I film che meritavano di più rivivono allo Spazio Scena. Si comincia il 24 febbraio con “Giulia” di Ciro De Caro.
Un nuovo ciclo di proiezioni per il cinema italiano incompreso
Esiste un cinema italiano di qualità che nessuno ha visto. Non perché sia brutto. Anzi, tutt’altro.
Si tratta di opere coraggiose, originali, capaci di raccontare il presente. Eppure sono finite ai margini. Distribuzioni limitate, uscite sbagliate, la pandemia. Spesso solo una coincidenza sfavorevole ha deciso il loro destino.
Adesso, però, qualcuno vuole rimediare.
La Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté ha lanciato BELLI&DANNATI, un nuovo ciclo di proiezioni allo Spazio Scena di Roma. L’obiettivo è chiaro: riportare in sala i film che meritavano un pubblico più grande.
Cos’è BELLI&DANNATI: non una semplice rassegna
Non si tratta di una rassegna nostalgica. È invece un’operazione culturale vera e propria.
BELLI&DANNATI vuole riaprire il dialogo con film che hanno sperimentato linguaggi nuovi. Opere che hanno raccontato fragilità e conflitti contemporanei. Ma che, per cause esterne, non sono riuscite a sedimentarsi nell’immaginario collettivo.
Ogni proiezione diventa quindi un momento di incontro. Tra autori, studenti e pubblico. Un’occasione per riflettere anche sul sistema produttivo e distributivo del cinema italiano.
Si parte il 24 febbraio con “Giulia” di Ciro De Caro
Ad aprire il ciclo sarà Giulia – Una selvaggia voglia di libertà (2021). L’appuntamento è per martedì 24 febbraio alle ore 18:30 allo Spazio Scena.
Il film è diretto da Ciro De Caro, regista romano cresciuto a Battipaglia. Fu presentato alle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia. Ottenne inoltre una candidatura ai David di Donatello.
Prima della proiezione, De Caro dialogherà con Boris Sollazzo, curatore della rassegna. Un incontro da non perdere per chi ama il cinema d’autore italiano.
La trama: Roma, la pandemia e una ragazza in cerca di libertà
Giulia ha trent’anni. Vive un’estate romana soffocante, segnata dal Covid-19.
Il centro anziani dove fa volontariato chiude. La sua relazione sentimentale finisce di colpo. Giulia, incapace di accettarlo, continua a orbitare attorno al suo ex. Fino a ritrovarsi senza casa.
Inizia così un vagabondaggio per le strade di Roma. Zaino in spalla, fragilità e ostinazione si alternano continuamente. Lungo il cammino incontra figure altrettanto smarrite, che in modi diversi si prendono cura di lei.
Il cast include Rosa Palasciano, Valerio Di Benedetto, Fabrizio Ciavoni e altri giovani talenti del cinema indipendente italiano.
Lo stile di De Caro: realismo, naturalezza, verità
De Caro definisce il suo approccio con tre parole precise: “realismo, naturalezza, verità”.
Niente trucco per gli attori. Solo luce naturale. Nessuna musica extradiegetica, tranne quando i personaggi cantano e ballano davvero.
Il risultato è un film che scorre con leggerezza apparente. Eppure, progressivamente, lascia emergere una tensione drammatica sottile e sotterranea.
«Volevo fare un film leggero e godibile proprio perché vero e sincero», ha dichiarato il regista. «Un film dove si ride, mentre un dramma si insinua nello spettatore».
Tuttavia, Giulia non offre riscatti consolatori. Il suo percorso resta aperto, problematico, ambiguo. Ed è proprio questa caratteristica a renderlo un’opera capace di generare dibattito.
Ciro De Caro: un autore in ascesa nel cinema italiano indipendente
De Caro ha esordito nel lungometraggio con Spaghetti Story (2013). Ha proseguito con Acqua di marzo (2016). Giulia ha poi consolidato il suo percorso autoriale.
Nel 2024 ha diretto Taxi Monamour, unico film italiano in concorso alle Giornate degli Autori a Venezia. Ha vinto il Premio del pubblico, confermando il suo talento riconosciuto a livello internazionale.
Il suo cinema guarda sempre ai margini. Alle fragilità del presente. Con uno sguardo intimo e mai giudicante.
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