Valerio Aprea e Makkox portano l’apocalisse in scena: lo spettacolo che fa ridere della fine del mondo

L’apocalisse è vicina. Ma c’è ancora spazio per ridere

L’apocalisse è imminente. L’apocalisse è prossima. L’apocalisse è inevitabile. Almeno, così sembra. Eppure, qualcosa in questo scenario catastrofico lascia aperto uno spiraglio.

Siamo davvero sicuri che non ci sia via d’uscita? E soprattutto: vogliamo davvero trovarne una?

Sono queste le domande al centro del nuovo spettacolo di Valerio Aprea, attore romano tra i più apprezzati del teatro italiano contemporaneo. Un progetto nato dalla collaborazione con Marco Dambrosio, in arte Makkox, disegnatore e autore satirico noto al grande pubblico.


Da Propaganda Live nasce uno spettacolo insolito

Il punto di partenza è chiaro. I due si sono incontrati sul palco di Propaganda Live, la trasmissione di La7 condotta da Diego Bianchi. Lì hanno costruito insieme una trentina di monologhi. Alcuni di quelli più riusciti diventano ora il nucleo di questo nuovo lavoro teatrale.

Lo spettacolo non è un semplice recital. Non è nemmeno una stand-up comedy nel senso classico. È qualcosa di ibrido, a metà strada tra le due forme. Il pubblico viene coinvolto direttamente, più volte, durante la performance.


Un assolo iperbolico sul cambiamento

Aprea porta in scena una serie di monologhi scritti da Makkox appositamente per lui. I temi spaziano ovunque: dalla scienza agli algoritmi, dalla politica alle abitudini quotidiane. Tutto ruota attorno a un concetto centrale: il cambiamento.

Perché cambiare è necessario. Ma cambiare è difficile. E spesso, a frenare il cambiamento, è proprio la nostra inerzia.

In questo contesto, comicità e assurdo diventano strumenti affilati. Non si ride per dimenticare. Si ride per guardare il problema in faccia.


La mente di Makkox: un superpotere narrativo

Aprea descrive Makkox con parole precise e concrete. Lo paragona a Keanu Reeves in Matrix, capace di decodificare la realtà in modo automatico, istintivo, continuo.

Secondo l’attore, Makkox vede la versione comica, poetica o allegorica di ogni cosa. Lo fa ogni secondo, ovunque, senza sforzo. Un talento che Aprea definisce, senza mezzi termini, imbarazzante da osservare da vicino.

“È come lavorare con un Avenger”, scrive nelle note di regia.


Il ruolo di Aprea: pilota e collaudatore

Questo spettacolo segna anche un passo nuovo per Aprea come professionista. Nei quattro anni di Propaganda Live, l’attore ha scoperto una dimensione nuova del proprio lavoro.

Fino ad allora si era sempre considerato un interprete. Un esecutore. Qualcuno capace di dare voce e corpo ai testi altrui. Con Makkox, invece, ha iniziato a partecipare attivamente alla creazione dei monologhi.

Il suo contributo si è concentrato soprattutto sull’editing: la rifinitura, la messa a punto, la revisione finale. In alcuni casi, anche nella fase di briefing iniziale. Aprea usa una metafora automobilistica per spiegarsi: Makkox è l’ingegnere costruttore, lui è il pilota collaudatore.


Teatro, satira e apocalisse: un genere tutto nuovo

Lo spettacolo di Aprea e Makkox si inserisce in un filone teatrale preciso. Quello della satira civile che usa il corpo, la parola e la risata come strumenti di analisi sociale.

Non è intrattenimento puro. Non è nemmeno teatro politico nel senso tradizionale. È qualcosa che mescola i due registri, tenendoli in equilibrio precario e sorprendente.

Il risultato è uno spettacolo che parla di noi, del nostro tempo, delle nostre paure. E lo fa senza mai alzare troppo la voce.

Autore

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*