Lalla Romano stasera su Rai Storia: la scrittrice che ruppe il tabù della maternità

Un documentario ripercorre la vita e l’opera di una delle voci più originali del Novecento italiano, a venticinque anni dalla scomparsa


Il ritratto di una scrittrice libera e difficile da classificare

Venerdì 26 giugno, alle 16.00 su Rai Storia, va in onda Il segno delle donne, coproduzione originale Rai Storia – Anele. L’appuntamento è dedicato a Lalla Romano, una delle scrittrici più originali del Novecento italiano. Rai Cultura rende omaggio alla scrittrice a venticinque anni dalla sua scomparsa. A interpretarla è Pamela Villoresi, in un racconto guidato dalla giornalista Rachele Ferrario.

A raccontare Romano sono voci autorevoli. Tra queste, il giornalista e secondo marito Antonio Ria. Poi gli storici della letteratura Mirella Serri e Giulio Ferroni. E ancora la storica dell’arte Martina Corgnati.

Il risultato è un ritratto articolato, mai celebrativo. Romano era pittrice, poetessa, traduttrice e insegnante. Soprattutto, era una scrittrice capace di mettere a disagio.

Modifica data e ora


Il Premio Strega e la rottura con il figlio

Nel 1969, Lalla Romano vince il Premio Strega con Le parole tra noi leggere. È un successo letterario. Ma ha un costo personale altissimo.

Suo figlio Piero rompe con lei. Non tollera di essere diventato un personaggio letterario. Non accetta di vedere trasformato in narrazione il loro rapporto difficile. Non vuole essere il simbolo generazionale della contestazione.

Per Romano, però, arte e vita non si possono separare. Scrivere di quel rapporto era un tentativo di comprenderlo. Non una violazione, ma un atto d’amore.

Tuttavia, il confine tra le due cose può essere sottile. E doloroso.


Una voce che ha rotto un tabù

Con quel romanzo controverso, Lalla Romano entra tra i classici del Novecento. Vince con una lingua che Pasolini definiva «pura, eletta e selettiva». Vittorini, invece, riconosceva nella sua scrittura una «sapienza da orefice».

Ma la vera rottura è un’altra. Romano è tra le prime scrittrici italiane del Novecento a raccontare le contraddizioni della maternità. Porta in letteratura ciò che spesso si tace: il dramma nascosto nel rapporto con un figlio. La possibilità che l’amore conviva con il rifiuto.

Lo fa con eleganza e rigore. Senza enfasi. Senza retorica.

La formazione: dalle immagini alla prosa

Il documentario torna anche alle origini della scrittrice. Romano cresce a Demonte, nel Cuneese. Il padre è fotografo e le insegna a pensare per immagini. Poi arriva Torino, l’università, i grandi incontri.

Tra questi, l’amicizia con Cesare Pavese. E i sodalizi con Lionello Venturi e Felice Casorati. La prima vita di Romano è quella da pittrice.

Poi arriva la guerra. L’antifascismo. Il Partito d’Azione. Il rapporto con Einaudi.

E infine la rivelazione: tradurre l’Educazione sentimentale di Flaubert le mostra che la prosa può avere lo stesso rigore della poesia.


Memoria, scrittura e visione della vita

Ricordi come materia grezza

In Lalla Romano, memoria e fantasia non si oppongono. I ricordi, diceva, «non sono ancora memoria». Sono frammenti. Materia grezza da trasformare.

È lì che nasce la scrittura. Nel punto in cui la vita viene interrogata e ricomposta. Una visione che accomuna Romano ad altre grandi autrici esplorate su puntozip.net nella sezione dedicata alla narrativa italiana.

«I miei libri sono il mio amore per la vita»

Le sue parole restano nitide: «Di drammi, la vita è piena. La memoria conserva, ma anche deforma. Io questo lo accetto. I miei libri sono la mia visione della vita, il mio amore per la vita».

Una dichiarazione di metodo, prima ancora che di poetica. Romano non cercava la fedeltà assoluta al ricordo. Cercava la verità della propria visione.

Venerdì 26 giugno alle 16.00, Rai Storia offre l’occasione di (ri)scoprirla.

Autore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*