Recensione: Mauro Rosati, La filosofia della DOP Economy. Perché la tradizione non è conservazione ma coerenza

Recensione: Mauro Rosati, La filosofia della DOP Economy. Perché la tradizione non è conservazione ma coerenzaHo avuto la fortuna di incontrare Mauro Rosati a Grosseto, durante un evento di presentazione del suo libro. Non lo conoscevo, ma mi ha trasmesso subito un senso di profonda simpatia: un uomo della mezza età senese, con un disarmante sorriso fanciullesco, occhi curiosi e intelligenti, e un orecchino a impreziosire il lobo sinistro. Ha accettato volentieri di scambiare qualche idea con me e mi ha risposto con grande garbo quando gli ho fatto notare che il volume, peraltro interessantissimo, mi ha fatto penare a causa della mia vista imperfetta e di caratteri di stampa davvero minuscoli. Con un sorriso, mi ha confessato che si tratta di una precisa scelta dell’editore, desideroso di non spaventare i lettori con una mole da romanzo russo dell’Ottocento. In effetti, anche così condensato, il libro di Mauro Rosati, La filosofia della DOP Economy, (Treccani, 2026) conta ben 367 pagine, ringraziamenti esclusi.

A Grosseto, tra un orecchino e un sorriso fanciullesco, la filosofia entra in una DOP: storie di terra, tradizione feconda e proventi destinati a 5.000 donne senegalesi.

Inevitabilmente, la nostra conversazione ha finito per toccare il vero significato delle sigle DOP e IGP. Dietro questi acronimi non ci sono soltanto regolamenti rigidi e un marketing ben strutturato; ci sono uomini e donne, competenze, storie, paesaggi, tradizioni e innovazioni (un binomio, quest’ultimo, che non è affatto un ossimoro). Rappresentano la linfa di una vigorosa ripartenza dell’economia agroalimentare, accelerata a partire dall’Expo del 2025. Per la Toscana, in particolare, questo settore costituisce un vero e proprio valore aggiunto. Basti pensare che solo nel comparto vinicolo si contano oggi ben 56 prodotti tra DOP e IGP, capaci di valorizzare vitigni autoctoni straordinari come il vermentino e il ciliegiolo; l’olio toscano, dal canto suo, vanta 8 IGP e 2 DOP regionali, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. La Toscana ha scommesso con lungimiranza su un principio cardine: sono i prodotti a fare la DOP e l’IGP, e mai il contrario.

Cosa c’entra, allora, la filosofia con questo libro? Il cibo, nella storia dell’uomo, condivide con la filosofia la stessa domanda di fondo: dove stiamo andando? Il cibo è ricerca di significato; non è mera nutrizione, ma è soprattutto esperienza, identità e cultura. In quest’ottica, il sistema delle DOP ha compiuto il miracolo di rendere ricco il cibo storicamente povero, insegnandoci che la tradizione non è sterile conservazione, ma feconda coerenza. I prodotti identitari certificati non rappresentano una chiusura protezionistica, bensì un’autentica apertura, nella misura in cui sono proprio gli altri a cercarli e a richiederceli. Tutto ciò è stato reso possibile da un’agricoltura di qualità, sostenuta da una fitta rete di piccole e medie imprese: in Italia sono ben 200.000 le realtà agroalimentari che hanno scelto la via della certificazione, convinte del valore della propria terra. Un settore, questo, in perenne e vivace evoluzione.

L’autore, tuttavia, ci invita a rimanere vigili di fronte al rischio del cosiddetto effetto Disneyland dei territori. In agricoltura non tutto può e deve essere ricondotto al turismo. Questo approccio non nega affatto il ruolo cruciale che la politica agrituristica ha avuto e continua ad avere nel sostenere il comparto, ma ammonisce sulla necessità di non arrecare danno ai territori stessi. Va cercato, pertanto, un giusto equilibrio che valorizzi gli aspetti produttivi ed eviti la museificazione delle campagne. Si produce, in primo luogo, per vendere; la narrazione, per quanto affascinante, non può sostituirsi alla produzione reale. Al massimo, serve a valorizzarla e a venderla meglio.

In conclusione, Mauro Rosati focalizza l’attenzione su tre nodi programmatici fondamentali per il futuro:

  • Una gestione attenta dei rapporti tra flussi turistici, agricoltura e allevamento, preservando l’identità rurale.
  • La motivazione dei giovani verso il settore agroalimentare, anche attraverso il recupero di competenze antiche finite nel dimenticatoio (come lo storico e nobile mestiere del buttero).
  • Migliori investimenti finanziari, superando la logica dei contributi a pioggia e stimolando gli operatori verso una progettualità avanzata e strategica.

La filosofia della DOP Economy è un vero e proprio saggio, e per frequentare la saggistica occorre passione; si tratta, dunque, di un testo rivolto soprattutto a un pubblico appassionato e consapevole. Un’ultima nota di merito, tutt’altro che secondaria: i proventi delle vendite sono interamente destinati a una Onlus senegalese che offre lavoro a circa 5.000 donne impegnate nella raccolta del Madd di Casamance, un frutto selvatico locale. Un motivo in più, e nobilissimo, per acquistare, leggere e meditare su questo libro.

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