Un caschetto biondo platino che ha fatto storia. Raffaella Carrà, icona indiscussa della televisione italiana, torna protagonista stasera alle 18.10 su Rai 5. L’appuntamento è con “Storie della Tv” condotto da Aldo Grasso, dedicato all’anniversario della sua nascita.
La rivoluzione gentile di Raffaella Carrà
Mora e riccia per natura, scelse di diventare bionda e liscia per praticità. Quella scelta estetica divenne un simbolo. Per sessant’anni ha abitato le case degli italiani con il suo sorriso inconfondibile. Signora del telefono, soubrette, intervistatrice, ballerina e presentatrice: Raffaella è stata tutto questo e molto altro.
Inoltre, la puntata di stasera propone testimonianze esclusive. Intervengono Barbara Boncompagni, Caterina Rita, Stefano Vezzoli e Giancarlo Magalli. Partecipano anche Luca Sabatelli e Stefano Rianda, che raccontano aneddoti sulla regina della televisione.
Un’icona trasversale e rivoluzionaria
La Carrà fu protagonista di una “smooth revolution” che coinvolse l’intera società italiana. Dei suoi ideali non fece mai bandiera politica. Tuttavia, diede alle persone il coraggio di manifestarsi liberamente.
La comunità Lgbt la amò profondamente. Come disse il costumista Luca Sabatelli, era “quella barbie che i ragazzi gay non hanno potuto avere”. Quando scomparve nel 2021, sui social esplose un’ondata di amore intergenerazionale. Le note di “Pedro” accompagnarono quel tributo spontaneo e commovente.
Lo stile Carrà: sensualità e colore
Spalline, zeppe, matite nere, labbra carnose. E poi paillettes, lustrini e una cascata di colori. Raffaella fu portatrice di una sensualità gentile che diede impulso alla rivoluzione dei costumi.
“Raffaella Carrà no es mujer, es un estilo de vida”, disse Pedro Almodovar. L’artista Francesco Vezzoli cita spesso questa frase emblematica. Del resto, il suo “Tuca tuca” a ombelico scoperto fece scalpore alla Canzonissima del 1971. Solo l’esibizione con Alberto Sordi riuscì a sdoganare quella performance audace.
Le sigle che hanno fatto epoca
Da “Ma che musica” a “Fatalità”, passando per “Tanti auguri” e “Ballo ballo”. Le sigle dei suoi programmi accompagnarono la colonna sonora dell’Italia. Attraversarono il boom economico, gli anni di piombo, lo yuppismo e la crisi.
Raffaella intervistava, presentava, ballava e cantava con uguale maestria. Con “Pronto Raffaella” – il primo mezzogiorno televisivo della Rai – diede voce alle casalinghe. Quel pubblico prima era invisibile, ma lei gli restituì dignità.
Una carriera internazionale
Parlava perfettamente inglese, francese e spagnolo. Nei suoi programmi ospitò personalità come Madre Teresa di Calcutta, Stevie Wonder ed Ella Fitzgerald. Le ultime cinque puntate di “Buonasera Raffaella” furono trasmesse direttamente da New York.
“Carramba che sorpresa” la consacrò definitivamente come “nostra signora dei ricongiungimenti”. Amava i film di guerra perché si identificava nel generale. In fondo, più di tutto, Raffaella fu una grande lavoratrice instancabile.
L’appuntamento di stasera su Rai 5 celebra dunque un’artista completa. Una donna che ha saputo attraversare decenni di storia della televisione italiana lasciando un segno indelebile. Il suo caschetto biondo continua a brillare nella memoria collettiva.
Commenta per primo