Recensione: Enrico Franceschini, Arrivederci Londra: la Brexit raccontata tra risate e amarezza

Dodici giornalisti, un ristorante di Westminster, la nostalgia per una Londra perduta: Franceschini firma una commedia nera sul tradimento della Brexit.

Recensione: Enrico Franceschini, Arrivederci Londra: la Brexit raccontata tra risate e amarezzaUn gruppo di dodici giornalisti europei, quattro donne e otto uomini, tra cui un italiano, Andrea Muratori detto Mura, inviato de La Repubblica, si ritrovano regolarmente al Cinnamon Club di Londra, un ristorante aperto nel 2001 all’interno dell’Old Westminster Library. È il momento della Brexit a seguito del referendum del 2016. Pur diversi fra loro, sono accomunati dall’amore per la metropoli britannica, un enorme melting pot multietnico che a suo tempo li aveva accolti con favore: ora però si sentono traditi. Quando uno di loro subirà un’aggressione xenofoba decidono di dare una lezione ai brexitiani, identificati come appartenenti prevalentemente alla cosiddetta working class. Commettono scherzi atroci pianificati con cura, ma che avranno purtroppo risvolti spesso tragici e quelli che sembravano all’inizio solo incidenti alla fine attireranno l’attenzione di Scotland Yard.

Il romanzo di Enrico Franceschini Arrivederci Londra edito da Baldini&Castoldi (2026) è una dark comedy, a tratti ironica e divertente, in cui le improbabili imprese di Muratori e compagni sono il pretesto per far riflettere su quello che ha significato per l’Europa e la stessa Gran Bretagna, l’uscita del Paese dall’Unione.

Non credo fosse intenzione dell’autore, proprio per la natura semiseria del romanzo, affrontare le cause profonde della disaffezione di buona parte della popolazione verso le Istituzioni europee, ma alla fine quasi tutti gli appartenenti al gruppo comprendono che prendersela con persone comuni prese a caso e, magari, anziane, era stato un errore. Risulta evidente la consapevolezza che se proprio si fosse voluto colpire qualcuno, sarebbe occorso alzare il tiro contro personaggi di spicco, i veri responsabili politici populisti, ma nello stesso tempo si rendono conto che non erano certo terroristi di professione.

Tra i giornalisti, tutti ben caratterizzati, spicca certamente Muratori, il Mura: dotato di humour, ironia, eterno donnaiolo, sarà protagonista di un finale poetico plausibile, ma non scontato.  Il romanzo, intelligente e volutamente leggero, presenta una struttura narrativa solida e scorre con naturalezza. In tutto questo aleggia la costante nostalgia per Londra e la speranza che un giorno la rottura drammatica fra la Gran Bretagna e l’Unione Europea possa essere ricomposta.

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