Recensione: “Il caravan” – La “casa interiore”.

Recensione: "Il caravan" - La “casa interiore”.Il caravan
di Jennifer Pashley,
Carbonio Editore

“Il Caravan” di Jennifer Pashley è un thriller in cui la trama si dipana in base ai racconti delle protagoniste che, in parallelo, sono due: Rayelle e Khaki.
Due cugine provenienti da famiglie degradate, ma con una differente e determinante base affettiva e accudente.

Descrivere la trama di questo libro ne svelerebbe il contenuto, che già di per se’ è atipico, perché a differenza della maggior parte dei romanzi di questo genere, svela immediatamente l’identità del serial Killer inseguito da Rayelle e dal giornalista Cooper, uomo con cui quest’ultima tenta di evadere dalla sua realtà devastata dall’alcol e dalle droghe e dal suo passato di abusi a South Lake.
Il racconto è scioccante, la realtà descritta è fin troppo reale in alcuni contesti.
Gli abusi e le violenze subiti nell’infanzia e un ambiente degradato e non amorevole possono arrecare dei veri e propri guasti nelle vite delle persone e in alcuni soggetti predisposti scatenare istinti feroci.

Le donne sono le vere protagoniste in questo romanzo: donne che salvano, donne che vogliono essere salvate, donne che vivono in modo promiscuo e brutale la loro sessualità e che anzi, la svendono, donne che uccidono.
Donne interrotte che non hanno mai conosciuto l’amore e che si aggrappano alla prima mano tesa, che spesso non è gesto di salvezza, ma presagio di morte.

“Accavallava le parole come se lei fosse sete e io fossi acqua” pensa nel libro l’assassino guardando per la prima volta una delle sue prede.
Questa frase agghiacciante e che mi ha colpita profondamente, descrive perfettamente l’istante della collusione, dell’incastro del non amato con il carnefice.
Un carnefice che come un cacciatore, riconosce nella preda il bisogno, la sete appunto, con i sensi affinati dalla predisposizione all’allarme, al pericolo, che egli stesso, preda nel suo passato di abusi e solitudine, ha sperimentato.
La preda con la sua sete, con il suo desiderio di essere vista, di sentirsi riscattata, amata, accettata e non più mutilata nella sua interiorità, si offre come agnello sacrificale a colui che la disintegrerà.

Il carnefice infatti, aspirando a tale innocenza, tenta di predarla per “ricomporre se stesso”, fisicamente nei fatti e metaforicamente nelle intenzioni.
I maschi nel romanzo sono lo sfondo, ma non gli assoluti colpevoli, se non di una debolezza tale, da lasciare sole queste donne nella manifestazione della loro brutale ferocia o nella risoluzione delle loro problematiche interiori.

Lo stesso Cooper, nonostante insegua l’assassino, è mosso soprattutto dall’assenza di un reale obiettivo nella vita e dal gusto della ricerca come sfida, non come reale sentimento di giustizia.

Nobile invece è il viaggio di Rayelle, che si lascia accompagnare da Cooper, ma che nel mentre elabora tutto il suo percorso e non cede al cliché della distinzione tra vittime e colpevoli, probabilmente perché riconosce in se stessa la distruzione e potenzialità nocive e autolesive e tenta quindi faticosamente, di espiare e perdonare soprattutto le proprie colpe.

Questo dovrebbe essere il motore di ogni viaggio attraverso le strade tortuose della nostra interiorità.

Il Caravan, spoglio e con poche pretese è il veicolo con cui compiere un viaggio del genere, forse perché è una sorta di “casa interiore” che è possibile portarsi ovunque, specie quando si prova davvero ad incontrare se stessi.

Jennifer Pashley è nata e vive a Syracuse (NY), dove insegna scrittura alla Syracuse University e al centro culturale Downtown Writer’s Center dell’associazione YMCA. I suoi racconti, apparsi su diversi giornali e riviste, sono stati pubblicati nelle raccolte States (2007) e The Conjurer (2013). Ha vinto il Red Hen Prize for Fiction, il Mississippi Review Fiction Prize e il Carve Magazine Esoteric Award for LGBT Fiction. Il caravan è il suo primo romanzo.

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