Recensione: “Election Day”, la commedia all’italiana che non sapevi di aspettare

Recensione: "Election Day", la commedia all'italiana che non sapevi di aspettareElection Day (in sala da giovedì 9 luglio) è, prima di tutto, una commedia. Una commedia italiana di quelle che non si vedevano da tempo: capace di far ridere di gusto, di sorprendere con situazioni sempre più assurde, ma con quella vena amara che trasforma il riso in qualcosa di più complesso e duraturo. Giorgio Amato costruisce una macchina comica perfettamente oliata, in cui ogni ingranaggio funziona, ogni battuta arriva al momento giusto, ogni situazione grottesca porta con sé una domanda scomoda sul mondo in cui viviamo.

Il risultato è un film raro nel panorama italiano contemporaneo. Non perché faccia ridere (molti film italiani fanno ridere) ma perché fa ridere e fa pensare, e riesce a tenere insieme queste due cose senza che l’una danneggi l’altra. È la commedia all’italiana nella sua forma migliore: quella che usa il riso come bisturi, non come cerotto.

La storia si svolge nell’arco di una sola notte elettorale, e già questa scelta narrativa contiene in sé un potenziale comico enorme. La protagonista è Renata Innocenti, deputata progressista candidata alla carica di Ministro della Pubblica Istruzione. Tutto sembra andare per il meglio. I sondaggi sono favorevoli, i colleghi di partito la sostengono, la notte dello spoglio si apre con le migliori premesse possibili.

Poi, però, il compagno di Renata il giornalista sportivo Carlo De Santis viene ripreso in diretta televisiva mentre litiga con un calciatore di origine africana e gli rivolge un insulto razzista. Nel giro di pochi minuti, il video fa il giro dei social, i giornali online aprono con la notizia, i colleghi di partito cominciano a prendere le distanze. Per Renata inizia la notte più lunga e più folle della sua vita.

Da questo innesco, il film costruisce una serie di situazioni sempre più assurde e inarrestabili, con la precisione meccanica della grande commedia classica. Ogni tentativo di Renata di risolvere la situazione genera un nuovo problema. Ogni soluzione trovata apre tre nuovi fronti di crisi. Ogni telefonata porta una notizia peggiore della precedente.

Il meccanismo è quello della valanga: parte da un singolo evento apparentemente controllabile e cresce fino a diventare qualcosa di ingestibile, di monumentalmente caotico, di esilarante nella sua escalation. Amato conosce perfettamente questo meccanismo e lo usa con grande mestiere, calibrando i tempi comici con una precisione che ricorda i migliori esempi della commedia italiana classica.

Giorgio Amato, regista che ci regala anche un cameo, è nato a Milano il 24 novembre 1969, cresciuto a Porto Torres, in Sardegna. Laureato in sociologia, ha lavorato come autore televisivo e teatrale prima di approdare al cinema. È regista, scrittore e sceneggiatore con una carriera cinematografica che si estende per oltre quindici anni, durante i quali ha esplorato generi diversi mantenendo sempre una forte attenzione al racconto umano e sociale.

Guardando la filmografia di Amato, si nota chiaramente una traiettoria. Il regista ha cominciato con toni più cupi e drammatici, esplorando l’horror con Circuito chiuso e il thriller con The Stalker, per poi avvicinarsi progressivamente alla commedia. Con Il ministro (2016) ha trovato la sua formula più riuscita: la commedia politica con retrogusto amaro, il racconto grottesco del potere e delle sue contraddizioni. Election Day rappresenta il punto di arrivo naturale di questo percorso, il film in cui tutti gli elementi si incastrano con la massima efficacia.

Ciò che distingue Amato dai commediografi italiani più convenzionali è la sua capacità di trovare comicità proprio là dove altri troverebbero solo dramma: nei corridoi della politica, nelle stanze del potere, nei meccanismi spietati della comunicazione e dell’immagine pubblica. Il potere, nei suoi film, non è solo qualcosa di minaccioso o corrotto: è anche qualcosa di profondamente ridicolo, di grottesco nella sua solennità, di comico nella sua fragilità.

La regia di Amato in Election Day è costruita intorno alle esigenze della commedia. Gli spazi chiusi, i corridoi, le stanze in cui i personaggi si rincorrono e si incastrano diventano il teatro naturale di una farsa politica sempre più fuori controllo. Il ritmo è serrato, i tempi comici sono calibrati con precisione, le pause sono usate con intelligenza per far atterrare le battute nel modo giusto. È una regia che sa quando accelerare e quando fermarsi, quando lasciare spazio all’attore e quando tagliare di netto.

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Le musiche originali di Election Day sono composte da Eugenio Vicedomini, compositore italiano con una consolidata esperienza nel cinema e nella televisione. In un film comico, la colonna sonora ha un ruolo spesso sottovalutato ma in realtà decisivo: è lei che prepara il terreno per le battute, che amplifica il senso del ridicolo nelle situazioni più assurde, che accompagna il crescendo caotico della notte elettorale.

Vicedomini sceglie un approccio elegante e mai sopra le righe. Le sue musiche non sottolineano la comicità in modo didascalico, non usano i classici strumenti della colonna sonora comica per dire allo spettatore adesso devi ridere. Al contrario, costruiscono un tappeto sonoro che tiene insieme i due registri del film: quello comico e quello amaro, quello farsesco e quello malinconico. È una partitura che si sente senza essere ascoltata, che agisce in profondità senza mai sovrastare le scene o i dialoghi.

La commedia, si sa, è il genere più difficile. Richiede una precisione tecnica assoluta, una consapevolezza totale dei tempi, una capacità di stare nella situazione comica senza strizzare l’occhio al pubblico, senza cercare la risata in modo scoperto. Angela Finocchiaro è una delle pochissime attrici italiane capaci di fare tutto questo con apparente naturalezza.

La sua Renata Innocenti è un capolavoro di comicità controllata. La Finocchiaro costruisce un personaggio che fa ridere non perché sia stupido o grottesco, ma perché è tremendamente umano nella sua disperazione, nella sua incapacità di gestire una situazione che sfugge a ogni controllo, nella distanza abissale tra l’immagine di sé che ha coltivato per tutta la vita e la realtà caotica che si trova ad affrontare in questa notte folle. È il comico del riconoscimento: si ride di Renata perché ci si riconosce in lei, perché tutti, almeno una volta, hanno cercato di tenere insieme le apparenze mentre tutto crollava.

L’attrice milanese ha vinto due volte il David di Donatello come migliore attrice non protagonista, per La bestia nel cuore (2005) e per Mio fratello è figlio unico (2007). Ha esordito negli anni Settanta con la compagnia sperimentale Quelli di Grock, è diventata famosa con Ratataplan di Maurizio Nichetti (1979) e da allora ha costruito una carriera straordinaria che la vede a proprio agio tanto nella commedia quanto nel dramma. In Election Day mette tutto il suo repertorio al servizio di un personaggio che è, allo stesso tempo, il punto più alto e il punto più basso della sua vita.

Giorgio Tirabassi è uno di quegli attori che sanno valorizzare qualsiasi ruolo, anche quando non sono al centro della scena. In Election Day interpreta Giulio, e porta alla parte quella qualità particolare che lo distingue: la capacità di essere comico senza sembrare di volerlo essere, di far ridere con la stessa naturalezza con cui respira.

La sua filmografia è ricchissima: da Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana (2012) a Freaks Out di Gabriele Mainetti (2021), da Berlinguer. La grande ambizione di Andrea Segre (2024) fino all’esordio nella regia con Il grande salto (2019). In Election Day dimostra ancora una volta di essere un attore capace di muoversi con disinvoltura tra registri diversi, trovando nel personaggio di Giulio le sfumature giuste per farlo vivere senza eccedere.

Antonio Gerardi ha il ruolo forse più comicamente ingrato del film: quello di Carlo De Santis, il giornalista sportivo che con un insulto razzista in diretta televisiva scatena l’intera valanga. De Santis non è un villain, non è un personaggio consapevolmente cattivo: è qualcosa di molto più comico e molto più realistico, ovvero un uomo che non capisce davvero la portata di ciò che ha fatto, che cerca di minimizzare, di spiegare, di giustificarsi, peggiorando sistematicamente le cose ad ogni tentativo.

Gerardi costruisce questo personaggio con grande intelligenza comica, trovando il giusto equilibrio tra l’ottusità di De Santis e la sua umanità. È un personaggio ridicolo, ma non è un burattino: ha una sua logica interna, una sua coerenza, e proprio per questo fa ridere in modo più profondo e più duraturo. L’attore, cresciuto ad Avigliano e approdato al cinema quasi per caso dopo che il regista Fabrizio Cattani lo notò durante una lite per un parcheggio a Trastevere, ha alle spalle una filmografia notevole: Diaz di Daniele Vicari (2012), Viva la libertà di Roberto Andò (2013), Padrenostro di Claudio Noce (2020), il ruolo di Antonio Di Pietro nella trilogia 1992-1993-1994. In Election Day trova un personaggio perfettamente cucito sulle sue qualità, e lo sfrutta al massimo.

La commedia degli equivoci funziona quando tutti gli ingranaggi girano nella stessa direzione, quando ogni attore conosce il proprio ruolo nel meccanismo collettivo e lo esegue con precisione. Il cast di Election Day funziona esattamente così. Maria Amelia Monti, nel ruolo della Dottoressa, porta la sua lunga esperienza teatrale e cinematografica al servizio di un personaggio che contribuisce al caos generale con eleganza e mestiere. Crisula Stafida e Giulia Gualano — quest’ultima alla quarta collaborazione con Amato dopo The Stalker, Il ministro, Oh mio Dio! e Lo sposo indeciso — completano un cast affiatato e credibile. Il film è completato da Camilla Icardi, Livio Kone, Domenico Ruggiero e Maximiliano Gigliucci.

Il vero valore di Election Day sta nel suo retrogusto amaro. Il film fa ridere, e lo fa con generosità, senza tirare i freni, senza paura di essere troppo comico o troppo farsesco. Ma sotto la risata, costantemente, c’è qualcosa di più pesante e più duraturo.

Il retrogusto amaro arriva quando ci si rende conto che le situazioni più assurde del film non sono poi così lontane dalla realtà. Quando si capisce che la distanza tra l’immagine pubblica di un politico e la sua vita privata è sempre sul punto di collassare. Quando si riconosce, in Renata Innocenti che cerca disperatamente di gestire una crisi mediatica mentre la sua vita personale va in pezzi, qualcosa di universalmente umano e universalmente tragico.

La grande commedia italiana, quella di Monicelli, di Risi, di Comencini, ha sempre usato il riso come strumento di analisi sociale, come modo per dire cose scomode in modo sopportabile. Election Day si inserisce in questa tradizione con consapevolezza e rispetto. Non è nostalgia: è comprensione di una lezione che non ha perso nulla della sua validità.

Amato usa la notte elettorale come pretesto per parlare di comunicazione e immagine pubblica nell’era dei social, di come un singolo video possa distruggere anni di lavoro in pochi minuti, di come la politica sia diventata sempre più uno spettacolo in cui le persone reali rischiano di sparire dietro i personaggi che interpretano. È materiale serissimo, trattato con leggerezza e intelligenza.

Election Day è il tipo di commedia di cui il cinema italiano ha urgente bisogno: intelligente senza essere pedante, divertente senza essere volgare, amara senza essere deprimente. Un film che fa ridere di gusto per poi lasciare, sulla via di casa, qualcosa che continua a lavorare in silenzio.

Giorgio Amato firma la sua opera più riuscita. Angela Finocchiaro offre una delle sue prove più complete. Il cast funziona come un orologio svizzero impazzito, e questo è esattamente il tipo di orologio di cui aveva bisogno questo film.

Da vedere. Da ridere. E poi, con calma, da pensare.

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