Marco Sgrosso porta a Roma una Napoli cruda e visionaria
Dal 9 al 12 aprile 2026 va in scena qualcosa di raro. Al Teatro Argot Studio di Roma arriva Basso Napoletano. Variazioni per contrabbasso e voce, con Marco Sgrosso e il contrabbassista Felice Del Gaudio. Lo spettacolo è un nuovo allestimento prodotto da Le belle bandiere.
Non si tratta di un concerto. Non è nemmeno teatro nel senso classico. È qualcosa di più difficile da definire e, proprio per questo, più interessante da vedere.
Voce, corpo e suono in un unico respiro
Marco Sgrosso porta in scena una drammaturgia costruita sul suono. Il contrabbasso di Felice Del Gaudio non accompagna: dialoga, risponde, contraddice. Voce e corpo si intrecciano con le note basse e profonde dello strumento. Il risultato è un’esperienza scenica di forte impatto fisico ed emotivo.
Tutto ruota attorno a una Napoli lontana dalle cartoline. Quella dei vicoli stretti, dei sottoscala, delle contraddizioni irrisolte. Una città primitiva e carnale, raccontata senza filtri né nostalgia.
Un progetto di Le belle bandiere
La compagnia Le belle bandiere, diretta da Elena Di Gioia e Marco Sgrosso, è da anni un punto di riferimento del teatro di ricerca italiano. Con Basso Napoletano conferma una vocazione precisa: lavorare sul confine tra linguaggi diversi.
Il nuovo allestimento dimostra, ancora una volta, come teatro e musica possano fondersi senza che nessuno dei due prevalga sull’altro.
Quattro serate al Teatro Argot Studio
Le date sono quattro: dal 9 al 12 aprile 2026. La sede è il Teatro Argot Studio, uno degli spazi più attivi del circuito off romano. Una sala piccola, capace di amplificare ogni dettaglio scenico. La prossimità tra palco e platea, in questo caso, è parte integrante dell’esperienza.
Chi lavora nel settore giornalistico può richiedere l’accredito stampa direttamente alla compagnia. I posti sono limitati.
Perché vale la pena vederlo
Basso Napoletano non è uno spettacolo semplice da inquadrare. Tuttavia, è esattamente il tipo di lavoro che il teatro di ricerca italiano sa produrre nei momenti migliori. Sgrosso lavora con il corpo come strumento primario. Del Gaudio trasforma il contrabbasso in qualcosa di quasi umano.
Insieme, restituiscono una Napoli che non si racconta spesso. Né pittoresca né folkloristica. Solo vera.
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