Recensione: “Storie di Vittime innocenti di mafia” – Giovani vite spezzate

Recensione: "Storie di Vittime innocenti di mafia" - Giovani vite spezzate

Storie di Vittime innocenti di mafia è una graphic novel, edita da BeccoGiallo,
curata per Avviso Pubblico da Valeria Scafetta (giornalista esperta di mafie e scrittrice)
in collaborazione con Giulia Migneco, con le illustrazioni di Dorilys Giacchetto e i fumetti di Elleni.

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà” è la frase di Peppino Impastato riportata nell’esergo di questo libro, realizzato nell’ambito di un progetto della Regione Veneto per la prevenzione del crimine e la promozione della cultura della legalità.

Annalisa, la prima delle sedici vittime ricordate, vuole vivere serena la sua adolescenza, ma viene colpita da una pallottola che trafigge mortalmente l’azzurro dei suoi occhi. I genitori, non solo autorizzano l’espianto degli organi, ma danno vita a diversi progetti di gemellaggio e ad un’associazione finalizzata a perseguire “formazione, non repressione, cultura della bellezza non vendetta”.

Analogamente a quella legata ad Annalisa, sono nate altre associazioni che, in nome delle vittime, portano “avanti numerose attività di recupero e promozione culturale sul territorio”, fra cui andare nelle scuole a raccontare e testimoniare. Ricordare è necessario, oltre che doveroso, affinché mai più si ripetano orrori simili a quelli narrati nel libro e sia vinta per sempre la “cultura dell’omertà”, traendo spunto dalle azioni coraggiose messe in atto dai familiari delle giovani vittime.

La bellezza di cui si parla nell’esergo è ovviamente quella in generale dell’arte pittorica, ma soprattutto quella che traspare dai volti sorridenti dei giovani magnificamente ritratti da illustratrici di prestigio.

Il volume, classificabile dunque come un graphic novel in quanto contiene, oltre alle immagini dei volti delle vittime, un fumetto sulla Mala del Brenta, è un libro-denuncia destinato in primis alle scuole, perché le vittime di cui si parla erano in gran parte in età scolare e soprattutto perché proprio nelle scuole, e quindi con le giovani generazioni, è necessario cominciare a tenere alta l’attenzione sul fenomeno mafioso, onde prevenirlo e contrastarlo.

 

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