Un libro è sempre un percorso, qualche percorso riesce a trasformarsi in un libro.
Sono diventata una scrittrice quando ho capito che le parole potevano curare […]. Scrivo perché credo nel potere trasformativo delle parole. E perché, in fondo, il mio lavoro è sempre stato questo: aiutare le persone a ritrovarsi, una parola alla volta.
Ci sono libri che mi capitano fra le mani, che devo recensire ma non capisco.
Il più delle volte – devo dire – certi volumi non aiutano particolarmente la mia capacità di comprendere, ma in altre occasioni, più semplicemente, non li incrocio nel momento giusto. In questa recensione però, vorrei parlare di un caso tutto particolare: di un libro, cioè, che non nasce per celare significati o reconditi messaggi, nel suo sottotesto.
Un libro terapeutico – il sottoscritto si permette di chiamarlo così non con intento canzonatorio, bensì con grande interesse per chi l’ha pensato, scritto e pubblicato.
Se infatti esistono il teatro e lo psicodramma di Moreno, ovvero un’arte e uno stile che di quell’arte utilizza il linguaggio a scopo terapeutico, l’opera della dottoressa Maria Chiara Valenziano Ci vuole coraggio, tu mettici il cuore – Scrivere per guarire, guarire per scrivere (Pathos edizioni, 162 pagg., 16 €) non è solo un libro, ma un vero e proprio tentativo di coniugare letteratura, terapia, scrittura creativa e divagazione.
In dodici capitoli autoconclusivi, che si possono leggere anche in un ordine differente da quello proposto dall’autrice, si dipana la storia di Isabella, una giovane di cui non sappiamo molto, all’inizio del libro. La situazione ci viene presentata, esposta, come all’interno di una seduta di psicodramma vengono presentati personaggi e plot. Apparentemente un delitto, in letteratura. Solo in apparenza, però: perché al termine di ogni Quadro, Valenziano inserisce degli esercizi di scrittura creativa in cui il lettore potrà cimentarsi, comparando la sua storia personale a quella della giovane protagonista e/o creandone una sua, di sana pianta.
E questo è il punto fondamentale, interessante, del libro: non c’è niente da scoprire, non ci sono colpi di scena da attendere. A poco a poco siamo noi a diventare i veri protagonisti di una storia, di un plot che però, di fatto, percorriamo già, quotidianamente. In fondo, nel libro di Valenziano succede quello che capita quando incontriamo qualunque buon romanzo. Solo che nel romanzo resta in noi l’amaro in bocca di non poter essere il personaggio principale; in Ci vuole coraggio, tu mettici il cuore accade quello che dovrebbe capitare al termine di ogni percorso psicoterapeutico, trovando dentro di noi problema, soluzione e prosecuzione del percorso.
Il viaggio della scrittura non ha mai fine, è un percorso senza destinazione definita, un’esperienza in continua evoluzione. E mentre ho la possibilità di aiutare a esplorare gli spazi interiori delle persone che desiderano guardarsi un po’ più da vicino con rispetto, amore e gratitudine, grazie alla scrittura, sono entusiasta di poter condividere questo viaggio con altre donne desiderose di dare voce alle proprie emozioni e alle proprie storie.
È un libro che potrebbe non finire mai, quello di Maria Chiara Valenziano: un saggio che si spiega man mano che il romanzo prosegue, e viceversa. È un libro che ci dice, in maniera implicita: siamo noi a creare le nostre vite, e le nostre vite ci modellano a partire dalla disponibilità dei nostri occhi e delle nostre anime ad aprirsi a nuovi punti di vista, alle mille variazioni che la vita ci propone mentre noi stessi ne scriviamo lo spartito.
Un libro terapeutico, dunque, come forse qualunque libro può essere. Mi rivolgo ai lettori selvaggi come me: quante volte ci siamo portati dietro quel volume che ci ha dato tante risposte, che ci ha sempre detto la cosa giusta nel momento giusto, che abbiamo scarnificato, quasi, a forza di sottolinearlo, di aprirlo e chiuderlo?
Adesso immaginate che quel libro possa rispondervi, dialogare con voi. È un impatto raro, quasi unico; ed è proprio per questo che Ci vuole coraggio, tu mettici il cuore risulta essere un progetto che merita attenzione.
Quel giorno accadde qualcosa di inaspettato. «Dove andiamo?» «È una sorpresa… Ti porto in un posto che ti farà bene al cuore e alla mente…».
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