Il Civettone – Numero 16

"Il mare non è una piscina, la montagna non è un salotto: un atto d'accusa contro l'analfabetismo di ritorno alla natura, scritto da chi la Maremma la respira ogni giorno.

Il Civettone - Numero 16Dopo le strade, un altro dei capri espiatori preferiti dall’italiano medio è la natura.

«Eh, ma oh! ‘Sta/o spiaggia/montagna/campagna/pianura/siepe/bosco/pratino mica è sicura/o! Cioè, lavorate un po’ sul mettere tutto in sicurezza, ne va della sopravvivenza del settore turismo».

Ora: il sottoscritto è nato e vive in Maremma, uno dei luoghi più selvaggi di questa Terra dove la gente non è rude, di più. Ed è rude, fate ben attenzione, perché è coerente col paesaggio.

Il nostro è un paesaggio cattivo perché, vivaddio, comanda ancora la natura – nonostante buona parte delle amministrazioni di questa Provincia, prima e adesso, stiano tentando di trasformare questo posto in una nuova Rimini.

E c’è una legge della fisica per cui se comanda uno (per ragioni concrete, non nominali) un altro non può comandare. Deve subire, o quantomeno accettare.

Per cui, nonostante vivere nel 2026 possa darvi l’impressione che l’essere umano sia onnipotente, accadono dei fatti che vi smentiscono.

Gli incidenti estivi dovuti a una nostra totale analfabetizzazione dei rapporti con la natura sono una dimostrazione lampante di quanto sostengo.

Anzitutto: si parla di vittime ma si evita accuratamente di citare le cause della morte, l’età della vittima e la dinamica dell’incidente.

Parlo per esperienza: non potete venire al mare pensando di essere in piscina.

Non è una piscina. È il mare. E il mare, come la montagna, è un ambiente dove le cose possono cambiare molto velocemente, per cui: bisogna saper nuotare.

E saper nuotare vuol dire prima di tutto conoscere il mare, sapere che stare a mollo in un lago è diverso da galleggiare in uno specchio d’acqua salata. E molti, credetemi, non lo sanno.

Sono, in maggioranza, persone che non vedono una pozzanghera per 360 giorni l’anno e poi si buttano in mare.

Veniamo adesso alla totale distrazione da parte di coloro che dovrebbero sorvegliare (e non sto parlando dei bagnini) e invece scambiano una spiaggia per un Club mediterranée o per un défilé a cui partecipare per sfoggiare l’ultimo costume alla moda.

Non è pensabile vedere ragazzini/e che fanno QUELLO CHE VOGLIONO tra la spiaggia e il bagnasciuga senza che non venga loro detto niente.

Non sono i bofonchiamenti di uno che non sa divertirsi. La gente dovrebbe capire che il mare non è un luogo chiuso e circoscritto: c’è la spiaggia, c’è l’acqua – la cui profondità varia (anche) improvvisamente: non si può perdere di vista un ragazzino perché tanto ci sono i bagnini.

Quali bagnini? Il bagnino interviene, al massimo, quando le cose stanno (quasi) per precipitare.

Prima devi esserci tu. Tu genitore.

Emergenza morti in mare. Ditemi voi: due 82enni che si sono sentiti male mentre facevano il bagno.

Cosa vogliamo fare? Vogliamo prosciugare il mare? Nuotare e stare a galla è una delle cose più faticose che si possano fare. Per cui, sia a 10 come a 80 anni non lo si può fare a cuor leggero.

E sto parlando del mare ma il mio discorso vale per qualunque ambiente. È pieno di gente che cammina per la strada come se fosse su un marciapiede; che passeggia in mezzo alle carreggiate come se fosse nel cortile di casa propria; che tiene gli sportelli spalancati nel bel mezzo di una via come se stesse nel garage di casa propria.

Ci vorrebbe il mare, direbbe qualcuno, per certa gente. A forza nove. Altroché.

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