Remo Rapino docente, ma anche scrittore e poeta, dopo tutta una serie di pubblicazioni approda alla casa editrice minimun fax con la quale, nel 2019, pubblica Vita morte e miracoli di Bonfiglio Liborio, opera per la quale si aggiudica l’edizione 2020 del premio Campiello, risulta finalista al premio Napoli e candidata al Premio Strega.
Sempre per minimum fax pubblica nel 2021, Cronache dalle terre di Scarciafatta e, nel 2025, La scortanza.
Tutte le sue opere di narrativa sono costruite su uno stesso prototipo umano, quello degli sfasolati, persone che vivono allo sbando e decisamente fuori dagli schemi.
In questo suo ultimo lavoro a farne da portavoce sarà Rosinello Capobianco che seduto su una panchina alla Fontanella di Colle di Piazza, o meglio detta dei Cerchitelli, ci condurrà senza mai prendere fiato, attraverso un monologo torrenziale, costringendoci ad ascoltare e a vorticare all’interno di una moltitudine di fatti e resoconti di vite, siano essi basati su storie vere o comunque romanzate, che ha vissuto in prima persona o di cui ne è stato solo il custode.
Ed è attraverso la conoscenza di personaggi iconici che inizia il viaggio di noi lettori tra le pagine di questo romanzo.
Rosinello ci porterà nelle loro e nella sua vita, ed è così che incontriamo mastro Nicola Trabaccone, proprietario di una legatoria dal 1927 e suo principale, che dipartì troppo presto lasciando il nostro protagonista con un senso di rimpianto e amarezza per ciò che avrebbe potuto essere e mai fu. Rosinello stesso infatti asserisce: «Io sono rimasto come un balengo ritardatario, di quelli che perdono l’ultimo treno, ma mica solo della giornata, proprio della vita tutta»; e poi c’è Cenzino Sardellone, conosciuto come l’americano indicato da Capobianco il responsabile della sua rinuncia a iniziare una nuova vita oltre oceano, o Libbò che, dopo aver perso il suo cane, si sente imprigionato in una vita senza più significato e per questo finisce per rassegnarsi al suo destino
Un libro dove il nostro protagonista darà voce anche ai contadini, che qualcuno avrebbe dovuto farli santi e così pure ai minatori e a quelli che cadevano dalle palanche… certo che se ne devono fare di cose per campare, ma se il prezzo da pagare era malamorte senza rimedio, beh, allora i conti non mi tornavano tanto neanche con la prova del nove, che quel sangue sparso sulle zolle era il sangue di tutti.
Rosinello, che ha avuto tante occasioni per crearsi un futuro ma che non ne ha saputa cogliere o trattenere neppure una, nel rammarico di scelte sbagliate o proprio mancate, raccoglie confessioni di fatiche quotidiane, di ingiustizie sociali, e sogni infranti per condurci alla ricerca di un senso della vita o per lo meno all’accettazione di quello che definiamo il destino, perché se anche non è stato generoso nei nostri confronti, comunque la vita merita sempre di essere vissuta…
Intanto senza più contarli gli anni, viviamo la bellezza dei giorni interi e dei mezzi giorni, facciamo un brindisi alla sorte, alla vita che sempre qualcosa di buono ci regala, e grattiamoci quel tanto che basta, un cin-cin pure alla morte, e non importa se viene a condurci, con un carro, verso altre contrade, altre Fontanelle di Colle di Piazza.
Un libro che appare fin dalle prime righe difficile, non immediato, quasi faticoso. Dove un flusso in corsa di pensieri, ricordi, fatti e persone vanno a creare pagina dopo pagina e capitolo dopo capitolo una struttura caotica tanto da dare al lettore una percezione tumultuosa degli accadimenti. A rendere tutto questo amplificato è anche l’utilizzo di una dialettica di non facile interpretazione, per noi che non la mastichiamo ogni giorno.
Solo in alcune pagine il lettore troverà un po’ di pace nella lettura. Ad esempio, quando Rosinello Capobianco ci parlerà di Ginetta Petrosemolo, una domestica a ore che conquisterà il suo cuore, o quando descriverà il suo incontro con Libbò, ed è qui che il flusso dei suoi pensieri si rallenta acquistando anche un gusto poetico.
Come quando, prepotentemente, riaffiora il ricordo della madre, che sarà sempre il più importante per lui:
Altre volte però mi pare che il vento mi porti in braccio, io sono un bambino piccolo, il vento ha la faccia e la voce di mamma mia, e allora non sento manco più i rumori del mondo, ma solo le canzoni che mia mamma mi cantava quando non volevo dormire…
Quindi, in un primo momento il lettore apparirà stordito e spiazzato fino a quando, entrato nell’essenza del libro, avvertirà tutta la verità e la genuinità di cui le pagine sono intrise, accompagnato dalle parole di un uomo che se pure è stato preso a calci dalla vita conserverà sempre una nobiltà d’animo.
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