L’addio all’Impero. L’indipendenza delle colonie portoghesi (Mimesis Edizioni) 2017 a cura di Fernando Rosas, Marìo Machaqueiro e Pedro Aires Oliveira è una raccolta di saggi fondamentale per chiunque voglia capire come sia crollato l’ultimo impero coloniale europeo. Scritto con un linguaggio chiaro e accessibile, il testo non si rivolge solo agli specialisti – anche se uno studente o un appassionato di storia del Portogallo troverà sicuramente un interesse maggiore del lettore medio – apre una finestra affascinante e dolorosa su una pagina di storia del Novecento spesso trascurata in favore della decolonizzazione britannica o francese.
Il Portogallo, guidato per decenni dalla dittatura di Salazar e poi di Caetano, considerava i territori d’oltremare come parte integrante e irrinunciabile della nazione. Il libro analizza minuziosamente questa ideologia, che portò Lisbona a combattere per oltre dieci anni (dal 1961 al 1974) una guerra coloniale logorante su tre fronti contemporaneamente: Angola, Mozambico e Guinea-Bissau.
Mi ha particolarmente interessato il ruolo dei movimenti e dei partiti di sinistra; il PCP (Partito Comunista Portoghese) per esempio aveva la priorità di rovesciare la dittatura, ma considerava le colonie ancora parte integrante del territorio portoghese, ponendo in secondo piano il problema coloniale.
I curatori ci accompagnano lungo questo conflitto asimmetrico, mostrando come l’esercito portoghese, militarmente superiore ma isolato a livello internazionale, si sia scontrato con movimenti di liberazione determinati e radicati nel territorio (come l’MPLA o il FRELIMO in Mozambico).
Il testo trova i suoi momenti migliori e degni di interesse quando connette la Storia dalla S maiuscola con la piccola storia delle vite delle persone: i giovani coscritti portoghesi mandati a morire in una terra lontana, proprio negli stessi anni della ben più osservata guerra in Vietnam e le popolazioni locali schiacciate dalla repressione e dal razzismo sistemico.
Il vero centro narrativo del libro si concentra sulla svolta del 1974: la celebre Rivoluzione dei Garofani. Il saggio spiega chiaramente che non furono i politici come Mario Soares a terminare il conflitto, ma furono gli stessi militari portoghesi, esausti e coscienti dell’ingiustizia e della impossibilità di conseguire alcun vantaggio dalla guerra contro le fazioni ribelli delle colonie, a rovesciare la dittatura a Lisbona. L’addio all’impero, dunque, non fu solo la liberazione dell’Africa, ma la chiave di volta che permise al Portogallo stesso di ritrovare la democrazia.
I saggi non scivolano mai in una facile retorica, anzi; l’ultima parte esamina con onestà le drammatiche e caotiche conseguenze dell’indipendenza, ottenuta nel 1975. Tra queste, l’esodo di quasi un milione di coloni portoghesi (i retornados) che dovettero abbandonare tutto dall’oggi al domani – gli italiani che affrontarono l’esodo giuliano-dalmata si ritrovarono in una situazione molto simile – e lo scoppio di devastanti guerre civili in Angola e Mozambico, alimentate dalle logiche della Guerra Fredda. Stati Uniti ed Unione Sovietica spostarono evidentemente dal Vietnam e dall’Indocina il raggio di azione in Africa.
Perché secondo me vale la pena di leggere un testo così specialistico?
Mimesis propone un saggio poderoso e denso di contenuti, la lettura scorre fluida evitando un gergo accademico troppo pesante, preferendo una narrazione pulita ed efficace per la comprensione di avvenimenti lontani e di cui molti di noi (me in primis) non ne erano probabilmente a conoscenza. Il volume fa riflettere sulla cecità del potere, sul prezzo della libertà e su come il destino dei colonizzatori sia indissolubilmente legato a quello dei colonizzati.
Interessante anche la differenza con la decolonizzazione algerina da parte francese, la Quarta Repubblica era in crisi e la grande personalità di Charles De Gaulle favorì la nascita della Quinta Repubblica, più forte e capace di gestire l’indipendenza algerina nonostante gli attentati e le violenze da ambo le parti. L’Algeria post indipendenza divenne un regime stabile a partito unico, ma evitò la guerra civile che invece sconvolse le colonie ex portoghesi.
Questa la differenza tra una democrazia forte e un regime al collasso.
Libro assolutamente consigliato.
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