Recensione: Sacha Naspini, Ragazzo. L’adolescenza in provincia tra solitudine e violenza.

Recensione: Sacha Naspini, Ragazzo. L'adolescenza in provincia tra solitudine e violenza.Sacha Naspini è nato a Grosseto, ha vissuto e vive nella provincia, è uno degli scrittori contemporanei più apprezzati, e non solo in Italia. Ha, infatti, il grande merito di aver saputo far parlare la Maremma toscana in molti paesi: oltre cinquanta. Dagli Stati Uniti all’Egitto, dalla Russia alla Corea del Sud… impresa non facile, che premia l’arte di grande cantastorie dello scrittore. Nei suoi romanzi si parla della provincia a sud della Toscana (la Maremma appunto) che attraverso una voce e una lingua classica, sfumata appena nel dialetto, diventa teatro di storie popolate da personaggi quasi macchiettistici che si muovono in uno spazio mitico, in alcuni casi al limite del gotico, del metaromanzo, del noir.

Naspini è un autore senza dubbio prolifico – ricordiamo almeno 18 romanzi principali, oltre racconti, sceneggiature, graphic-novel – che riesce a sorprendere grazie alla capacità di sparigliare le carte con intrecci e strutture sempre diverse.

Il fil rouge della produzione letteraria è senza dubbio l’interesse che l’autore ha per gli ultimi, per i marginali, per le persone che non riescono a dominare la storia, ma in qualche modo la subiscono. Nascono così protagonisti indimenticabili, come il Matteo e il Giacomo di Ragazzo, e/o edizioni, 2026, un libricino esile, che contiene le adolescenze di tutti i tempi: la mia di nata nei ’60, quella dei miei figli, dei miei nipoti, e, forse, quella dei bambini e delle bambine che ancora devono nascere.

La storia

I protagonisti sono Giacomo e Matteo, due quattordicenni che hanno appena iniziato la prima superiore. La scelta del liceo scientifico li porta fuori dal quartiere in cui vivono – Senzuno, la periferia povera di Follonica. La loro provenienza, la loro povertà materiale e intellettuale, diventa quasi subito uno stigma che li differenzia e li isola dal gruppo classe.

Giacomo è il più furbo e vivace, non accetta il marchio che gli hanno appiccicato i compagni e aspira a diventare uno di quelli che contano.

Matteo è un ragazzo timido, timoroso e pieno di complessi, amplificati dal contesto in cui si trova ad agire. Matteo è l’ombra di Giacomo, l’unico amico che abbia mai avuto.

Cooprotagonista è Corinna Gentileschi, grande amore (non corrisposto) di Giacomo. Corinna frequenta i bulli della scuola, i cattivi, i forti che controllano e organizzano le gerarchie e spadroneggiano nel Liceo.

Sarà una pistola, sottratta al padre da Giacomo, a sconvolgere gli equilibri, e a segnare in modo indelebile il passaggio dall’infanzia all’adolescenza non solo dei protagonisti, ma dei ragazzi e le ragazze del Liceo Scientifico di Follonica.

La forma

Più che un romanzo tradizionale, Ragazzo è un racconto lungo in prima persona con due voci narranti, che aggancia l’attenzione e si legge in breve tempo: ha la struttura e il ritmo di una sceneggiatura, una storia che si percepisce quasi visivamente mentre la si legge.

La scrittura è essenziale e diretta, veloce, quasi clinica – scelta stilistica coerente con le voci di due adolescenti. La narrazione procede per salti: flashback onirici, frammenti del passato e di un presente difficile da accettare, tutto montato con un ritmo spezzato e sincopato.

I temi

Ragazzo si apre con la struttura tipica del romanzo di formazione, ma procedendo assume i toni oscuri e urgenti del noir.

Racconta le asprezze dell’adolescenza vissuta da chi non è conforme alle caratteristiche richieste dal branco e deve fare i conti tra l’odio che prova per la sua condizione e la voglia che ha di spaccare e dominare il mondo. È un racconto di profonda solitudine, di incomprensione e tenerezza, la rappresentazione di una provincia che non fa sconti a chi vive ai margini. Una trama densa, una voce narrante che non cede al giudizio o al pietismo per affrontare il tema della violenza giovanile, della fatica di diventare uomini, della difficoltà di trovare punti di riferimento positivi.

Per concludere

Ragazzo è un racconto che scortica, che pone domande, che non lascia indifferenti. Sacha Naspini ancora una volta si dimostra attento osservatore – e conoscitore – della Maremma sia geografica che umana, e la traferisce in un immaginario universale.

Chi ha già letto Naspini riconoscerà subito il suo stile caratteristico; chi invece lo incontra per la prima volta si troverà davanti a un’ottima porta d’accesso alla sua narrativa.

Autore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*