
Iniziando a leggere Roma Ribelle di Marisa Musu ed Ennio Polito (Sandro Teti Editore) ho pensato di primo acchito di trovarmi dinanzi a un saggio storico, esaustivo e interessante, sulla Resistenza romana ambientato in quei terribili mesi tra il 1943 e 1944. Procedendo nella lettura, rileggendo i documenti e le testimonianze mi sono ricreduto: è piuttosto un libro sulla memoria. Un libro tremendamente necessario visto, per esempio, l’episodio della rimozione del Memoriale dei politici italiani deportati voluta dall’ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti), nella totale indifferenza del governo italiano.
Il libro è scritto in uno stile semplice e scorrevole tale da incuriosire e rendere chiaro un periodo storico controverso, alternando documentazione storica, testimonianze dei protagonisti e riflessioni sui fatti. Si narra la caduta del regime fascista quasi minuto per minuto, ricordandoci che la popolazione romana aveva enorme difficoltà a reperire le informazioni, e quello che per noi da cronaca si trasformò nella Grande Storia, per i romani erano notizie spesso confuse e contraddittorie.
L’ignominiosa fuga della famiglia reale e del governo Badoglio mise l’Italia in una condizione disastrosa; da un lato i tedeschi diventarono invasori e perpetrarono crimini orrendi tradendo lo status di città aperta per Roma. Dall’altro gli Alleati che sbarcati ad Anzio trovarono una resistenza imprevista da parte dei Nazisti.
L’Armistizio che getta in confusione le forze armate che si trovano presto alla mercè del nemico, alleato di un tempo e la diffidenza degli americani provocano lo sbandamento, le stragi – Cefalonia ne è un tragico esempio – ed eroismi come quello di Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo che passò alla resistenza e ne fu una delle colonne.
Roma si trovò tra due fuochi, la resistenza romana ebbe difficoltà a crescere a differenza di quella delle città del nord. La sua popolazione era per lo più formata da impiegati ministeriali, mancavano le grandi fabbriche del nord che con i loro scioperi riuscivano a mettere in difficoltà la neonata Repubblica Sociale, fantoccio mussoliniano del Terzo Reich e delle SS.
Vediamo nascere faticosamente la resistenza romana, con le reti militari dei movimenti antifascisti che confluiranno nel CLN. Nel Comitato di Liberazione Nazionale i partiti politici collaborarono sinceramente con l’unico intento di cacciare l’invasore tedesco e riunire l’Italia, rendere di nuovo dignità allo Stato, calpestata da vent’anni di dittatura.
L’emozione della prima stampa libera, prima pochi fogli editi in stamperie di fortuna e distribuiti avventurosamente che, col passare dei mesi, conobbero una crescita esponenziale.
Le azioni di guerriglia, gli attentati ai treni e il controverso attentato di Via Rasella che ebbe come ritorsione il martirio delle Fosse Ardeatine sono descritti in maniera vivida e drammatica. L’azione di guerra di Via Rasella derubricata ad attentato in alcuni ambienti, come se avesse disturbato una presunta e impossibile convivenza tra l’invasore tedesco e gli Italiani, l’ambiguità del Papa Pio XII che appare una figura di difensore della Cristianità dal Nazismo a discapito degli ebrei romani, comunque difesi dalla popolazione e dai conventi.
Pagine drammatiche quelle delle Fosse Ardeatine, un omicidio di massa mascherato da rappresaglia, i corpi accatastati in quella enorme fossa comune nell’indifferenza dei tedeschi, contabili di morte.
La deportazione degli ebrei, favorita probabilmente da esponenti del Ministero dell’Interno – una delle pagine più drammatiche della storia di Roma – è raccontata con grande dignità e attenzione al ricordo. Di fronte al timore che orrori simili siano dimenticati, visti i tempi tristi in cui viviamo, libri come questo e racconti di tale intensità e drammaticità sono, secondo me, indispensabili per recuperare e preservare la memoria storica e ne rendono rilevante la pubblicazione.
Inoltre, il racconto di Roma come zona grigia, in attesa del vincitore a cui consegnarsi, è messo nella giusta luce, visto che partigiani e semplici attivisti hanno sempre raccontato di aver ricevuto solidarietà dalla popolazione sotto forma di cibo e protezione, e anche i conventi fecero la loro parte nonostante le già sottolineate ambiguità del Papato, impegnato probabilmente a salvare con la diplomazia la città, non potendosi esporre personalmente in aperte condanne dei vili crimini nazisti.
Mi ha suscitato particolare interesse l’intervista a Sandro Portelli che discute il ruolo e il significato stesso della resistenza: uomini e donne che vi parteciparono secondo le loro possibilità e competenze non si sentirono mai martiri o eroi ma uomini comuni che combattevano per una causa e da una parte: quella giusta.
Una pubblicazione significativa questo libro, Roma Ribelle a cura di Sandro Conti (2025), scritto da Marisa Musu ed Ennio Polito, Sandro Teti Editore, che mi sento caldamente di consigliare.
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