Economisti allo stadio, firmato da Paul Oyer e pubblicato da Il Saggiatore, racconta, con stile semplice e colloquiale, il rapporto che esiste oramai da anni tra sport ed economia.
Lo sport come fenomeno di massa, come spettacolo di arena, Panem et Circenses si sarebbe detto qualche secolo, fa esiste ancora e continuerà a evolversi in forme più sofisticate.
Paul Boyer ci mostra il lato dark dello sport, analizza come grazie a ingenti investimenti economici la Norvegia è diventata una potenza nello sci nordico, non solo grazie alla vicinanza delle piste da sci; come il Kenya domini da anni discipline quali la maratona e le corse di lunghe distanze oltre che per la conformazione fisica degli atleti e la loro attitudine alla fatica, anche grazie alla facilità di reperire il materiale di allenamento, in vero molto semplice rispetto all’equipaggiamento necessario per un Quarterback o un Hockeista su ghiaccio.
Scopriremo perché grazie a oculate scelte economiche e politiche il Liechtenstein ha una quantità di medaglie d’oro pro-capite superiore agli USA, e perché, anche per merito di incentivi scolastici, la Repubblica Ceca si è distinta per vari anni nel tennis e la Corea del Sud nel tiro con l’arco.
Il capitolo a mio parere più interessante è quello sul doping visto come una piaga inevitabile, quando non proprio appoggiata dalle federazioni, dal movimento intero di sport come Ciclismo e Baseball. Il pubblico ha semplicemente bisogno di eroi e di spettacolo e il tutto viene tollerato tranquillamente in base ai milioni di dollari che si movimentano.
Dopo la lettura di questo libro l’idea che avevate di sport come maestro di vita o come portatore di valori sani potrebbe subire un cambiamento.
Altro capitolo interessante è quello sul Basket dove Paul Oyer vede Michael Jordan prevalere non solo per le sue stupende schiacciate e il suo gioco luminoso ma anche per le decisioni che ha preso seguendo la strada dettata dall’economia, come quando, marcato inesorabilmente, passò la palla a un oscuro panchinaro che ovviamente fece il canestro della vittoria. Decisione presa in base alla teoria dei giochi, alla matematica e alle iterazioni strategiche tra giocatori razionali quando le scelte di ciascuno influenzano il bene collettivo.
Economisti allo stadio è, dunque, un saggio originale che va oltre gli spalti gremiti, gli storici home run, i rigori decisivi, la costruzione di nuovi impianti o l’assegnazione delle Olimpiadi, ovviamente sempre in perdita. Il legame con l’economia si è fatto stretto in tutte le discipline sportive che devono portare soldi ai network televisivi e creare spettacolo e noi telespettatori ne siamo i primi responsabili.
Ma dopo la lettura del libro continueremo certamente a guardare lo sport in tv, probabilmente con occhio diverso, e incoraggeremo ancora i nostri figli e nipoti a praticare un’attività sportiva non per l’importanza dello stipendio ma perché la socialità e il benessere fisico e psicologico continueranno a essere l’obiettivo principale, nonostante le teorie dello studioso americano.
Quindi, compriamoci un paio di scarpette e andiamo a correre al parco; anche se temo che, vista la popolarità del tennis italiano contemporaneo, saranno vendute più racchette e palline rispetto a ogni altra attrezzatura sportiva.
Che abbia in fondo ragione Paul Oyer?
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