Le leggi sono come le salsicce: è meglio non vedere come vengono fatte.
Otto von Bismarck
Mi permetto di iniziare la recensione di questo volume con una citazione di Bismarck, il Cancelliere di ferro che fondò la Germania moderna, erroneamente attribuita a Woody Allen.
Disubbidienza e democrazia di Howard Zinn, Il Saggiatore, è una raccolta di saggi scritti nel corso degli anni ’60 e ’70 pubblicati per la prima volta nel periodo del pieno fermento per le proteste contro la guerra in Vietnam e per i diritti civili degli afroamericani; questo testo è il manifesto politico e filosofico con cui lo storico e attivista americano Howard Zinn, storico militante socialista e radicale, critica l’idea che la legge coincida necessariamente con la giustizia.
Se la filosofia politica tradizionale tende a considerare la disobbedienza civile come un’eccezione da usare con estrema cautela per non incrinare la stabilità dello Stato, Zinn ribalta completamente la prospettiva: per lui, la disubbidienza è la linfa vitale della democrazia stessa.
L’ossessione per il law and order (la legge e l’ordine) è solo uno strumento del potere per mantenere lo status quo e soffocare il cambiamento sociale. Nel libro viene riportato un discorso pronunciato in un’Università americana e accolto da applausi scroscianti, presupponendo fosse stato scritto da un esponente repubblicano mentre l’autore era Adolf Hitler, generando in questo modo un cortocircuito nell’uditorio.
Il libro mi ha affascinato per la sua disarmante chiarezza e l’assenza di accademismo. Zinn non parlava da una torre d’avorio: scriveva mentre scendeva in piazza con gli studenti e subiva i lacrimogeni della polizia e innumerevoli arresti.
Memorabili le pagine della marcia di Selma, il racconto della battaglia delle persone di colore e degli studenti per avere garantito l’accesso e l’uso delle biblioteche.
In un’epoca in cui il dissenso e il diritto di protesta vengono spesso criminalizzati o compressi in nome della sicurezza globale, la rilettura di questo classico di Howard Zinn è una frustata per l’anima e il cervello.
Ci ricorda che la democrazia non è un insieme di regole scritte su un pezzo di carta da venerare passivamente, ma un processo dinamico che vive solo grazie al coraggio dei cittadini di dire NO di fronte ai soprusi del potere.
Anche perché molte leggi, la Costituzione americana, per esempio, è stata scritta in un’altra epoca, da ricchi proprietari di terreni e di schiavi che avevano in mente solo il profitto per se stessi e rifuggivano qualunque idea di redistribuzione del reddito; le leggi che garantiscono la libertà di parola sono spesso state calpestate da giudici conservatori (e non) perché una parola affilata come una spada poteva essere il principio di un cambiamento sociale e soprattutto abbattere un sistema economico essenzialmente basato sul profitto di pochi.
In questo mondo la disubbidienza civile è il mezzo, secondo Zinn, per rivitalizzare la democrazia e rendere veramente il popolo consapevole della genesi delle leggi che lo governano e se queste sono a servizio della giustizia oppure di una classe sociale ben precisa, quella che occupa i gangli del potere politico ed economico e che mira a preservarlo, accusando di comunismo e sedizione i tentativi di cambiamento.
Ma Zinn non sta invitando al caos o alla violenza gratuita. Per lui, la disubbidienza civile è un atto deliberato, pacifico e pubblico con il quale si viola una legge ritenuta ingiusta per attirare l’attenzione su un problema più grande. Mentre si viola una legge piccola (per esempio occupare una piazza o non pagare una tassa di guerra) per fermare un male enorme (es. il razzismo o un conflitto bellico).
Leggere questo libro oggi serve a ricordarci che i diritti di cui godiamo non sono caduti dal cielo perché un governo illuminato ha deciso di regalarceli. Sono il risultato di persone che, nel corso della storia, hanno avuto il coraggio di dire: «No, questa legge è sbagliata e io non la rispetto».
Hanno lottato e dato anche la vita per le nostre libertà e vorrei chiudere citando l’immenso Giorgio Gaber che nella canzone La libertà cantava:
La libertà non è stare sopra un albero
La libertà non è il volo di un moscone
La libertà è partecipazione.
Vi invito pertanto a perdervi nelle 489 pagine di questo saggio – grazie al Saggiatore per la preziosa pubblicazione – per dubitare saggiamente sui concetti di legge e giustizia; e per conoscere o ricordare le battaglie per l’abolizione del segregazionismo nonché un ripasso sulla vicenda di Sacco e Vanzetti raccontata da Howard Zinn attraverso la voce di Upton Sinclair.
E tornando sulla citazione iniziale, sarebbe meglio andare a vedere come vengono fatte le leggi per non subirle passivamente con un’obbedienza che potrebbe portare a una complicità verso un’ingiustizia.
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