Un viaggio teatrale nel Seicento, tra peste, comici e Commedia dell’Arte
Al Teatro Vittoria di Roma va in scena uno spettacolo che mescola storia, teatro e invenzione. Dal 17 al 29 marzo, Enzo Decaro porta in scena L’Avaro Immaginario – In viaggio verso Molière, da Napoli a Parigi. Lo spettacolo viene trasmesso stasera su Rai 5 alle 21:15.
Decaro firma sia il testo che la regia. Accanto a lui, un ensemble di sette attori: Luigi Bignone, Angela De Matteo, Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Massimo Pagano, Fabiana Russo e Ingrid Sansone. La produzione è de I Due della Città del Sole.
Sette quadri e un carretto di comici
Lo spettacolo si articola in sette quadri, un prologo e un epilogo. Al centro c’è Oreste Bruno, capocomico della compagnia dei Fratelli dè Bruno da Nola. La famiglia si dichiara discendente del filosofo Giordano Bruno. È una “carretta dei comici” in pieno stile seicentesco, cara anche alla tradizione dei De Filippo.
Il viaggio ha una meta precisa: Parigi, il teatro, Molière. Ma è anche una fuga. Una terribile epidemia di peste costringe la compagnia ad abbandonare il Sud. Così, il viaggio diventa insieme avventura e speranza di salvezza.
Lungo il percorso, ogni fermata è un’occasione. Quando la compagnia arriva vicino a un mercato o a un assembramento, il carretto si trasforma in palcoscenico. E il teatro diventa strumento di sopravvivenza.
Molière tra L’Avaro e il Malato Immaginario
I cavalli di battaglia della compagnia sono due opere di Molière: L’Avaro e Il Malato Immaginario. Tuttavia, non si tratta di rappresentazioni fedeli. I momenti salienti vengono adattati al luogo e al pubblico presente. Il risultato è un teatro vivo, improvvisato, popolare.
Questo approccio riflette la tradizione della Commedia dell’Arte, che nel Seicento attraversava tutta Europa. Non a caso, Pulcinella a Parigi diventava Scaramouche. Il confine tra cultura napoletana e quella francese era, quindi, molto più sottile di quanto si pensi.
Nino Rota e le villanelle del Seicento
Sul piano musicale, l’impianto sonoro rielabora le musiche di Nino Rota tratte da Le Molière Imaginaire. A queste si aggiungono suggestioni di villanelle e canti popolari del Seicento napoletano. Il risultato è un paesaggio sonoro che accompagna il viaggio con grande coerenza stilistica.
Inoltre, lo spettacolo tocca anche il rapporto con Corneille, che secondo alcune ipotesi si celerebbe dietro alcune opere di Molière. Un dettaglio che aggiunge profondità filologica a uno spettacolo già ricco di riferimenti storici.
Un Seicento che parla ancora al presente
Il Seicento era un secolo di guerre e epidemie. Eppure, era anche un’epoca di intuizioni profonde. Lo spettacolo di Decaro non si limita a raccontare quel tempo. Piuttosto, ne usa la lente per riflettere su temi ancora attuali: la resilienza, la creatività come risposta alla crisi, il potere del teatro.
L’Avaro Immaginario è, quindi, molto più di una rivisitazione classica. È un viaggio nel tempo che parla anche di oggi.
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