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CuriosArte: L’isola dei morti – il quadro preferito di Hitler

CuriosArte: L'isola dei morti - il quadro preferito di HitlerIl 12 novembre del 1940 il Ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop, il Presidente dei Commissari del Popolo russo Vjačeslav Molotov e il Führer del Terzo Reich, Adolf Hitler; nello studio della Cancelleria del Reich, si incontrano per la rettifica e la messa a punto del Patto Molotov-Ribbentrop, il trattato di non aggressione fra il Reich e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, firmato nell’agosto del 1939.

In realtà scopo principale di ognuno è prendere tempo in attesa dell’ora propizia allo scacco finale, un equilibrio apparente tra totalitarismi in attesa di ampliare i propri territori.

In una foto che li ritrae, alle loro spalle, sulla parete dello sfondo, vediamo l’Isola dei morti del pittore Arnold Böcklin, il quadro preferito di Hitler.

CuriosArte: L'isola dei morti - il quadro preferito di HitlerL’artista realizzò cinque versioni del dipinto dal 1880 al 1886, titolo iniziale fu Die Gräberinsel, L’isola dei sepolcri. Il titolo Die Toteninsel, L’isola dei morti, venne attribuito all’opera dal mercante d’arte Fritz Gurlitt nel 1883.

Il quadro nella versione più nota fu commissionato da una nobildonna tedesca, Marie Berna, in commemorazione del defunto marito Georg Von Berna. Marie Berna rimase molto colpita dall’opera che Arnold Böcklin esponeva nel suo studio a Firenze, disse di volere un quadro “per sognare” e quel quadro, effettivamente, nella sua statica pace aveva qualcosa di onirico. Chiese però che venisse fatta una modifica, che venisse aggiunta una bara traghettata verso l’isola.

Scrisse l’artista alla sua committente: “Mercoledì scorso ho terminato “L’isola dei morti”. Lei vi si immergerà sognando, in questo oscuro mondo di ombre, fino a credere di aver sentito il soffio lieve che increspa la superficie del mare, fino a voler distruggere il solenne silenzio con una parola detta ad alta voce.”
Tanti restarono affascinati dal potere ipnotico del dipinto, che divenne famoso soprattutto per aver provocato in più di uno spettatore la Sindrome di Stendhal.

Il pittore realizzò le successive versioni su commissione di privati e musei.
La terza versione del dipinto, realizzata nel 1883 per il mercante Gürlitt, finì all’asta nel 1936. Tra gli sguardi sbigottiti dei presenti, il Führer in abiti civili, ossessionato dall’opera tanto da voler possederla a tutti i costi, comparve in sala per partecipare all’asta.

Hitler il dittatore nazista amò a tal punto il quadro da volerlo nella sua stanza di rappresentanza e da esso non si separò mai, nemmeno in punto di morte. La sua ossessione per il dipinto era nutrita dalla stessa curiosità che spingeva il dittatore tedesco alla ricerca delle radici della civiltà e cultura ariana e all’interesse che andava dalla svastica, segno solare ridotto a rappresentazione della follia nazista, alla Heilige lunch, cioè la lancia del destino o di Longino, il centurione romano che trafisse il costato di Gesù proprio con quella lancia, per porre fine alle sue sofferenze terrene.

Hitler inseguì nel corso della sua folle avventura tutti i simboli esoterici delle religioni più svariate, celtiche, cattolica e atre. Dal Graal all’Arca dell’alleanza, dal Vril alla Heilige lunch.

Sul finire del mese di aprile del 1945 Berlino brucia e per la Germania ormai tutto è perduto, Hitler sposa la sua compagna Eva Braun all’interno del Führerbunker. Alle 15:30 dello stesso giorno, il 30 aprile, Hitler si spara nella stanza in cui custodiva il quadro a cui tanto teneva.

I sovietici occupano la Cancelleria il 2 maggio, scesi all’interno del bunker si fermano davanti al dipinto. Restano colpiti dal suo alone di mistero e decidono di prenderlo come bottino di guerra.
L’isola dei morti resta a Mosca fino al 1979, per poi essere acquistato e riportato a Berlino.
Oggi è esposto in una sala della Alte Nationalgalerie.

Di volta in volta l’isola del quadro è stata identificata con l’isola greca di Pontikonissi, con Capri, con Ischia e con l’isola San Giorgio, di fronte alle coste del Montenegro. Böcklin non disse mai se fosse un luogo reale o una sua invenzione. Pare che per dipingerla si ispirò al cimitero dove era sepolta una sua figlia.

Si conosce poco delle intenzioni dell’artista e nulla della storia che vuole raccontare, però non si può negare che questa scena abbia la forza di spingere l’osservatore all’interno di una visione onirica, di un sogno lontano eppure prossimo, pregno di riferimenti culturali e geografici.

 

 

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