C’è chi racconta l’Italia dai suoi monumenti più celebri, e chi invece sceglie di farlo dalle sue cucine nascoste, dai borghi dimenticati, dai sentieri che nessuna guida turistica segnala. Stefano Bini appartiene decisamente alla seconda categoria.
Nato a Grosseto il 21 settembre 1985, autore, conduttore televisivo e radiofonico, Bini ha costruito la sua carriera con una gavetta lunga e variegata: dalle emittenti locali toscane, dove ha mosso i primi passi già a sedici anni, fino alle grandi reti nazionali come Mediaset, Rai e Warner Bros. Discovery. Ha collaborato con testate come GQ, Il Giornale e Libero, è stato assistente personale del presidente dell’UNICEF Italia e ha condotto programmi su Rai 1, Rai 2 e Rai Isoradio. Ma forse il progetto che più lo rappresenta è quello che ha ideato, scritto e condotto in prima persona: Wild Food Maremma, andato in onda su Food Network nel 2022, primo esperimento di una lunga serie di racconti televisivi on the road dedicati al territorio italiano.
Dietro la telecamera, e dentro di lui, c’è una storia personale che ha segnato profondamente il suo modo di fare televisione: a 22 anni ha affrontato un cancro, dal quale è guarito, e quella battaglia gli ha trasmesso una forza e una voglia di vivere che porta con sé — e in video — tutt’ora. A questo si aggiunge un’eredità familiare difficile da ignorare: Bini viene da una famiglia di ristoratori da sei generazioni, e questo DNA gastronomico e culturale è il filo conduttore di tutto il suo lavoro.
Ed è proprio su questo solco che nasce e cresce L’Italia più bella che c’è!, il format di cui è autore e conduttore, giunto nel 2026 alla sua seconda stagione. Il programma va in onda ogni domenica a partire dal 12 luglio alle ore 14:30 su La7.it (visibile anche tramite app La7 su smartphone e TV connesse) con pillole disponibili sul canale YouTube La7 Intrattenimento. Il successo della prima stagione, trasmessa nel 2025, ha spinto La7 a commissionare due speciali in seconda serata, in programma il 9 e il 16 agosto, con il meglio delle nove tappe di questa nuova edizione.
Nove puntate, nove tappe attraverso un’Italia che non cerca i riflettori: dalla Maremma di Grosseto e Castiglione della Pescaia, passando per Siena e San Casciano dei Bagni, Manciano, i sentieri del Gran Sasso, i porti di Roma tra Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, Trieste, Jesolo, Eraclea, fino a Lucca. Cucina, cultura e territorio sono i tre pilastri di ogni episodio, raccontati con uno stile confidenziale e pop, lontano dai cliché del programma di viaggio tradizionale.
«Andremo a scavare ancora di più nelle curiosità del Bel Paese, senza mai perdere d’occhio cucina, cultura e territorio», ha dichiarato Bini. E in questa frase c’è già tutto il senso di quello che sta per raccontarci.
Come nasce l’idea del format? Tu avevi già fatto un’esperienza in Rai: cosa ti porti e cosa invece hai voluto cambiare in questa nuova esperienza?
Guarda Luca, a dir la verità questa esperienza non deriva solo dalla Rai, non deriva solo da Discovery, non deriva solo dalla Warner Bros a Londra, ma deriva dal mio imprinting familiare, perché tu conta che io sono figlio e nipote di ristoratori. Poi il mio bisnonno era proprietario delle Terme di Saturnia, il mio trisnonno era un ristoratore, mio padre è stato direttore delle Terme di Saturnia, è stato food and beverage manager, è stato direttore dello York Club di Castiglione della Pescaia e mio zio è proprietario del castello di Sovicille. Allo stesso modo le mie zie sono state imprenditrici nel settore della ristorazione, per cui io ho semplicemente, diciamo unito il mio DNA familiare a quello che ho sempre fatto nella vita, cioè comunicare, perché per fare questo lavoro ci nasci.
Non ci sono né raccomandazioni né preparazioni di fantomatici corsi per stare davanti alla telecamera, o per stare dietro la telecamera, per stare davanti a un microfono. Nel mio caso, sono 7 anni che conduco una trasmissione su radio Isoradio: ci nasci, punto.
Ho unito, dicevo, il mio DNA familiare al mio, alla mia professione. E quindi ho messo insieme le due cose e prima in Warner Bros. a Londra parlando di programmi soprattutto familiari, poi in Discovery per Food Network, poi per tanti anni in Rai e ora appunto sempre in Rai sotto il profilo radiofonico. E da due anni a La7 cerco di portare tutta la mia esperienza sia personale che familiare e professionale.
Ho visto la scaletta che delle località. Tu cominci con Grosseto e provincia per una scelta “obbligata”, viste le tue origini, o c’è un motivo?
No, no, no, no, non è una scelta obbligata, anzi è una scelta sentita dal cuore, perché quando Regione Toscana Toscana è promozione ha detto che sarebbero stati interessati a fare una puntata del mio programma, ho risposto: “Assolutamente sì!”. Tra l’altro nel timing delle registrazioni, Grosseto e Castiglione della Pescaia erano al secondo o terzo posto. E io ho ho proprio spinto i miei montatori a montarla prima possibile, perché volevo iniziare con la mia città, volevo iniziare con le mie radici, anche se ormai da tantissimi anni abito a Milano 2 ,il quartiere simbolo della TV commerciale? Però le mie radici sono in Maremma. I miei genitori sono lì, al di là di quello che è successo a mio padre. I miei nonni sono lì, anche se mio nonno non c’è più. Però i miei zii, i miei cugini, i miei più stretti amici, sono giù. Quindi ho profonde radici a Grosseto e quando posso parlare della mia città, ne parlo anche a livello nazionale e internazionale. Perché, anche se ci saranno due special su La7 il 9, il 16 agosto, il programma L’Italia più bella che c’è su La7.it è un’esclusiva mondiale perché il programma è mio e ho ceduto i diritti internazionali.
Per me è importantissimo che la le la mia città vada in tutto il mondo e quando la posso raccontare, la racconto, Lo faccio anche in radio, su Rai Isoradio. Diciamo che almeno una puntata al mese è dedicata a Grosseto e provincia.
Raccontaci il criterio di scelta delle altre città che toccherai
Lucca, per esempio, è una città che ho voluto fortemente. Per tantissimi anni non ci siamo mai incastrati e ed eccoci qua. A Manciano ho tanti amici, conosco da molti anni la Giunta comunale. Mentre per Trieste, Jesolo. I sentieri del del Gran Sasso e i porti di Roma, ho contattato le amministrazioni o gli enti locali e ho spiegato il format, abbiamo fatto tanti briefing telefonici o a distanza e devo dire che quando ho ricevuto un feedback positivo ho cercato di lavorare nel miglior modo possibile affinché questa questa cosa accadesse, affinché le puntate si concludessero. Non avevo mai raccontato l’Alta Toscana ed è stato un momento molto bello quello a Lucca. Non ero mai andato in in Veneto se non una volta per raccontare il Valdobbiadene, quindi raccontare Jesolo ed Eraclea è stato bellissimo, perché io vengo dal mare e abbiamo raccontato tantissimi mari e tantissime baie. A Trieste non ero mai stato, né a titolo personale né a titolo professionale. Quindi è stata una scoperta bellissima.
E “porti di Roma” è la puntata che sicuramente colpirà tantissimo il telespettatore, perché noi vediamo i porti come aspetti mercantili. Invece no, cioè Civitavecchia non è solo un porto, è storia, è pesca, è cultura, è territorio. Gaeta non è solo porto, ma è cucina, cultura, territorio, statue, promontori, ex carceri. Allo stesso modo Fiumicino non è solamente un porto mercantile o un aeroporto, ma è tanto di più. Quasi nessuno sa che si mangia il pesce di scoglio migliore d’Italia. Nessuno sa che ha tantissimi monumenti. Fiumicino è veramente un piccolo borgo da vedere e visitare.
Una cosa che mi ha incuriosito personalmente: come hai scelto il tuo staff?
L‘ho scelto sulla base della fiducia che ho da tanti anni su di loro. Con il regista Andrea Stefanini siamo alla sesta produzione che facciamo insieme, idem con il fonico Alessandro La Spina, con Marco Aiuto, il mio autore personale, siamo alla terza produzione. Il secondo operatore spesso cambia perché ad esempio ha matrimoni, ha servizi fotografici, ha ha piccole trasferte eccetera. Quindi spesso le seconde linee cambiano.
Ho invece cambiato la produzione. Dopo tante produzioni fatte con Reload di Alain Redaelli, quest’anno ho voluto cambiare, non perché non abbia più fiducia in Alain, ma perché avevo bisogno di una casa di produzione su Milano. Le produzioni televisive e streaming sono molto delicate ed era difficile avere una carta di produzione a 400 chilometri di distanza.
Quindi, riassumendo, il mio staff l’ho sempre scelto e sempre lo sceglierò sulla fiducia e sulla professionalità che mi trasmette, sull’intesa che hanno con me. Perché poi, essendo l’ideatore, l’autore e il conduttore, io mi ritrovo a fare praticamente il 70% di tutto il lavoro e il il restante 30% io lo devo dare in mano a persona di mia fiducia.
In tutta onestà, cosa si aspetti da questa stagione?
Mi aspetto due cose, in primis la conferma la conferma del successo della prima edizione, soprattutto su La7.it a livello internazionale. Lo scorso anno c’è stata un’attenzione veramente smisurata. Urbano Cairo, che è l’editore di La 7, è stato veramente entusiasta di questo esperimento, tanto che mi ha dato due special su La7, il 9 e il 16 agosto.
E questa è la seconda aspettativa: che gli special abbiano un riscontro di pubblico molto importante, così da lavorare immediatamente, già da settembre, per la prossima estate.
Noi andiamo in seconda serata dopo il TG della Sera. Quindi speriamo di avere un traino molto importante. Andremo in onda intorno a mezzanotte, mezzanotte e mezza ed è importante avere ascolti adeguati in modo che sia confermata la terza serie su La 7.
Un obiettivo sicuramente ambizioso. Hai altre cose già in forno oltre a questa esperienza?
Sì. A settembre riprenderò la mia trasmissione su Rai Isoradio Aggiungi un posto in macchina con la sesta o settima stagione. E poi sto scrivendo un progetto per Amazon Prime che si chiama A due velocità ed è un docufilm, di cui ovviamente non posso ancora svelare i contenuti.
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