Recensione: Nicoletta Fortunato, Le mani della farfalla. Un thriller claustrofobico

Recensione: Nicoletta Fortunato, Le mani della farfalla. Un thriller claustrofobico La paura è un’emozione primaria, essenziale per sopravvivere che segnala minacce reali o percepite attivando risposte come la fuga o la difesa o addirittura l’aggressione. In questo bel romanzo di Nicoletta Fortunato, pubblicato per Delos Digital nel novembre 2025, la paura è la vera protagonista, in tutte le sue sfumature, dal timore, all’ansia fino all’orrore.

L’autrice inizia il romanzo come un cold case, il terribile omicidio di una bambina accaduto vent’anni prima. Il colpevole reo confesso, un pacifico professore, non convince fino in fondo Carmine, carabiniere vicino alla pensione che, in una sera invernale, intravede una figura misteriosa nel centro di Potenza di cui riconosce gli occhi e lo strano movimento delle mani. Questi due dettagli riportano alla memoria di Carmine quel caso apparentemente risolto, mentre si avvicina una enorme bufera di neve. L’anziano carabiniere inizia così a indagare di nuovo sul cold case, coinvolgendo anche un collega più giovane.

Parallelamente alla ripresa delle indagini, si sviluppa una seconda storia ambientata in una villa isolata dove vivono Nicole e Francesco. A mano a mano che la nevicata aumenta d’intensità, la villa si popola di personaggi sconosciuti, misteriosi, variegati – sono lì sorpresi dalla tempesta o erano diretti in quel luogo per un tragico appuntamento col destino? – che non dicono la verità e questo rende l’atmosfera sempre più indecifrabile e minacciosa con l’infuriare della tempesta. Che cosa è reale e di chi ci possiamo fidare?

 Il giallo, pur nella sua forma classica, ricorda l’atmosfera del Tarantiniano The Hateful Eight, pellicola tra le meno fortunate del cineasta di Knoxville o addirittura di The Thing, il capolavoro di John Carpenter; entrambi i film vedono degli sconosciuti bloccati in un ambiente chiuso e impossibilitati a uscirne. Come nei film, nel romanzo giallo con sfumature noir di Nicoletta Fortunato, la paura è declinata in tutte le sue sfaccettature, e vivere e arrivare alla verità inaspettata sarà un’impresa complicata e ardua.

Mentre i due carabinieri grazie all’intuizione di Carmine intraprendono un viaggio faticosissimo verso la villa isolata, l’assassino che si nascondeva nell’ombra presto trasforma la villa in un mattatoio.

La tensione quindi si gioca tutta sulle dinamiche tra gli ospiti e la corsa contro il tempo dei due carabinieri che devono fermare l’assassino nella loro drammatica camminata nella neve.

L’impossibilità di fuggire e la rincorsa delle forze dell’ordine sono state un valore in più del libro e il personaggio di Nicole, nonostante sia su una sedia a rotelle e potrebbe risultare la figura più fragile, rivela invece un carattere e una forza inaspettata. Queste sono le qualità che mi sono piaciute di più del libro, qualità che lo sottraggono alla moltitudine dei romanzi gialli con protagonista un serial killer e lo rendono qualcosa di originale e ad alta tensione.

Un vero studio sulla paura umana e sull’ossessione. Non solo è difficile fidarsi di uno sconosciuto, ma conosciamo veramente chi abbiamo avuto per anni accanto? E addirittura, conosciamo noi stessi? Siamo capaci di distinguere verità e inganno?

Non posso fare spoiler, ma prendo i miei rischi: mi è piaciuto molto e non mi stupirei di un sequel in arrivo.

 

Autore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*