose ben più serie.
Bella trovata davvero degli amici sardi, il genio (del male) che ha partorito questa idea è sicuramente uscito da una lampada o non è proprio a piombo.
In effetti il genio italico troverebbe l’escamotage e farebbe girare l’economia al limite della legalità ma con ironia.
Scommettiamo?
Day Hospital
Oggi mi è un po’ più difficile scandagliare le rassegne stampa e i giornali dove trovo le notizie curiose che compongono la mia rubrica; è stato il giorno del mio day hospital oncologico e ormai ha preso forma di una routine che accompagna la mia vita. Che differenza dai primi cicli di chemio! Affrontati con timore e pazienza, ore passate in poltrona a dormire o chiacchierare con le infermiere, a leggere o ascoltare musica, o meglio ascoltare il proprio corpo che reagiva a nuovi medicinali.
Ora la visita è più breve e il ciclo dura un’oretta, ma al ritorno a casa mi sento sfibrato e ho bisogno di dormire e bere molto per depurarmi. Domani ricomincio la terapia orale e le giornate saranno scandite dai giorni che mancano alla prossima TAC.
Perché vi racconto questi particolari della mia vita e della mia giornata?
Non saprei, mi è sempre venuto naturale raccontare quello che accade, con pudore e naturalezza ma è un modo di affrontare la vita.
Raccontare e ascoltare.
Raccontatevi e ascoltate quello che hanno da dire le persone positive che vi stanno accanto, sceglietele con cura e condividete con loro idee, cibo, risate, progetti, vino e paure: alla fine la vita è anche questo, giocare a scacchi con l’Avversario che non ti sei scelto.
Una delle mie mosse è un quaderno dove segno le cose belle accadute durante la giornata e oggi scriverò di aver trovato al risveglio dal mio riposino chemioterapico una ciotola di biscotti e gelato; e due occhi belli che mi invitavano a mangiare e tante altre cose.
Gli occhi parlano e la vita può profumare di bellezza in ogni momento.
L’uomo che sussurrava agli squali
(da Today 17/6)
Fa più notizia il cane che morde l’uomo o l’uomo che morde il cane? In questo caso vado sul sicuro con l’uomo che salva lo squalo.
Si chiama Elliot Sudal, pescatore di Nantucket (Massachusetts), che a mani nude ha tolto dalla gola dello squalo spiaggiato e in difficoltà, un amo senza riportare ferite. Compiuta l’operazione ha gettato nuovamente l’enorme bestia di 100 kg in acqua salvandola da morte certa.
Me lo immagino questo pescatore, un mix tra l’Ismaele di Hermann Melville e Mario Brega, che al rimprovero preoccupato della fidanzata, esclama serafico: Nulla honey, era uno de passaggio.
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