Se ai tempi del Covid avete innalzato e sventolato la bandiera dei No-vax, non leggete Genomica sociale. Oppure leggetelo, anzi: imponetevi di leggerlo, ma solo a condizione che siate umilmente disposti a ricredervi a fronte di semplici, inoppugnabili evidenze scientifiche.
Non leggete questo libro se condividete il progetto politico (scellerato, a detta degli autori) dell’autonomia differenziata delle regioni.
Non leggete questo libro se siete sostenitori della riduzione della spesa statale per la salute pubblica e del corrispondente aumento della spesa per la difesa dei confini nazionali.
Non leggete questo libro, infine, se fate parte di, o tifate per, quello sparuto gruppo di tecno- capital-burattinai della finanza che governano il mondo e lo stanno traghettando verso il post- umano.
Ma che c’entra tutto ciò con un trattato scientifico divulgativo impostato sulla genomica e il DNA? C’entra, c’entra eccome. Ma prima, lasciatemi spendere alcune parole di incondizionata lode e fervido ringraziamento alla casa editrice Carocci per il coraggio con cui affronta e assolve la missione di una divulgazione scientifica strettamente legata agli aspetti e alle questioni sociali.
Personalmente, sono già stato deliziato dalla lettura (con successiva recensione) di saggi come Nei palchi e sulle sedie (Carlida Steffan e Luca Zoppelli), I Greci, i Romani e… gli animali (Marco Vespa), Accoppiamenti bestiali (Thierry Lodé). Ora vengo deliziato – ma forse è più appropriato dire: profondamente turbato – da questo breve e folgorante saggio scientifico divulgativo, scritto a quattro mani.
Le quattro mani sono di: Manuela Monti, giovane (presumo) ricercatrice in bioingegneria e professoressa associata presso il Dipartimento Sanità Pubblica dell’Università di Pavia e Carlo Alberto Redi, biologo e professore di Zoologia nel medesimo ateneo. I due sono abituati a lavorare assieme e hanno alle spalle, oltre a questo, altri trattati in materia di biologia.
La coppia Monti-Redi, dunque, è ben rodata e la attendiamo al varco con le prossime pubblicazioni… scientifico-intriganti.
Perché non sarà usuale, ma penso sia corretto definire intrigante questo incisivo e – ripeto – turbativo saggio sulla genomica sociale, vale a dire sull’impatto che le condizioni sociali (ambientali, economiche, etc.) hanno sul genoma dell’individuo. Specificandosi – mi esprimo in termini del tutto approssimativi, dei quali chiedo venia agli autori – che il genoma è l’insieme del materiale genetico di un organismo vivente, che fornisce tutte le informazioni biologiche sulle caratteristiche, le funzioni, le potenzialità, le aspettative e gli attendibili sviluppi evolutivi di ogni organismo vivente.
Da questa premessa al mettere scientificamente sotto accusa – sì, sotto accusa! – i governanti del mondo e dell’umanità, il passo è davvero breve. Perché se è scientificamente acclarato che i fattori ambientali influiscono sul nostro DNA e sono capaci di modificarlo, attuando un processo evolutivo in tutto e per tutto darwiniano, non si può non indagare sulle cause sociali del degrado ambientale.
Sono brutalmente categorici i due autori: i fattori ambientali si incarnano nel DNA e il sociale si fa biologico.
Si comprende allora perché i governanti non possono sfuggire a una messa in stato d’accusa. Perché, ci ricordano Monti e Redi, per fattori ambientali si deve intendere il complesso delle condizioni, dei fattori, degli agenti esterni che marcano la vita quotidiana di ciascuno di noi sul pianeta Terra.
Entrano quindi in gioco tutti quei fattori negativi – con in testa il degrado ambientale (qualità dell’aria, inquinamento da plastica e rifiuti indistruttibili) – attribuibili a una crescita economica selvaggia, all’insegna della deregulation, allo sfrenato sviluppo di una società che gli autori definiscono transegualitaria, nella quale è sempre più ampia (una vera e propria voragine) la forbice tra lo sparuto gruppetto dei mega miliardari (i Paperoni padroni del mondo) e i poveri del mondo, in costante preoccupante crescita (preoccupante? Sembra che i numeri da capogiro interessino davvero pochi volonterosi delle scienze sociali…).
Non starò certo a ricordare i tanti e diversi fattori di grave rischio, che possono compromettere e fare evolvere in peius il nostro DNA, elencati dagli autori. Qui mi interessa solo accennare a due aspetti evidenziati da Monti e Redi e corroborati da dati scientifici, perciò del tutto asettici, cioè non fondati su posizioni sociopolitiche preconcette.
Il primo: tutti o quasi tutti i fattori ambientali negativi (cominciando, per citarne uno tra i più gravi e diffusi, dalle cattive abitudini alimentari, responsabili dell’obesità e del suo corollario: il diabete) colpiscono in misura molto più grave le classi sociali poste ai gradini più bassi della scala socioeconomica, rispetto a quelle più abbienti. Ciò dovrebbe essere sufficiente per convincersi che la sanità pubblica non ha prezzo, nel senso che la spesa pubblica per la salute dei cittadini e la prevenzione delle malattie non va valutata e calibrata in base a calcoli e criteri economico finanziari.
Il secondo: le marcature epigenetiche delle cellule germinali sono facilmente trasmissibili di generazione in generazione se sono acquisite a causa delle condizioni socioeconomiche. In altri termini, e per restare nell’esempio fatto prima, è già nell’utero della madre gestante, o dagli spermatozoi del padre fecondante, che il nascituro può ricevere, ringraziando la società di diseguali in cui è destinato a vivere e morire, le marcature epigenetiche che lo condurranno con ogni probabilità a essere obeso e ammalarsi di diabete.
E così, gli scenari sociopolitici davvero desolanti contro i quali i due nostri coraggiosi scienziati si scagliano, inducono conclusivamente gli stessi a citare Kant (Fondazione della metafisica dei costumi) per condividerne un concetto che sembra oggi del tutto dimenticato o snobbato: tutto ha o un prezzo o una dignità… il valore della vita umana è incommensurabilmente superiore a tutti gli equivalenti putativi: supporre che tali valori possano venire scambiati significa profanare la sacralità.
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