Recensione: “Mindful Eating on the go” – …è soltanto un gelato…

Recensione: "Mindful Eating on the go" - ...è soltanto un gelato...Mindful Eating on the go
di Jan Chozen Bays
edizione italiana a cura di Paola Iaccarino Idelson
Traduzione di Marina Petruzzi
Enrico Damiani Editore

La verità è che questo piccolo libricino fa abbastanza male, se come me avete vissuto il cibo come segno d’amore, se vi siete mai forzati a mangiare come segno di apprezzamento, per meritarsi l’ospitalità, l’attenzione, il sorriso di qualcuno.
Il cibo non è solo cibo, ma è anche fame d’amore, fame di noia, fame di comprensione.
Il nostro rapporto col cibo e ciò che rappresenta per noi diventa parte di noi e della nostra personalità, capire quali sono i meccanismi che animano questo rapporto che dobbiamo portarci dietro tutta la vita diventa essenziale se vogliamo vivere in pace con ciò che abbiamo nel piatto, con la consapevolezza che quella con il cibo è l’unica relazione che avremo per tutta la nostra vita, nel bene e nel male.

Mindful eating è di fatto un viaggio che vuole svelare questi meccanismi, quelli che ci condizionano nella scelta di cosa mangiamo, e non pensate che la fame sia solo quella dello stomaco, perchè mangiamo con gli occhi (e per quale altro motivo secondo voi ci incantiamo a guardare foto e video di ricette sui social?), c’è la fame del tatto (come quando Amèlie immerge la mano in un sacchetto di legumi. Ve la ricordate quella scena de Il favoloso mondo di Amèlie?) E così via.
C’è quel momento in cui siamo soli al mondo e ci mangeremmo chili di gelato come faceva Bridget Jones, e c’è quel momento che siamo talmente in pace con noi stessi che un misero piatto di pasta cucinato magari da qualcuno di speciale ci sembra il più saziante che abbiamo mai avuto davanti.
Non c’è nulla di male a sentire una sensazione di vuoto sembra dire Jan Chozen Bays, ma sta a noi la consapevolezza che ci porta a curarci col cibo.
 

Siamo i mangiatori più ansiosi del mondo che devono svegliarsi e curare una relazione tossica che dovremmo, inevitabilmente portare avanti.
E qui ci arriva in soccorso il cosiddetto “mindful eating”, un’avventura caratterizzata da curiosità, indagine, e vergogna, tanta vergogna che abbiamo seppellito sotto quei chili di gelato o diete iper rigide che abbiamo usato per punirci. Alla fine la soluzione è la più semplice e complicata del mondo: ascoltarci, perchè ciò di cui abbiamo bisogno è sempre dentro di noi.
Solo con un approccio intuitivo all’alimentazione potremo liberarci dalla prigione delle regole, dal rigido controllo e dal senso di colpa e della vergogna di aver fallito.

Un gelato non è un fallimento, non è neanche un premio, è solo un gelato, per lo più buonissimo.

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