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Recensione: “L’accordo – Era l’estate del 1979” – Il valore della Speranza

Recensione: "L’accordo - Era l’estate del 1979" - Il valore della Speranza

L’accordo. Era l’estate del 1979
di Paolo Scardanelli,
Editore Carbonio.

Il romanzo di Paolo Scardanelli, L’accordo – Era l’estate del 1979, racconta dell’amicizia tra Paolo e Andrea.
Nell’estate post maturità, Paolo parte insieme ad altri coetanei per un campo estivo in Friuli, mentre Andrea, imprigionato in una situazione familiare drammatica e asfissiante, resta bloccato in Sicilia.
Questo viaggio sarà un punto di origine, uno spartiacque, che segnerà le vite dei due amici in modo differente. Sullo sfondo, il tramonto di illusioni e ideali dei giovani del tempo e l’inizio del disimpegno politico.

La vita di Andrea sarà caratterizzata da un tragico evento che decreterà il distacco definitivo dal gruppo di amici e dallo stesso Paolo, che racconterà con estrema delicatezza le motivazioni ed il rimpianto per questa grande perdita.
“L’accordo” è un romanzo profondo e sincero, da assaporare con grande lentezza, perché ogni singolo periodo composto, è ricco di riflessioni e spunti introspettivi e filosofici.

La prosa è molto densa in quanto si sviluppa come un vero e proprio flusso di coscienza dell’autore. La scrittura di Scardanelli potrebbe apparire bulimica, ma in realtà ogni impeto emotivo nel testo permette di aprire ulteriori varchi sulla comprensione delle dinamiche che determinano le due vite completamente differenti dei protagonisti.
Il romanzo narra di queste due vite in parallelo.
Una, quella di Paolo il protagonista, che è la voce narrante e riflessiva, l’altra quella di Andrea in cui l’altra si riflette e a cui si rapporta.
Una delle due vite è sopraffatta dal non senso e sprofonda nell’abisso, l’altra riesce a sopravvivere alla caduta delle illusioni, a tenersi in piedi, forte della speranza.

Scrive Scardanelli di Paolo:
“Io comunque tengo sempre uno spazio nel mio cuore per la Speranza. Ho imparato che bisogna. È stata sempre questa la differenza tra Andrea e me. Idealismo credo possa definirsi; e mi ha salvato la vita”.
Paolo prova un grande amore nei confronti di Andrea, nonostante le loro evidenti differenze, essendo capace di un’intima comprensione di tutti processi emotivi che hanno determinato le scelte estreme dell’amico.
L’autore non fa che evidenziare continuamente, quasi in modo isterico, non suscettibile di rassegnazione, questa deviazione di Andrea dallo stesso punto di origine di Paolo.
Una deviazione che ha avuto a che fare ad esempio, con l’incapacità di Andrea di aprirsi alla condivisione, in mancanza della quale egli è rimasto solo nelle proprie scelte, percependo questa profonda solitudine come insostenibile.

Andrea è stato, secondo le riflessioni di Paolo, incapace di stare in armonioso equilibrio nella dinamica disordinata che è propria della vita, inabile in qualcosa che ha a che fare con l’uscire da se stessi e il sapervi rientrare, barcamenandosi con abilità tra questo dentro e il fuori.
La sua sensibilità estrema non gli ha permesso di andare oltre le proprie ferite, identificandosi con esse e rendendolo intriso di rancore. Andrea non ha saputo rapportarsi con il dolore che si fa spina dorsale della consapevolezza solo quando si riesce a donarvi un senso.

Tutti questi temi nel romanzo e questa densità di concetti, questo flusso di coscienza sarebbero potuti sfociare nel disincanto e invece permeano il libro di speranza, quella propria di Paolo, che gli ha consentito di assolvere le scelte che hanno condotto all’inevitabile triste destino il suo caro amico.
L’indeterminatezza e l’assoluto potrebbero farci percepire la felicità come irraggiungibile, temporanea e fallace, ma il termine usato dal commissario nel finale del libro: “incipit vita nova” , può atterrire o può essere letto come opportunità.
La scelta su quale lettura dare a questa frase al bivio della nostra vita tocca solo a noi.
E questo è uno dei suggerimenti più intensi che ci regala questo meraviglioso romanzo.

Salendo sull’Etna, come i protagonisti, che si goda il percorso e si ambisca all’ascesa o si guardi dall’alto l’abisso e si desideri sprofondare, dipende spesso, soprattutto dalle nostre scelte.

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Una risposta

  1. 17 Febbraio 2021

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