Nell’agosto del 1591 Giordano Bruno fa una scelta che gli costerà la vita. Dopo oltre quindici anni da esule, decide di tornare in Italia. A convincerlo è un nobile veneziano, Giovanni Mocenigo, affascinato dalle sue idee. Nessuno dei due immagina come finirà quella storia.
Un’amicizia nata sotto una cattiva stella
Mocenigo diventa presto allievo del filosofo di Nola. Studia con lui, lo ospita, ne ammira il pensiero. Ma qualcosa si incrina rapidamente tra i due uomini. Mocenigo è convinto che Bruno gli nasconda dei segreti. Pensa che il maestro non voglia condividere fino in fondo le proprie conoscenze.
La vicenda viene raccontata da Paolo Mieli insieme al professor Lucio Villari a Passato e Presente, in onda su Rai Storia domenica 19 luglio alle 20.30. Un episodio che intreccia filosofia, potere e vendetta personale.
Il filosofo cerca di allontanarsi, ma è troppo tardi
Bruno percepisce il clima ostile e tenta di liberarsi da quella situazione ormai insostenibile. Il tentativo, però, produce l’effetto opposto. Mocenigo si sente respinto e matura un forte risentimento verso il suo maestro. La reazione sarà spietata: lo denuncia all’Inquisizione.
Comincia così un processo lunghissimo, destinato a segnare la storia del pensiero occidentale. Otto anni dopo, quella denuncia porterà Giordano Bruno sul rogo.
Il processo: tra scuse e resistenza
Davanti ai giudici, Bruno chiede scusa per alcuni errori commessi in passato. Non arretra però quando gli vengono contestate le sue dottrine più profonde. Il tribunale gli sottopone otto proposizioni ritenute ereticali. Sono estratte dagli interrogatori e dai suoi stessi libri.
La firma che non basta a salvarlo
A un certo punto sembra sul punto di cedere. Firma l’abiura richiesta dai giudici. Ma allo stesso tempo presenta un memoriale a papa Clemente VIII. In quel documento rimette in discussione tutte le sue ritrattazioni precedenti.
Per gli inquisitori è un affronto inaccettabile. Il papa ordina quindi la chiusura del processo. Bruno viene consegnato al braccio secolare, cioè alle autorità civili incaricate dell’esecuzione.
Il 17 febbraio 1600: l’epilogo in Campo de’ Fiori
La condanna arriva in una data che la storia non dimenticherà. Il 17 febbraio del 1600 Giordano Bruno viene condotto in Campo de’ Fiori, a Roma. Viene spogliato, legato a un palo e infine dato alle fiamme.
Una fine drammatica per un pensatore che aveva osato sfidare i dogmi del suo tempo. La sua vicenda continua ancora oggi ad affascinare storici e appassionati di filosofia, come raccontano anche i tanti approfondimenti di attualità e costume su PuntoZip.
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La storia di Giordano Bruno resta un monito sul prezzo della libertà di pensiero. Un tradimento personale, nato da un’amicizia fragile, si trasforma in una condanna capitale che segna per sempre la memoria collettiva.
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