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A Trieste il museo dedicato a GIUSEPPE TARTINI, con cimeli e oggetti personaliDue archetti del suo violino, testimonianza tangibile dell‘attenzione di Giuseppe Tartini alla tenuta del suono: un’innovazione progettata con lungimiranza, che aprirà la strada alle sonorità preromantiche. E ancora: manoscritti che testimoniano le rilevanti ricerche teoriche in ambito acustico, spartiti tramandati in edizioni a stampa settecentesche, letterecimeli, oggetti personali come la parrucca e persino la maschera mortuaria che ci riporta ai suoi ultimi istanti di vita terrena. Giuseppe Tartini, poliedrico genio dell’età dei Lumi, insigne violinista e compositore ma anche appassionato didatta, scienziato e sperimentatore di innovazioni tecnologiche sul violino e l’archetto, nei 250 anni + 1 dalla scomparsa (26 febbraio 1770) rivive attraverso il Museo allestito nel Conservatorio di Trieste che proprio a lui è intitolato. Il geniale violinista del “Trillo del diavolo” nasceva a Pirano d’Istria l’8 aprile 2021, e ora apre  La stanza di Tartini, uno spazio “fisico” e tangibile, una sede museale permanente e interattiva che doveva essere inaugurata con le celebrazioni tartiniane 2020, sospese a seguito dell’irruzione pandemica. Un anno dopo il museo, in attesa di aprire alle visite in presenza negli spazi del Conservatorio Tartini a Trieste (via Ghega 12), si propone al pubblico di qualsiasi latitudine attraverso un percorso digitale accessibile a tutti, una vera e propria visita guidatadisponibile in un clic sul sito discovertartini.eu L’itinerario virtuale de “La stanza di Tartini, curato dai musicologi Margherita Canale e Paolo Da Col, è collegato in via digitale al polo di Pirano, dove si trova la casa natale del violinista, e ai progetti tartiniani di Padova, città in cui a lungo operò Tartini come Maestro di Cappella alla Basilica del Santo. Per accedere a La stanza di Tartini e proiettarsi nel microcosmo del grande violinista, alla (ri)scoperta delle sue musiche e degli oggetti che lo hanno accompagnato nel corso della vita, basterà cliccare dall’8 aprile sul link         https://www.discovertartini.eu/lastanzaditartini/

I visitatori, attraverso immagini e panoramiche a 360 gradi, potranno individuare gli elementi interattivi della mostra che, di volta in volta cliccati, schiuderanno interventi video, letture, esecuzioni musicali.

Si parte, idealmente, dai due archetti del violino di Giuseppe Tartini, che evidenziano l’interesse del compositore per il suono e i suoi studi per la modifica dell’archetto al fine di consentire una maggiore tenuta nell’esecuzione: le sue innovazioni verranno sviluppate dagli archettai francesi dell’Ottocento. E a proposito della montatura del violino (ponticello, cordiera e bottone, capotasto, nasetto dell’arco), scopriremo che Tartini si occupava di liuteria e commerciava anche in violini (cfr Epistolario Tartini) collaborando con il liutaio padovano Bagatella. Ma dove sono finiti i violini di Tartini? Alcune ipotesi possono essere fatte grazie al documento testamentario conservato a Pirano.  Parte significativa sarà giocata dall’Epistolario di Giuseppe Tartini, “Lettere e documenti” (EUT 2020), che per la prima volta raccoglie oltre 200 lettere, per la maggior parte inedite, a cura del Conservatorio di Trieste: un fascio di luce sulla personalità artistica di Giuseppe Tartini ma anche sulla sua dimensione umana e quotidiana. Tartini aveva attenzione alla sua imagine, tanto che in una missiva a Padre Martini si lamentava per un suo ritratto, realizzato “a tradimento”, di nascosto … In mostra anche i due manoscritti autografi di opere teoriche di Tartini su questioni fisico acustiche: una bozza di alcune pagine del Trattato pubblicato nel 1767. Il Traité des Agreements rientra nella visita virtuale grazie all’acquisto “scoop” del Conservatorio sul mercato antiquario. Si parla ancora del “terzo suono” che Tartini pone a fondamento delle leggi dell’armonia musicale, delle edizioni a stampa settecentesche delle Sonate di Tartini con dedica agli allievi, del rapporto con gli editori e dei casi di pirateria editoriale, si esamineranno le parti d’orchestra manoscritte dei concerti di Tartini e le lettere coeve che ripercorrono le esibizioni di Tartini, la sua amicizia e il sodalizio musicale con il violoncellista Antonio Vandini. le dediche ad allievi (provenienti persino da Giava).      I cimeli tartiniani sono in dotazione al Conservatorio Tartini di Trieste, ma come giunsero tutti questi oggetti nella Biblioteca di un Conservatorio la cui istituzione risale al 1953? Si è trattato di un avventuroso passaggio, di mano in mano, sino alla donazione del 1903 al Liceo Musicale “Tartini” da parte dell’ultimo proprietario, Ettore Rampini. La loro proprietà è fatta risalire allo stesso Tartini: dopo la sua scomparsa, il 26 febbraio 1770, il suo allievo violinista, Giulio Meneghini (1741-1824), nel 1765 divenuto successore alla guida degli strumentisti della basilica di S. Antonio di Padova, possedeva «un celebre violino appartenente un tempo al Tartini, del pari che diverse autografe suonate, e la maschera pure originale del medesimo», secondo una testimonianza del 1807 (Antonio Neumayr, Illustrazione del Prato della Valle ossia della piazza delle statue di Padova, Padova 1807). Nel 2008 si è costituito all’interno del Conservatorio Tartini il “Centro di documentazione e studi tartiniani Bruno e Michèle Polli” che promuove la conoscenza, la valorizzazione e la diffusione della documentazione e delle fonti relative all’opera di Giuseppe Tartini e al coevo repertorio musicale italiano ed europeo, con particolare riferimento alla letteratura violinistica. Info e approfondimenti: discovertartini.it       www.conts.it 

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